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Le possibili soluzioni all'inquinamento da plastica

 

 

 

In tutti i paesi l’inquinamento da plastica è il risultato di fallimenti nel suo complesso ciclo di vita: dalla produzione al consumo, dalla gestione dei rifiuti ai mercati secondari per il riciclo. Per cambiare sono necessari investimenti pubblici e privati e, anche se alcune soluzioni e pratiche sono già disponibili, queste dovranno essere condivise e ampliate per massimizzarne l’impatto. La partecipazione e la mobilitazione di tutti è fondamentale: governi, aziende e cittadini devono assumersi le proprie responsabilità e collaborare per costruire un modello efficiente di economia circolare in cui la plastica non necessariamente venga evitata, ma smetta di diventare un rifiuto.

 

Le politiche

Decine di paesi in tutto il mondo hanno già adottato politiche per ridurre l’uso di plastica usa e getta. A questo cambio di rotta ha certamente contribuito l’impegno delle Nazioni Unite, che hanno posto la lotta alla plastica monouso tra le proprie priorità a partire dal 2018.

 

In Europa è entrata in vigore il 3 luglio 2019 un’importante direttiva per contrastare il problema della plastica usa e getta, che gli stati hanno dovranno recepire entro luglio 2021. La disposizione è frutto della “European Strategy for Plastic in a Circular Economy, primo documento strategico che fornisce linee di indirizzo su come trasformare, in ottica di economia circolare, tutta la filiera della plastica.

La direttiva europea è ambiziosa e introduce alcuni elementi importanti anche dal punto di vista concettuale, come per esempio una maggiore responsabilità da parte dei produttori per quanto riguarda i costi di rimozione dei rifiuti. Vengono inoltre banditi alcuni prodotti in plastica monouso per cui esistono alternative in commercio: bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini, ma anche tazze, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso e tutti i prodotti in plastica oxodegradabile. Per le bottiglie di plastica sono previsti obiettivi specifici: la raccolta separata delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029 (77% entro il 2025), l’introduzione di prescrizioni di progettazione per garantire che i tappi rimangano fissati alle bottiglie, l’obbligo di integrare percentuali crescenti di plastica riciclata nelle bottiglie nuove. Sono anche previste campagne di comunicazione ed etichettature obbligatorie per prodotti come filtri di sigaretta, bicchieri di plastica, assorbenti e salviette umidificate, per informare i consumatori sugli impatti negativi in caso di abbandono nell’ambiente e dare indicazione sul corretto smaltimento.

 

E l’Italia?

Il nostro paese ha già adottato alcune politiche per la riduzione dell’uso di plastica come il bando alle buste di plastica (nel 2013 e nel 2018 anche per l’acquisto dell’ortofrutta nei supermercati), ai cotton-fioc di plastica nel 2019, alle microplastiche nei prodotti cosmetici da risciacquo dal 2020. Il 20 aprile 2021 il Senato ha approvato in via definitiva la Legge di delegazione europea 2019-2020 che recepisce la direttiva europea sulla plastica monouso.

 

Le aziende

Il 2018 è stato un anno di svolta nel mondo delle grandi aziende che producono e utilizzano imballaggi in plastica. Più di 450 organizzazioni, soprattutto aziende che fanno parte della catena del valore degli imballaggi in plastica, governi, istituti finanziari, istituzioni e associazioni di grande rilievo (come il WWF, il World Economic Forum e la IUCN), accademici, università e altre organizzazioni educative, hanno firmato il New Global Plastics Economy Global Commitment. Si tratta di un’iniziativa portata avanti dalla Fondazione Ellen MacArthur in collaborazione al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente: un impegno globale per una nuova economia della plastica.

 

Le aziende firmatarie, oltre ad aver approvato la visione comune di un’economia circolare per la plastica, si impegnano in una serie di ambiziosi obiettivi che si articolano in tre pilastri:

  1. eliminare tutti gli imballaggi di plastica problematici e non indispensabili, con il passaggio dal monouso a modelli di imballo riutilizzabile;
  2. innovare per assicurare che tutti i packaging in plastica possano essere riutilizzati, riciclati o compostati, in piena sicurezza, entro il 2025;
  3. rendere circolare le plastiche, aumentando in modo rilevante la quantità di materiale riutilizzato o rigenerato nei nuovi prodotti in plastica.

 

Ogni 18 mesi le aziende devono rendicontare il loro impegno e rivedere al rialzo i loro obiettivi perché per raggiungere gli impegni presi sono necessari importanti cambiamenti.

 

Il ruolo di ognuno di noi

Perché improvvisamente aziende e governi sono così attive nel contrastare l’emergenza plastica? Un ruolo molto importante è giocato dalla crescente attenzione delle persone, soprattutto giovani, per le tematiche ambientali. Cittadini più sensibili ed esigenti significa elettori e consumatori con il potere di influenzare le decisioni di governi e imprese verso scelte più sostenibili.

Anche a livello locale e individuale, ciascuno può fare scelte rispettose dell’oceano: piccoli cambiamenti nella vita quotidiana, se portati avanti con costanza dalla collettività, portano a trasformazioni efficaci.

Nel cambiare le proprie abitudini in un’ottica di riduzione del consumo di plastica è importante ricordarsi che la direzione da seguire è quella della conversione verso un modello di economia circolare, che eviti quanto più possibile ogni formula di “usa e getta”, di qualsiasi materiale si tratti.

 

 

Per approfondire:

  • Cosa dice la scienza: scopri altri materiali per conoscere tutti i segreti della plastica e il suo impatto sull’ambiente.
  • Mettiamoci al lavoro: attività didattiche per parlare di plastica e tutela del mare a scuola.

 

 

 

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