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01.09.2021

L’anima musicale della Sardegna

 

 

La musica tradizionale è per il popolo sardo una forma d’espressione particolarmente sentita e una componente identitaria molto importante, attraverso la quale manifestare e rafforzare il proprio spiccato senso di appartenenza; il panorama musicale isolano è contraddistinto da una gran varietà di forme e stili – vocali, strumentali, legati al ballo, a festività tradizionali come il Carnevale, o a ricorrenze religiose – profondamente diversificati da un’area all’altra, fortemente caratterizzati e al tempo stesso pregni di influenze da altre culture.

Di origine remota è l’usanza del ballo, che scandiva almeno sin dall’epoca prenuragica i ritmi delle comunità: una arcaica testimonianza iconografica di danza rituale si riscontra in un manufatto riconducibile alla Cultura di Ozieri, una scodella del IV millennio a.C. proveniente dal sito dell’altare di Monte d’Accoddi (conservata al Museo “G. A. Sanna” di Sassari), in cui figure femminili geometricamente definite si tengono per mano come avviene per su ballu tundu, una delle danze tradizionali più diffuse in  terra sarda.

Questa antica forma di ballo, che prende il nome dal cerchio formato dalle coppie che vi partecipano, viene evocata nel Medioevo da immagini scolpite nell’apparato decorativo di alcune chiese; proprio presso i luoghi di culto si svolgevano le danze, durante le celebrazioni dei santi patroni o delle festività cicliche. Alcune delle scene interpretabili come balli si trovano alla base di una semicolonna della chiesa di San Lussorio a Fordongianus (metà XII secolo), nell’architrave del portale sinistro di San Michele Arcangelo a Siddi, datato alla fine del XII secolo e in un capitello sul fianco destro di San Pietro a Zuri presso Ghilarza, opera di Anselmo da Como del 1291.

Guarda il video in cui su ballu tundu è eseguito da un gruppo folk in abito tradizionale, in occasione di una festa patronale:

 

Clicca qui per vedere il video!

 

I molti strumenti musicali della cultura sarda spaziano dai cordofoni, tra cui la tradizionale chitarra e sa serraggia – composta da una cassa di risonanza realizzata con una vescica di maiale, a cui è collegata una corda tesa su una lunga canna -, ai diversi tipi di tamburo, ad alcuni idiofoni con il corpo vibrante costituito da un piatto in metallo o dal classico triangolo, e soprattutto ai vari tipi di aerofono. Tra questi l’armonica, la fisarmonica, i flauti come su pipiolu (detto anche su sulittu, è ottenuto da un pezzo unico di canna) e i fischietti in osso; le più conosciute di questa tipologia, e dell’intera tradizione musicale isolana, vi sono le launeddas, composte da tre cilindri di canne, una più lunga, priva di fori, detta tumbu, dal suono simile ad un basso, e altre due forate, tutte e tre con un’ancia all’estremità detta cabitzina, che può cambiare in diametro e dimensioni.

Tra le diverse forme di musica vocale la più nota è senz’altro il canto a tenore, un canto polifonico maschile a quattro voci – il bassu, dal timbro profondo e gutturale, e le controvoci contra, boche e mesu boche – contraddistinto da una struttura armonica verticale ad accordo con intervalli di terza, quinta e ottava, che è stato inserito nel Patrimonio Immateriale Unesco in quanto espressione peculiare della cultura pastorale sarda. Il canto a tenore è praticato specialmente nella Barbagia e nel centro Sardegna, ma è diffuso ormai in tutta l’isola; i cantori lo eseguono disponendosi in cerchio.

Guarda il video dedicato dall’Unesco al canto a tenore sardo:

 

 

Anche l’espressione canto a cuncordu, tipica di alcune località del Montiferru (in area centro-occidentale), identifica un canto maschile a più voci, legato originariamente alle attività delle confraternite laiche, ma è passata in tempi più recenti ad indicare esecuzioni a quattro voci di carattere soprattutto religioso, spesso con testi in latino ecclesiastico; legati alla sfera devozionale sono anche i gòsos, canti dedicati alla Vergine o ai Santi il cui nome è originato da due termini, il catalano “goigs” e il castigliano “gosos”, derivanti dal latino gaudium (gioia).

 

Approfondimento

 

Tra le molteplici tradizioni musicali proprie di ciascuna area della Sardegna, ve ne sono alcune strettamente legate alla poesia, una componente che coinvolge nel profondo il popolo sardo: la poesia estemporanea, improvvisata e cantata, che nonostante un certo declino dovuto al venir meno dei caratteri culturali tradizionali, è ancora viva e praticata, soprattutto in alcune zone:

 

  • Nella regione del Logudoro, nel centro-nord, è tipica la gara di poesia in ottava, in cui i poeti verseggiano su un dato argomento, accompagnati da un coro a tenore. Clicca qui per leggere l’articolo.

 

  • La Cantada campidanese (nel sud dell’isola) si caratterizza per le due forme di poesia cantata del muttettu longu, più complesso, che richiede cantadores professionisti, e del versu (una semplice coppia di distici), rispettivamente accompagnati da due voci gutturali e dalla chitarra. Clicca qui per leggere l’articolo.

 

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