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13.09.2021

Cambiamento climatico e desertificazione

 

 

Si definisce desertificazione il naturale processo di trasformazione delle zone semiaride in deserto: le aree ai margini delle zone desertiche, infatti, a causa delle normali evoluzioni del clima, tendono a diventare esse stesse desertiche.

Tuttavia, l’uso improprio del suolo da parte dell’uomo e alcuni fattori ambientali possono accelerare notevolmente questo processo. E anche in zone dal clima temperato, come l’Italia, soprattutto al centro sud, stiamo in effetti assistendo ad un’intensificazione di tale fenomeno.

 

L’ eccessivo utilizzo del suolo a pascolo, che non permette all’erba di rigenerarsi e lo sfruttamento agricolo del terreno senza una rotazione delle colture portano inevitabilmente ad un impoverimento dello stesso.

A ciò si aggiungono l’aumento delle temperature, i periodi di prolungata siccità e l’erosione dovuta a fenomeni metereologici violenti, come le alluvioni; ma anche piccole variazioni dei parametri climatici, dovuti in alcuni casi alle immissioni di gas inquinanti in atmosfera, possono portare nel corso degli anni ad un peggioramento del fenomeno.

 

Se da una parte l’agricoltura intensiva è una delle cause che concorre all’accelerazione del processo di desertificazione, dall’altra il suo avanzare determina inevitabilmente una perdita di terreno da dedicare alle coltivazioni ed è per questo che oggigiorno si cercano soluzioni che permettano il minor sfruttamento possibile del suolo: ad esempio, nella coltivazione idroponica, i vegetali sono fatti crescere all’interno di materiali come l’argilla espansa e vengono irrigati con acqua ricca di sali minerali utili alle piante.

 

Il 21,3% del nostro territorio nazionale è considerato a rischio desertificazione. Per quanto concerne i fattori ambientali che favoriscono l’avanzare del fenomeno, in Italia il principale è sicuramente l’alterazione del regime delle precipitazioni. Secondo il rapporto dell’Inea (l’Istituto nazionale economia agraria), il 51,8% del territorio italiano è potenzialmente a rischio siccità e tale problematica riguarda intere regioni quali Sicilia, Sardegna, Puglia, Calabria, Basilicata e Campania. Per il futuro si rende quindi sempre più pressante la necessità di modificare le pratiche agricole per fare in modo che le colture non subiscano danni a causa di siccità prolungate, ma anche di grandinate in fase di fioritura o di maturazione dei frutti o di piogge intense subito dopo la semina; ovvero per contrastare tutti quei fenomeni la cui frequenza e intensità sta aumentando di pari passo con il cambiamento del clima.

 

 

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