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01.09.2021

L'eco di poesie immortali nella musica contemporanea

 

 

Possono gli antichi versi dei grandi poeti latini “parlarci” attraverso la musica dei nostri giorni?

Per Mario Camilletti, musicista e docente di Lettere e Latino del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Civitavecchia, la risposta è affermativa.

Con il suo “Latine cano”, un progetto la cui importanza è stata riconosciuta anche dal Miur, ha reso possibile la trasposizione musicale di alcune delle più celebri liriche della poesia latina in versione contemporanea, dimostrando l’eterno valore e al contempo l’attualità del messaggio culturale e umano che esse portano con sé.

Mantenendo rigorosamente la metrica originale, alcuni componimenti poetici di Orazio, Ovidio, Catullo, Marziale e Virgilio sono stati proposti in brani composti dallo stesso professore, utilizzando chiavi ritmico-melodiche di generi come il rock, il pop o la bossa nova – una forma musicale di origine brasiliana che fonde la ritmica del samba con armonie jazz – con risultati sorprendenti, che svincolano l’apprendimento dalla tradizionale lettura metrica, rendendolo più immediato: l’operazione si è rivelata provvidenziale per favorire, oltre all’appropriazione dei concetti espressi, anche la memorizzazione dei testi e la comprensione formale delle opere letterarie da parte degli studenti del triennio dei licei, per i quali è stata pensata l’iniziativa.

Ascolta il Carme 85 di Catullo e la Egloga IV dalle Bucoliche di Virgilio:

 

 

Il progetto, per il quale Mario Camilletti si è avvalso della collaborazione di musicisti affermati tra cui il sassofonista e compositore argentino Javier Girotto, ha preso il via nel 2014 in occasione delle celebrazioni dei duemila anni dalla morte dell’imperatore Augusto, che alla sua corte accolse alcuni dei maggiori poeti latini.

La valenza didattica e culturale dell’iniziativa “Latine cano” è risultata ancor più ampia rispetto al contesto a cui era inizialmente rivolta, tanto che l’Università di Cambridge ha adottato i brani di Camilletti come materiale di studio per i propri studenti, e così hanno fatto anche quelle di Monaco di Baviera e Madrid.

Come si apprende ascoltando lo stesso docente in questa intervista, il concetto di fondo su cui si basa il suo progetto è la consapevolezza che le liriche latine venissero in origine non soltanto declamate, ma anche cantate, tant’è vero che si ipotizza che la classicità non concepisse la poesia come qualcosa di disgiunto dalla musica, di cui è impossibile ricostruire il suono originario: la parola stessa “carme” (dal latino carmen), che indica i componimenti poetici lirici, deriva dal tema del verbo canĕre, “cantare”.

Il successo dell’esperimento è stato tale da riproporlo nel 2019 in occasione del bicentenario dalla composizione de L’infinito di Giacomo Leopardi, cantato e suonato in chiave pop dal professore di Civitavecchia dimostrando ancora una volta quale potenza comunicativa possano avere, anche nel mondo contemporaneo, i classici della poesia. In chiusura al brano, alcuni versi vengono recitati in varie lingue, per sottolineare l’universalità dell’opera del grande poeta di Recanati, che va oltre ogni possibile differenza linguistica e culturale.

Il pezzo si chiama “L’infinito 2.00”, per sottolineare la ricorrenza dei duecento anni e al tempo stesso l’approccio innovativo alla gloriosa poesia del passato attraverso la musica contemporanea.

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Nel marzo 2021 è stata la volta di Dante per celebrare il 700esimo anniversario dalla morte, con il celeberrimo sonetto dalla Vita Nova, Tanto gentile e tanto onesta pare.

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Una ulteriore dimostrazione, come ha dichiarato lo stesso Mario Camilletti, che “I classici sono vivi e vegeti e soprattutto straordinariamente attuali, presenti nella nostra cultura e nella nostra realtà quotidiana. Sono loro che hanno creato la Koinè culturale dell’occidente europeo”.

 

 

Approfondimento

 

Il progetto “Latine cano” ha diversi precedenti illustri, che evidenziano il sempre vivo interesse degli artisti contemporanei per il linguaggio universale dei classici latini.

Tra i numerosi esempi, quello di Angelo Branduardi che ha musicato e cantato il Carme 51 di Catullo nel brano Ille mi par esse deo (2003), inserendo alcuni versi tradotti in italiano.

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Nel 1993 anche Franco Battiato ha inserito in Delenda Carthago un testo latino di Properzio (Elegie, 3,7), un’invettiva contro la cupidigia nel contesto di un doloroso parallelismo tra le violenze della storia e quelle del presente.

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In Vite perdite Daniele Sepe (1993) si ascolta un brano in prosa tratto dal De vita Iulii Agricolae di Tacito, prima in latino e poi tradotto in italiano; il titolo e l’ultima strofa sono ispirati invece ad un testo in latino medievale tratto dai Carmina burana.

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