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22.04.2021

La tradizione del corno da caccia

 
Life-Size Horse with Huntsman Blowing a Horn 1732 John Wootton ?1682-1764 Bequeathed by Simon Sainsbury 2006

 

Il corno da caccia è uno strumento di antica tradizione, la cui arte musicale fa parte dal 2020 del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco; il riconoscimento è giunto in seguito ad un’iniziativa internazionale di candidatura, portata avanti congiuntamente da Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo, in cui ha avuto parte attiva l’Accademia di Sant’Uberto.

Nato intorno alla metà del Seicento per emettere segnali sonori durante le battute di caccia, il corno circolare naturale andò a sostituire il piccolo corno ricurvo, ancora in uso dal Medioevo; a differenza di quest’ultimo, dal quale usciva una sola nota, lo strumento seicentesco era in grado di generare una vera e propria melodia, essendo ben più lungo – con uno o più giri di canneggio – e dotato di campana, in modo da amplificare il suono.

Il suo utilizzo si affermò in seno alle corti europee di Età Barocca, nelle quali veniva impiegato durante le cacce reali come parte integrante di un cerimoniale aulico con cui l’aristocrazia dava sfoggio della propria condizione, facendone uno status symbol. Durante la caccia “par force, detta anche chasse à courre (in cui una muta di segugi è condotta all’inseguimento della selvaggina da cacciatori a cavallo), diffusa in Francia, nei Paesi Bassi spagnoli e nelle terre sabaude, la forza del suo suono si udiva dal profondo delle foreste, anche in lontananza, consentendo ai cacciatori di seguire la battuta in tutte le sue fasi e di condurre i cani. Gli strumenti erano dotati di anelli per poterli mettere a tracolla, e la campana all’interno veniva annerita, per non abbagliare i cavalli che galoppavano attorno spaventandoli.

 

 

La prima rappresentazione conosciuta del corno da caccia circolare è quella dei dieci dipinti del “Ciclo delle Cacce” del fiammingo Jan Miel per la Sala di Diana alla Venaria Reale (1659-1661), una delle prestigiose residenze della corte sabauda: Guarda il video

La chasse à courre si diffuse tra Sei e Settecento anche in area germanica, in cui l’antica tradizione prevedeva, alla fine della giornata venatoria, un concerto a più strumenti tra i quali vi era il corno da caccia; questa usanza favorì probabilmente il passaggio dall’uso originario a quello artistico, sia in orchestra che in teatro.

Pur restando lo strumento sostanzialmente analogo, l’impiego del corno da caccia nella musica d’arte portò con sé alcune modifiche, che si riscontrano sin dal primo Settecento in prestigiose creazioni del viennese Michael Leichamschneider: l’artigiano introdusse le prolunghe ritorte, da collocare tra bocchino e corpo dello strumento, per consentire di suonare anche nelle modalità più gravi. Il Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano conserva una coppia di corni di Leichamschneider, risalenti al 1712; grazie alla riproduzione degli originali è possibile ascoltarne il suono:

 

Sin dalla prima metà del Settecento importanti compositori iniziarono a ideare musiche per corno e nella seconda metà del secolo il corno naturale subì nuove evoluzioni che lo portarono, pur conservando l’antico nome di “corno da caccia”, a mutare in maniera più radicale: si introdussero le ritorte scorrevoli, prolunghe mobili collocate al suo interno, a cui fece seguito nel secolo successivo l’aggiunta di valvole o pistoni; dall’origine comune si sono sviluppate varie tipologie, con diversa ampiezza e tonalità.

Con la Rivoluzione Francese, e poi in epoca napoleonica e durante la Restaurazione, in tutta Europa il corno da caccia prese ad essere utilizzato anche in contesti militari; nel corso del Novecento si è andata consolidando la volontà di divulgarne e tramandarne la pratica musicale presso alcune comunità di cultori, tra cui spiccano, in Italia, il gruppo di musicisti piemontesi dell’Equipaggio della Reggia Venaria e l’Accademia dei Suonatori di Corno da Caccia dell’Alto Adige.

 

 

Attività collegata:

Il nome tradizionale di “corno da caccia” identifica oggi diversi strumenti, tutti derivanti dalla comune famiglia del corno circolare naturale, come la trompe d’Orléans e il corno barocco, in uso in Piemonte, o il Parforcehorn suonato in Alto-Adige/Südtirol, che differiscono tra loro per la lunghezza del canneggio, la foggia del bocchino e altre caratteristiche costruttive, ma sono accomunati dalla tecnica esecutiva.

Attraverso una ricerca sul web sarà possibile ricostruire i tratti salienti e l’aspetto di ciascuna tipologia di corno da caccia, collegandola alla comunità (o alle comunità) di riferimento in cui si tramanda la relativa pratica musicale.

 

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