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17.09.2021

Cos’è il Sessantotto

 

 

La rapida crescita economica dei paesi occidentali negli anni che seguono la Seconda guerra mondiale genera delle grandi trasformazioni nella società e nella mentalità, soprattutto dei giovani: l’aumento dei consumi e la generale atmosfera di benessere alimentano le speranze degli individui nell’ascesa sociale e nella conquista di una nuova libertà dalla povertà e dai conflitti affrontati dalle generazioni precedenti. Allo stesso tempo, però, la società è ancora in gran parte gerarchica e autoritaria, e viene percepita da molti come repressiva e ingiusta.

Alla fine degli anni Sessanta, negli Stati Uniti ma anche in Europa e in Giappone, le generazioni più giovani danno vita a un movimento di protesta ad ampio raggio, che critica lo stile di vita basato sui consumi e sull’omologazione, le convenzioni dominanti, le guerre in corso in Vietnam e tutta la cultura militarista e imperialista, ma anche il paternalismo delle famiglie e il dispotismo delle facoltà universitarie. I suoi modelli sono la rivoluzione cubana e l’impegno di Che Guevara, la rivoluzione culturale di Mao in Cina, il movimento per i diritti civili degli afroamericani guidato da Martin Luther King. Nel 1968 la contestazione arriva al culmine, e trova uno scenario privilegiato nelle università, dove si tengono tumultuose assemblee studentesche e che vengono spesso occupate per chiedere una gestione più democratica e metodi didattici più innovativi. Gli scontri con le forze dell’ordine si fanno sempre più intensi, anche in Italia, dove nel 1969 le rivendicazioni degli studenti si uniscono alle mobilitazione degli operai, durante il cosiddetto “autunno caldo”.

La cultura giovanile, nell’intento di tagliare nettamente con quella dei padri e dei nonni giudicata appartenente a un mondo vecchio, ormai logoro, da demolire, trova dei simboli nella musica, nel cinema, nella letteratura e nella moda che si affermano a livello internazionale, anche se con maggiore difficoltà nei paesi del blocco sovietico.

Sebbene le proteste vengano alla fine ricondotte all’ordine e anche se in reazione allo spirito di rinnovamento del Sessantotto in Italia si apre una tragica stagione di terrorismo, basata sulla cosiddetta “strategia della tensione”, il cambiamento innescato è inarrestabile: si deve infatti a questo particolare periodo della nostra storia l’affermazione di stili di vita più liberi, aperti e democratici.

 

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Spunti di riflessione

Per approfondire l’Italia degli anni Sessanta e Settanta, tra contestazione e terrorismo, proponiamo due video sul contesto storico: il primo inquadra la situazione politica dell’Italia a partire dal secondo dopoguerra e fino ai primi anni Novanta; il secondo si concentra sul terrorismo dei cosiddetti “anni di piombo”, gli anni Settanta, che prende le mosse dalla contestazione sessantottina e dall’autunno caldo e ne costituisce in qualche misura l’involuzione violenta.

Gli stessi argomenti sono approfonditi anche dalla presentazione “La Repubblica dei partiti dal 1968 al collasso”, che può essere il punto di partenza per una lezione multimediale oppure per un’attività di esposizione orale sull’argomento.

Tra le risorse disponibili online, segnaliamo un breve video con immagini dell’epoca, un documentario della Rai su Sessantotto e autunno caldo, la serie “Il Sessantotto, l’anno ribelle” e anche l’archivio di Radio 3 che raccoglie diversi audio che vertono soprattutto sulle caratteristiche culturali del periodo.

Si consiglia inoltre la lettura del libro di Mario Capanna intitolato Lettera a mio figlio sul Sessantotto, un resoconto del movimento, dei suoi ideali e anche delle sue contraddizioni pensato per passare il testimone ai nuovi giovani, che si trovano di fronte a nuove sfide ma spesso con la stessa intenzione di “cambiare il mondo”.

Allo stesso scopo è possibile proporre ai ragazzi l’ascolto di alcune canzoni emblematiche della ribellione sessantottina: prime tra tutte quelle dei Beatles, che nel 1968 pubblicano il “White Album”, contenente brani come Revolution: gli studenti possono essere sollecitati a cercare di tradurne il testo. Risale al 1968 anche Street fighting man dei Rolling Stones, anch’essa interessante da tradurre per i suoi riferimenti politici.

Anche in Italia le proteste giovanili hanno una loro colonna sonora: due esempi eclatanti sono Contessa di Paolo Pietrangeli e la Canzone del maggio di Fabrizio de André.

 

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Ascolta qui l’audio di Radio 3 sul 68. Per leggere le recensioni del libro di Mario Capanna, Lettera a mio figlio sul Sessantotto, clicca qui

 

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