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05.02.2021

Archimede, una delle menti più brillanti del mondo antico

 

 

È l’inventore ingegnoso per antonomasia, così famoso da avere leggi della fisica, scuole, progetti di ricerca e riviste intitolate a lui. Perfino un personaggio dei fumetti Disney porta il suo nome, ma non possiamo dire di conoscere con certezza la storia della sua vita.

Secondo gli storici nacque nel 287 a.C. a Siracusa, città tra le più potenti della Magna Grecia, e trascorse gli anni di formazione ad Alessandria d’Egitto. Nel polo culturale dell’epoca ellenistica frequentò gli studiosi più illustri del tempo con i quali mantenne rapporti epistolari e di amicizia anche una volta tornato nella sua città natale, in particolare con Eratostene, astronomo e matematico creatore del famoso crivello, metodo per trovare velocemente i numeri primi.

 

Sono le sue opere e invenzioni a restituire il ritratto di uno scienziato in grado di fare delle scoperte in ambiti di studio ancora inesplorati per i suoi contemporanei: dal calcolo delle aree e dei volumi delle figure solide tra cui la sfera e il cilindro, al metodo per determinare il valore di π, alla definizione del moto rettilineo e circolare uniforme. Inventò persino un nuovo sistema di numerazione in grado di esprimere numeri infinitamente grandi, funzionale per contare quello dei granelli di sabbia necessari a riempire idealmente la sfera delle stelle fisse e calcolare così le dimensioni dell’Universo.

Spesso le sue scoperte derivarono dalla volontà di risolvere problemi pratici o indovinelli, come quelli con cui sfidava l’arguzia degli amici. Più frequentemente però era Gerone, il tiranno di Siracusa, a chiedere ad Archimede di prestare il suo talento agli interessi della polis.

Una delle espressioni con cui è passato alla storia, “Èureka!” – Ho trovato!-, si dice fu pronunciata proprio nel momento della scoperta del principio idrostatico sul galleggiamento dei corpi, poi chiamato di Archimede. Principio che applicò per smascherare un orafo disonesto che aveva truffato il sovrano nella realizzazione di una corona d’oro, a cui era stato mescolato di nascosto un metallo meno prezioso.

 

Guarda il video per capire come Archimede scoprì l’inganno della corona d’oro falsa

Un’altra frase leggendaria da lui pronunciata “Datemi un punto di appoggio e solleverò il Mondo” è legata ai suoi studi di statica, sui baricentri delle figure e sulle leve, i quali gli permisero di costruire un portentoso congegno meccanico, detto mano di ferro, in grado di agganciare e sollevare le navi. Questa antesignana delle moderne gru, insieme ad altri ritrovati bellici come le catapulte, anch’esse migliorate e perfezionate dal matematico, permisero alla città siciliana di resistere per molti anni agli assalti da parte della flotta romana, durante la seconda guerra punica.

I suoi ritrovati bellici non furono sufficienti a salvare Siracusa dall’esercito di Roma, e durante il saccheggio della città, Archimede fu trovato assorto in un calcolo da un soldato che aveva il compito di consegnarlo al console romano. La leggenda narra che lo scienziato concentrato nei suoi pensieri, preoccupato che il suo lavoro e le sue dimostrazioni andassero perse, pronunciò queste ultime parole: “Per favore, non rovinare questo disegno”.

Biografi e storici dell’antichità hanno tramandato molte testimonianze su Archimede, ma non sempre è facile stabilire l’accuratezza storica delle vicende raccontate, spesso avvolte da un’aura leggendaria. Dalle sue scoperte e i suoi scritti, possiamo immaginare uno scienziato con la mente rivolta agli enigmi delle scienze pure e un’inventiva in grado di cambiare il corso degli eventi storici di cui è stato protagonista. La sua eredità però non si limita agli ambiti del sapere di cui lo scienziato siracusano si occupò in prima persona, infatti fu suo il metodo basato su ragionamenti matematici e ricerca sperimentale che precorse i tempi e si rivelò poi futura base della scienza moderna.

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