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01.09.2021

Musica dal freddo per riflettere sul clima

 

 

Un progetto interamente diretto dalla natura”, così il compositore e musicista jazz norvegese Terje Isungset definisce la musica del ghiaccio, un genere contemporaneo di cui può essere considerato il pioniere.

11 febbraio 2000: all’interno di una cascata ghiacciata a Lillehammer, Isungset tiene il suo primo concerto con strumenti ottenuti dalla lavorazione del ghiaccio. È l’inizio di una lunga serie di originalissime esperienze musicali, che lo condurrà sino ad esibirsi in occasione del Premio Nobel del 2017.

Gli strumenti sono scolpiti interamente nel ghiaccio, oppure assemblati servendosi anche di altri materiali, con la collaborazione dello scultore Bill Covitz, recandosi nei luoghi dei concerti per realizzarli direttamente in loco. Il ghiaccio va selezionato accuratamente perché può presentare caratteristiche differenti a seconda del clima e del periodo, tanto che non sempre è possibile ricavarne strumenti; i tempi di realizzazione possono variare da pochi giorni a settimane intere.

Guarda i video in cui Terje Isungset realizza e suona gli strumenti di ghiaccio:

 

Isungset è anche l’ideatore dell’Ice Music Festival Norway, che si tiene in varie località della Norvegia, all’aperto, in spazi delimitati da strutture anch’esse in ghiaccio, pensate per evitare che il suono si disperda; tra le location più affascinanti scelte per le sue performance, particolarmente suggestiva è quella di una caverna all’interno di un ghiacciaio.

 

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Tra le esperienze più conosciute di musica del ghiaccio c’è anche quella del liutaio/scultore statunitense Tim Linhardt, che ha dato all’arte della liuteria un risvolto del tutto particolare, mettendo a punto una sua tecnica di intaglio del ghiaccio ottenendone così intere orchestre, realizzate nel suo laboratorio a Passo Paradiso – presso il ghiacciaio Presena, a 2600 metri tra Lombardia e Trentino-Alto Adige – grazie ad un attento studio sperimentale.

 

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Linhardt ha promosso una versione italiana dell’Ice Music Festival, nata nel 2018 e replicata nel 2020, alla quale hanno partecipato artisti di fama internazionale tenendo concerti all’interno di igloo.

 

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Gli strumenti di Isungset e Linhardt hanno caratteristiche completamente diverse da quelli in legno, e non dispongono di pedali o leve per adattarne l’intonazione, necessitando dunque di accordature ad hoc e una grande capacità di adattamento: una vera e propria sfida, che viene accolta con entusiasmo dai musicisti.

Si tratta di strumenti tradizionali come violini, violoncelli, contrabbassi, chitarre, xilofoni, arpe e percussioni, oppure di altri completamente nuovi, che producono ogni volta suoni differenti, intensi e soprattutto imprevedibili, sia perché i musicisti non hanno la possibilità di provarli per non deteriorarli, e quindi spesso improvvisano, sia a causa dei mutamenti che il ghiaccio subisce durante le performance, finendo per sciogliersi a causa dell’innalzamento della temperatura dovuto alla presenza del pubblico.

La musica del ghiaccio non è soltanto un genere musicale, ma anche un modo per porsi in sintonia con l’ambiente naturale e, nell’intento dei promotori stessi, un veicolo per stimolare la spontanea riflessione sui cambiamenti climatici, spesso associando agli eventi musicali conferenze e incontri legati al tema del surriscaldamento globale.

Il fatto stesso che gli strumenti tendano a sciogliersi mentre vengono suonati, così come la durata effimera delle installazioni realizzate per i concerti – soltanto sino al sopraggiungere del tepore della primavera – non è che una significativa metafora dello scioglimento dei ghiacciai, e del pericolo che il Pianeta sta correndo.

Di recente Terje Isungset ha collaborato con Greenpeace per un concerto con strumenti di ghiaccio artico, tenuto nel maggio 2019 sull’isola di Spitsbergen, nelle Svalbard (Norvegia):

 

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Approfondimento

 

Nell’ambito della campagna di Greenpeace per la difesa dell’Artico, nel 2018 anche il celebre musicista e compositore Ludovico Einaudi ha suonato il suo brano “Elegy for the Artic” al Polo Nord, presso il ghiacciaio norvegese di Wahlenbergbreen, alle Isole Svalbard.

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ll musicista, giunto a bordo della nave Artic Sunrise, ha contribuito con la sua performance alla sensibilizzazione della comunità internazionale per la protezione del Mar Glaciale Artico dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, tra trivellazioni petrolifere e pesca intensiva.

Leggi l’intervista a Ludovico Einaudi su Repubblica.it.