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28.01.2021

Il Mar Mediterraneo dalle origini a oggi

 

 

Con i suoi 2,5 milioni di km2 e 46000 km di coste, il Mar Mediterraneo, il “mare in mezzo alle terre”, custodisce nei suoi 1500 metri di profondità un immenso tesoro di biodiversità, la cui importanza è conosciuta fin dall’antichità. Gli antichi Romani lo chiamavano Mare Nostrum, il nostro mare, a sottolineare l’estensione delle loro conquiste. Ancora oggi rappresenta la fonte di risorse più importante per i Paesi che vi si affacciano.

L’ambiente marino ospita anche una straordinaria varietà di bellissime creature, che vanno dagli organismi unicellulari al più grande animale mai vissuto sulla Terra: la balenottera azzurra, il cui peso supera quello di ogni altro animale del passato. Tutta questa ricchezza è il frutto di milioni di anni di adattamenti ed evoluzione ed è legata a equilibri delicati che dobbiamo cercare di preservare.

 

Le origini del Mar Mediterraneo

 

Le terre emerse sul nostro Pianeta sono in continuo movimento: fin dalla sua nascita, circa 4,5 miliardi di anni fa, la Terra ha continuato a mutare e i suoi continenti a spostarsi, spinti come su un nastro trasportatore, dai moti convettivi del mantello litosferico, in una “danza ricorrente” di avvicinamento e allontanamento che gli scienziati chiamano ciclo di Wilson. Non una quindi, ma più Pangee si sono formate e separate nel corso della storia del Pianeta, secondo un periodo di 500 milioni di anni. Durante il ciclo il super continente resta unito per circa 100 milioni di anni dopodiché si frammenta in blocchi che si espandono per circa 200 milioni di anni per poi riavvicinarsi. Oggi stiamo vivendo nel mezzo di questo ciclo, nel periodo in cui i continenti sono separati.

La storia del Mar Mediterraneo inizia proprio con l’ultimo di questi cicli, circa 180 milioni di anni fa, quando la Pangea si divise in due parti originando due grandi continenti: la Laurasia (a nord) ed il Gondwana (a sud). Questi due continenti erano separati da NW a SE da un braccio di un oceano primordiale: la Tetide che in futuro sarebbe diventato l’attuale Mediterraneo.

L’Italia non era ancora presente in quanto si è formata molto tempo dopo a partire dalla chiusura parziale di questo grande oceano e dall’orogenesi alpina (circa 90 milioni di anni fa) e poi appenninica (circa 30 milioni di anni fa). Dell’attuale territorio italiano, solo la Sardegna e in parte la Sicilia erano preesistenti. La Sardegna faceva già parte del continente settentrionale, ed è un relitto che si staccò dall’Europa, in particolare dalla Francia meridionale, durante l’apertura del Mar Tirreno. Anche la Sicilia faceva già parte della placca africana ma a differenza della Sardegna ha subito profonde modifiche morfologiche.

 

Il Mar Mediterraneo oggi

 

Il Mediterraneo è un mare semichiuso e poco profondo collegato all’Oceano Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra. Data la sua limitata profondità, presenta un bilancio idrico negativo: l’eccesso di evaporazione non viene compensato dalle precipitazioni e dagli apporti dei bacini idrografici e, se non vi fosse l’ingresso di acque atlantiche a compensarne l’evaporazione, si prosciugherebbe del tutto nell’arco di circa 2000 anni. Ragion per cui la sua salinità è maggiore rispetto a quella oceanica: 38-39 % del Mediterraneo contro 37 % dell’Atlantico. Essendo la profondità dello stretto di Gibilterra esigua rispetto a quella dell’oceano antistante, le acque oceaniche che riescono a entrare nel Mediterraneo sono soltanto quelle superficiali e calde, mentre quelle profonde e fredde non riescono a superare il gradino costituito dal fondale di Gibilterra, e quindi non entrano nel bacino. Viceversa, la perdita di acqua dal Mediterraneo avviene soprattutto per evaporazione.

Questo comporta una sorta di stratificazione delle acque, con acque calde e meno dense superficiali e acque fredde e più dense a maggiori profondità. Questi strati, grazie a queste differenti caratteristiche fisiche, causano la formazione di correnti verticali e di circolazione orizzontale.

Il mescolamento delle acque, che si produce per effetto dei venti, è più intenso in inverno e favorisce la risalita delle acque profonde (fenomeno di upwelling).

È anche grazie a questo complesso sistema di correnti “stratificate” che il Mediterraneo è un mare relativamente caldo tutto l’anno, con temperature minime raramente inferiori a 13°C, anche in inverno. Ma le cose non sono sempre state così: circa 6 milioni di anni fa le acque del Mediterraneo evaporarono quasi completamente per poi tornare a invadere il nostro bacino circa 700 mila anni dopo (La crisi di salinità del Messiniano).

 

 

La biodiversità del Mare Nostrum

 

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Sebbene le acque del Mar Mediterraneo rappresentino soltanto lo 0,32% del volume totale di tutti i mari del pianeta, ci vive il 7,5% di tutte le specie marine animali e il 18% di quelle vegetali finora conosciute. Di tutte le specie presenti nel Mediterraneo il 28% sono endemiche, ossia vivono esclusivamente nel nostro Mediterraneo.

Tanta ricchezza trae origine dalla complessa storia geologica e dai mutamenti climatici che via via hanno modellato ambienti ed ecosistemi diversi, talvolta lasciando tracce indelebili di sé. Come nel caso della Posidonia oceanica, una fanerogama marina (non un’alga, ma una vera e propria pianta superiore), il cui nome trae origine dal nome del dio del mare Poseidone, il cui potere di calmare le onde e le tempeste richiama la capacità di questa pianta di agire da frangiflutti naturale per le coste davanti alle quale vive. Il genere Posidonia attualmente ha una distribuzione disgiunta, con la sola specie “oceanica” in Mediterraneo e altre otto specie distribuite nelle acque temperate dell’Australia del sud. L’habitat marino caratterizzato dalla presenza di vere e proprie praterie di Posidonia è classificato come prioritario secondo la Direttiva Europea “habitat”.

Nel susseguirsi di cambiamenti, l’evoluzione trova sempre la via della sopravvivenza, tra estinzioni e nuove specie il mosaico di biodiversità del Mar Mediterraneo è il risultato di questo percorso. Anche dopo i cambiamenti apparentemente più drammatici, come la crisi del Messiniano, il nostro Pianeta ha trovato la sua strada: parte delle specie del popolamento precedente si è mantenuta nei laghi salati; in attesa di un’espansione che ha portato all’esplosione di nuove specie, con un processo evolutivo chiamato radiazione adattativa che ha generato molte specie endemiche, cioè presenti solo in questo mare.

 

 

Per preparare l’attività con gli alunni:

 

  • Cosa dice la scienza: scopri altri materiali per conoscere tutti i segreti della plastica e il suo impatto sull’ambiente.
  • Mettiamoci al lavoro: attività didattiche per parlare di plastica e tutela del mare a scuola.

 

 

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