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08.10.2021

L’esecuzione non è mai la soluzione – Percorso didattico sulla pena di morte

 

 

Il presente percorso mette a disposizione dell’insegnante alcuni strumenti per consentirgli di affrontare in maniera proficua una tematica tanto complessa e spigolosa come quella della pena di morte. Senza aspirare alla completezza né all’esaustività, si è scelto pragmaticamente di allestire un piccolo ma variegato serbatoio di informazioni e di suggerimenti operativi che aiutino il docente a pianificare l’intervento educativo in relazione alle esigenze della classe.

Le attività proposte non pretendono di affrontare la questione pena di morte in tutti i suoi aspetti, ma hanno l’obiettivo di offrire una serie di opportunità cognitive ed operative per sollecitare curiosità, riflessioni personali e voglia di discutere insieme, nell’ottica di contribuire ad accendere e ad alimentare pensiero autonomo e sentimenti autentici di responsabilità etica e civile.

 

Si suggerisce di avviare le attività sottoponendo agli studenti i due test “Cosa so della pena di morte” e “Cosa penso della pena di morte”: il primo consente di accertare le conoscenze degli studenti; il secondo è volto invece a comprendere il quadro delle immagini mentali possedute dalla classe su questo controverso tema. Volendo, i due test potranno anche essere riproposti al termine dell’intero percorso didattico per verificarne le ricadute.

Il dibattito tra gli studenti potrà essere incoraggiato con il gioco di ruolo “Abolizione vs. mantenimento” e/o con le attività “Tesi a confronto” e “Se io fossi il giudice”. Inoltre, grazie alle attività “Opinioni: Sì alla pena di morte” e “Opinioni: No alla pena di morte”, corredate da questionari, gli studenti potranno analizzare le argomentazioni formulate da alcuni intellettuali e politici per sostenere la propria posizione. Se si desidera approfondire ulteriormente le ragioni abolizioniste, il docente potrà trovare numerosi spunti nelle schede informative su quanto hanno scritto in proposito Albert Camus e Norberto Bobbio.

Nelle discussioni sulla pena di morte, spesso il prigioniero è deumanizzato e identificato soltanto come il “mostro” autore del delitto per il quale è stato condannato. Con l’attività “Animali in gabbia”, attraverso le parole lasciate da Napoleon Beazley, si potrà da un lato verificare come sia riduttivo un tale approccio e dall’altro porsi domande sulla funzione, rieducativa o afflittiva, della pena. Il caso di Anthony Charles Graves, del quale si fornisce una scheda informativa accompagnata da un breve video, sarà invece utile per comprendere le aberrazioni possibili in un sistema giudiziario che prevede la pena di morte.

 

La realtà dell’applicazione della pena di morte nel mondo potrà essere oggetto di ricerche da parte degli studenti. A questo proposito si fornisce la Lista dei Paesi abolizionisti e mantenitori (aggiornata al 31 agosto 2021) e il Rapporto 2020 di Amnesty International sulla Pena di Morte.  Ulteriori notizie ed aggiornamenti potranno essere trovate sul sito web della Sezione Italiana di Amnesty International o su quelli di altre associazioni, quali Nessuno tocchi Caino; Comunità di Sant’Egidio; Coalizione Italiana contro la pena di morte.  Potendo, sarebbe utile organizzare un incontro con esponenti di una di queste associazioni.

La proposta educativa è completata da tre schede informative per il docente: “I motivi per dire no alla pena di morte”, “Amnesty International e la pena di morte” e “Trattati internazionali sulla pena di morte”.

 

Obiettivi

  • Favorire la discussione e l’apprendimento cooperativo
  • Sviluppare le abilità di empatia, analisi, pensiero critico
  • Comprendere la complessità delle posizioni sulla pena di morte

 

Per ulteriori informazioni sulla Campagna contro la pena di morte di Amnesty International clicca qui .

È possibile scaricare altre risorse educative sui diritti umani e avere maggiori informazioni sulle attività di Educazione ai diritti umani di Amnesty al seguente link e sul Gruppo Facebook “Educare ai diritti umani”.

 

 

 

 

 

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