Ricerca

03.03.2021

Suoni dall’alba dell’Europa

 

 

La musica è un’esigenza primordiale, che accompagna l’uomo sin dagli albori della sua storia.

 

Tra i più antichi strumenti musicali rinvenuti in Europa potrebbe esservi un pezzo di femore d’orso, forato e spezzato alle estremità e perciò simile ad un flauto, venuto alla luce nel 1995 nella grotta di Divje Babe, in Slovenia occidentale, e datato ad almeno 43.000 anni fa.

L’origine dei fori sul frammento d’osso è ancora oggetto di dibattito tra gli “addetti ai lavori”: la certezza che si tratti di una lavorazione dimostrerebbe la capacità dell’Uomo di Neanderthal di produrre manufatti per la musica, ma in uno studio apparso nel 2015 su Royal Society Open Science si propende piuttosto ad attribuire le forature ai morsi di un animale, e ad assegnare l’occupazione del sito di Divje Babe ad una fase più tarda.

È possibile che in tempi ancor più remoti siano già esistiti strumenti musicali in legno o in altri materiali, non giunti sino a noi in quanto deperibili, e sostituiti nel tempo da altri di maggiore resistenza come le ossa, utilizzate per costruire flauti o fischietti. Si preferivano le ossa di uccelli, in particolare l’ulna e il radio dei predatori rapaci – che sono naturalmente cave, di forma cilindrica e della giusta dimensione – ma non mancano esempi di strumenti ottenuti dai corni, dai palchi di corna o dalle ossa di grandi mammiferi erbivori, o ancora, dalle ossa lunghe di pecore e capre.

Tra i più importanti ritrovamenti vi è il flauto di Hohle Fels, antico di circa 35.000 anni e ricavato dal radio di un grifone, rinvenuto nel 2008 nella stessa grotta della Germania sud-occidentale da cui proviene uno dei primi esempi di scultura conosciuti, una figuretta femminile detta appunto “Venere di Hohle Fels”.

 

Guarda il video sulle informazioni sulla scoperta e una ricostruzione del suono del flauto preistorico:

 

 

 

I nostri antenati avevano compreso che la musica poteva generarsi anche da stalattiti e stalagmiti, che nelle grotte venivano appositamente contrassegnate in base al suono prodotto dal gocciolio dell’acqua, o dalle conchiglie: la recente scoperta di un team di studiosi francesi, pubblicata il 10 febbraio 2021 sulla rivista Science Advances, aggiunge un nuovo tassello alle conoscenze sulla musica preistorica.

 

 

“First record of the sound produced by the oldest Upper Paleolithic seashell horn”. C. Fritz, G. Tosello, G. Fleury3, E. Kasarhérou, Ph. Walter5, F. Duranthon, P. Gaillard and J. Tardieu7. Science Advances.

 

 

Gli studi, condotti a partire dal 2016 su una conchiglia della specie Charonia lampas proveniente dalla grotta pirenaica di Marsoulas in Haute-Garonne (Francia sud-occidentale), hanno consentito non soltanto di ipotizzare che si tratti di un affascinante strumento musicale a fiato di circa 18.000 anni fa, ma anche di riprodurne il suono.

La grotta è ricca di testimonianze della civiltà magdaleniana, diffusa in Europa nell’avanzato Paleolitico Superiore; la conchiglia venne scoperta nel 1931, e ritenuta al tempo una coppa per le libagioni, senza cogliervi traccia di intervento umano.

Le analisi moderne hanno invece dimostrato che è stata intenzionalmente trasformata in una sorta di corno, rendendone il bordo più regolare, asportando una parte della sommità e applicandovi una resina o cera brunastra, probabilmente per potervi posizionare un bocchino collegato ad un oggetto tubolare – forse un osso cavo – ed effettuando dall’apice una foratura interna del diametro di circa 1 cm.

Alcune tracce circolari di pigmento rosso, analoghe a quelle create con i polpastrelli delle dita nelle pitture rupestri nella stessa grotta, suggeriscono un legame simbolico dello strumento con il luogo d’appartenenza, un vero e proprio scenario acustico in cui, emergendo con forza dall’oscurità e dal silenzio assoluto, suoni e immagini si fondevano in cerimonie rituali.

Sonorità forti e profonde, dal prolungato riverbero, proprio come quelle che il musicista e musicologo Jean-Michel Court è riuscito a ricavare dalla conchiglia di Marsoulas, emettendo tre diverse note, Do, Re e Do diesis, ascoltabili al link del CNRS

 

 

 

 

Attività

 

Ascolta e commenta altri esperimenti sonori legati agli strumenti preistorici. Talvolta questi esperimenti sono d’aiuto per cercare di chiarire i dubbi sull’identificazione del reperto, come nel caso del dibattuto “flauto neandertaliano” di Divje Babe.

 

  • Il musicista Ljuben Dimkaroski suona una ricostruzione dell’ipotetico strumento d’osso (European Music Archaeology Project):
  • In suggestivo esperimento sonoro nella grotta di Hohle Fels