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La fonte fossile più green: il gas naturale

 

 

I combustibili fossili sono le fonti maggiormente utilizzate oggi nella produzione di energia. Purtroppo il consumo di carbone, petrolio e gas naturale comporta notevoli immissioni di anidride carbonica (CO2) e inquinanti tossici nell’atmosfera. Essendo la CO2 il principale gas serra responsabile dell’innalzamento della temperatura dell’aria, la combustione di queste fonti fossili impatta sulla salute dell’intera popolazione mondiale e accelera il corso naturale dei cambiamenti climatici. Tra tutti, però, il gas naturale è il combustile fossile più ecosostenibile. Infatti:

 

  • rilascia minori quantità di sostanze nocive e anidride carbonica rispetto ad altre fonti fossili utilizzate;
  • la combustione di gas naturale nelle centrali elettriche produce una maggior quantità di energia rispetto all’uso di una pari quantità di petrolio o carbone;
  • è facilmente immagazzinabile (stoccabile) e trasportabile. Il suo consumo è programmabile e risulta quindi il miglior alleato per attuare la transizione verso una produzione di energia sempre più derivata da fonti pulite e rinnovabili.

 

Il gas naturale è prodotto dalla decomposizione di organismi animali e vegetali. Si trova spesso insieme al petrolio o al carbone oppure in giacimenti in cui vi è solo gas, all’interno di rocce porose in cui è rimasta intrappolata la materia organica. È costituito da una miscela di idrocarburi, per la maggior parte metano, e da altre sostanze come l’anidride carbonica e l’azoto. Prima di essere utilizzato, il gas viene trattato per eliminare queste ultime sostanze che lo rendono poco infiammabile.

 

 

​Per molto tempo i giacimenti di gas naturale non sono stati sfruttati poiché costruire dei sistemi di trasporto (gasdotti) che lo convogliassero verso i luoghi di utilizzo era molto costoso. Negli anni ’70 del secolo scorso, invece, è stata realizzata un’efficace rete di trasporto che ha permesso di sfruttare questa risorsa in modo efficiente. Da allora, il consumo di gas naturale è aumentato di 34 volte. I principali giacimenti, come nel caso del petrolio, si trovano in Russia, Iran e Qatar.

Una volta individuato un giacimento basta perforare la roccia: a causa delle elevate pressioni il gas prorompe di getto ed è convogliato in tubi per il trasporto, che avviene tramite gasdotti oppure navi metaniere.

 

Una nave metaniera – Wikimedia commons

Poiché il consumo di gas varia durante l’anno, è necessario provvedere al suo stoccaggio, cioè al suo deposito temporaneo in strutture sotterranee. In questo modo, si può modulare la quantità di gas da immettere sulla rete di distribuzione in base alle richieste. Questi depositi fungono anche da riserve nel caso in cui ci siano inverni molto freddi o siano bloccate, per un periodo, le importazioni di gas dall’estero. In estate, quando il consumo è minore, viene fatta l’iniezione di gas nei siti di stoccaggio che verrà poi prelevato in inverno.
Solitamente i siti di stoccaggio sono costituiti da giacimenti dove in precedenza era già presente il gas. I giacimenti non sono cavità ma rocce porose, come delle spugne, in grado di accogliere il gas in attesa che venga utilizzato. Il gas è stoccato a una profondità di 1000-1500 metri e non influisce con le attività svolte in superficie. Inoltre, gli strati rocciosi impermeabili che ricoprono il sito di stoccaggio lo isolano e impediscono la fuoriuscita del gas.

 

 

 

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