Ricerca

10.06.2021

L'impatto della plastica sul Mar Mediterraneo

 

 

I rifiuti spiaggiati, la plastica in mare, il turismo e il traffico marittimo sono i fattori che esercitano la pressione maggiore sul Mar Mediterraneo. La plastica fa parte della vita quotidiana delle persone ed è una presenza abituale sulle spiagge: stoviglie usa e getta, bottigliette, imballaggi, giocattoli, reti da pesca e rifiuti provenienti dalle imbarcazioni da diporto continuano a soffocare il mare.

 

L’origine della dispersione della plastica nel Mar Mediterraneo

Da dove arriva la plastica che viene riversata nel Mar Mediterraneo? La sorgente principale della plastica dispersa in mare sono le attività costiere dovuta principalmente alla gestione inefficiente dei rifiuti. Anche le attività in mare (la pesca, l’acquacoltura e la navigazione) disperdono nasse, reti, cassette per il trasporto del pesce.

I Paesi del Mediterraneo orientale rappresentano il fanalino di coda nella gestione dei rifiuti, causando il maggior apporto di plastica in mare: la regione della Cilicia, in Turchia, ha il più alto inquinamento costiero del Mediterraneo, seguito dalle zone costiere di Barcellona e Tel Aviv. Altre aree urbane critiche sono quelle di Valencia, Alessandria d’Egitto, la Baia di Marsiglia e la costa di Venezia vicina al delta del Po. Quest’ultimo, insieme ai fiumi Ceyhan e Seyhan in Turchia e al Nilo, è tra i fiumi più contaminati del Mediterraneo: grandi corsi d’acqua che riversano ogni anno tonnellate di plastica in mare. Solo il Po porta 1350 tonnellate di plastica nell’Adriatico ogni anno, mentre il Tevere è responsabile di circa l’1% della plastica che ogni giorno finisce in mare in Italia.

In Italia, oltre al delta del Po, dove i rifiuti portati dal fiume si sommano a quelli generati dalle intense attività marittime e turistiche di Venezia, un’altra zona critica per la dispersione della plastica in mare è la Sicilia. L’isola infatti ha il più basso tasso di raccolta differenziata del Paese. Altre zone critiche sono i grandi porti commerciali, dove si trovano grandi concentrazioni di rifiuti, due esempi sono il Golfo di Napoli e il porto della città di Ancona, nell’Adriatico.

 

Le principali emergenze in Mediterraneo

  • I fiumi

Gran parte della plastica presente in mare si origina in ambienti terresti da dove è trasportata attraverso i fiumi, che si trasformano in veri e propri “nastri trasportatori”, spostando plastica e altri rifiuti fino al mare aperto. La causa a cui risalire è la mancata o cattiva gestione dei rifiuti a terra: i fiumi raccolgono e trasportano sia plastica di grandi dimensioni, che sfugge ai sistemi di raccolta e gestione, sia microplastiche. Le microplastiche possono derivare dalle nostre attività quotidiane come l’uso di prodotti per la cura del corpo o detersivi e anche dai lavaggi in lavatrice di abiti sintetici. Queste sono alcune delle fonti da cui le microplastiche derivano e, attraverso gli scarichi delle nostre case, finiscono in mare. Purtroppo gli impianti di depurazione sono in grado di trattenere sono una percentuale di microplastiche, il resto finisce direttamente nei corsi d’acqua.

Anche la microplastica trattenuta nei sistemi di depurazione può però raggiungere i fiumi. La parte trattenuta, infatti, finisce nei fanghi di depurazione, che vengono utilizzati come fertilizzanti, quindi impiegati nei campi coltivati. Da lì, attraverso l’azione della pioggia e dell’irrigazione, i frammenti di plastica presenti possono essere “lavati via”, spostati e finire anch’essi nei fiumi e in mare, in un vero e proprio ciclo di contaminazione

 

  • Turismo di plastica

In Italia, con i suoi quasi 8000 km di costa, il turismo balneare è un’attività economica molto importante, ma che può generare, se non appropriatamente gestito, molti impatti negativi sul territorio. Ad esempio, si stima che il consumo di risorse naturali come acqua ed energia, da parte di un turista durante la sua permanenza nel luogo di villeggiatura sia superiore dalle 10 alle 100 volte a quello di un residente. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, il turismo ha gravi conseguenze: l’aumento della produzione di rifiuti e conseguente dispersione nell’ambiente.

Queste problematiche non rappresentano solamente un danno enorme per la natura, ma anche per la stessa economia del turismo: un paesaggio alterato, rovinato, oltre a non svolgere più il suo ruolo ecologico, perde valore intrinseco e socioculturale e, perdendo anche in termini estetici, a lungo termine non rappresenterà più un’attrattiva per il turismo stesso.

 

  • Pescatori: vittime e carnefici

L’industria marittima e della pesca abbandona, perde o dismette in mare equipaggiamenti come funi, reti, trappole, e in generale attrezzatura da pesca che danneggia gli habitat marini e la fauna acquatica, intrappolando e uccidendo pesci e altri animali marini. Questo fenomeno viene chiamato ghost fishing”, pesca fantasma. Nel Mediterraneo, l’inquinamento da plastica e il ghost fishing causano il ferimento o la morte di uccelli marini (35%), pesci (27%), invertebrati (20%), mammiferi marini (13%) and rettili (tartarughe marine) (5%).

Un filo da pesca impiega 600 anni a deteriorarsi in mare, e con le funi delle reti è causa del 65% degli intrappolamenti nel Mediterraneo.

La pesca non è solo tra le cause dell’inquinamento da plastica, ne è anche vittima: l’ingente presenza di plastica in mare, infatti, oltre che per la biodiversità è una grave minaccia anche per i settori economici correlati. L’inquinamento marino riduce sia l’offerta sia la domanda di prodotti ittici, per le minori catture e la morte di molti animali e per la preoccupazione dei consumatori che i pesci siano contaminati da plastica.

 

  • Le città più inquinanti

Sulle coste del Mediterraneo vivono 150 milioni di persone, che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani pro capite, tra i 208 e i 760 kg l’anno per persona.

Nonostante la maggior parte dei rifiuti di plastica prodotti rimangano sulla terra e nel sistema d’acqua dolce, le aree costiere contribuiscono alla metà della plastica che entra nel Mar Mediterraneo.

In particolare, alcune aree urbane in zone costiere molto popolate sono quelle che contribuiscono maggiormente all’inquinamento del Mediterraneo: la regione turca della Cilicia ha il livello di inquinamento costiero più alto del Mediterraneo, seguita dalle aree costiere che circondano Barcellona e Tel Aviv. Altre città particolarmente inquinanti sono Valencia, Alessandria d’Egitto, la costa attorno Venezia, e la baia di Marsiglia.

 

  • Isola di plastica: c’è anche nel nostro mare

È apparsa anche nel Mar Mediterraneo, precisamente tra l’Isola d’Elba e la Corsica, un’isola di plastica, simile a quelle più “famose” presenti negli Oceani Atlantico e Pacifico. A differenza di queste, l’isola di plastica del Tirreno ha una formazione “periodica” in quanto le correnti del Mar Mediterraneo hanno un andamento stagionale che causa la formazione e il disfacimento dell’isola stessa.

 

  • Microplastiche

Con microplastiche si intendono tutti i frammenti più piccoli di 5 mm che possono originarsi direttamente in mare, in seguito alla degradazione di plastiche più grandi, o essere prodotte specificamente dall’industria, come i pellet, agenti esfolianti o additivi di saponi, creme, gel, dentifrici… oppure sono generate accidentalmente, per esempio, dalla polvere degli pneumatici o dall’uso e lavaggio di indumenti in fibre sintetiche.

Queste hanno un enorme impatto sulla vita marina e non solo: infatti sono ingerite dagli animali marini ed entrano così nella catena alimentare, arrivando ad un gran numero di specie animali e l’uomo stesso.

La plastica in mare, inclusi i frammenti più microscopici, oltre a contenere già additivi e sostanze potenzialmente nocive, si comporta come una spugna e assorbe dall’acqua i contaminanti presenti, come pesticidi, ftalati ecc… che poi rilascia nello stomaco dell’organismo che la ingerisce. Le microplastiche, quindi, entrando nell’ambiente e nella catena alimentare arrivano anche a noi attraverso molteplici strade, contaminando i nostri cibi: microplastiche sono state rilevate nell’acqua, sia di rubinetto sia imbottigliata, e in alimenti come la birra, il sale e il miele.

 

Per approfondire:

  • Cosa dice la scienza: scopri altri materiali per conoscere tutti i segreti della plastica e il suo impatto sull’ambiente.
  • Mettiamoci al lavoro: attività didattiche per parlare di plastica e tutela del mare a scuola.

 

 

 

Vedi anche