Ricerca

13.05.2021

La Symphonie monoton-silence di Yves Klein

 

 

Nel 1960 l’artista francese Yves Klein (1928-1962), figura eccezionale nel panorama culturale europeo del secondo Dopoguerra, archivia il metodo pittorico tradizionale portando a esiti completamente nuovi la sua ricerca. 

Klein inizia ad utilizzare, anziché il pennello, il corpo umano come strumento, applicandovi il colore da lui stesso brevettato, il celebre International Klein Blue che viene impresso, come “timbrato”, su una tela distesa al suolo, oppure montata su una parete; i primi esperimenti vengono effettuati con le proprie mani e i propri piedi, in seguito l’artista compirà la stessa operazione con i corpi femminili.

Nascono così le Anthropométries, realizzate durante performances pubbliche in cui i movimenti delle modelle per imprimere il colore sulla tela sono coordinati dall’artista e accompagnati da una musica composta dallo stesso Klein, costituita da una sola nota, il re maggiore, ripetuta per venti minuti: la Symphonie monoton-silence.

L’idea della singolare composizione coglie l’artista mentre è su una spiaggia nel sud della Francia con alcuni amici, con i quali sta cercando di trovare un suono costante e uniforme con l’uso della sola voce. 

La sinfonia sperimentale viene tradotta nel 1960 in una partitura musicale per orchestra e coro, ed eseguita per la prima volta da un piccolo gruppo di musicisti il 9 marzo di quell’anno, sotto la direzione dello stesso Klein, alla Galerie Internationale d’Art Contemporain di Parigi durante la creazione dell’opera Anthropométries de l’époque bleue, davanti ad un centinaio di invitati. Un evento metafisico e spirituale, il primo di questo genere per la galleria, durante il quale Klein non tocca né il colore, né le modelle, che si muovono come in una danza. Al termine il pubblico ha piena consapevolezza di aver assistito all’opera di un genio: la performance è un successo.

La Symphonie monoton-silence è divisa in due parti, che nel pensiero del suo creatore corrispondono alla trasposizione dell’articolazione tra il visibile e l’invisibile, concettualmente equivalente a quanto già espresso da Klein con la monocromia pittorica: un primo, unico suono continuo per venti minuti, seguito da un silenzio di pari durata, in modo che la parte musicale predisponga l’ascoltatore a trasformare egli stesso l’esperienza del silenzio in pienezza, grazie alla meditazione.

In uno scritto del 1959 (in Overcoming the problematics of ArtThe writings of Yves Klein, Spring Publications, 2007) l’artista afferma che la sinfonia è stata creata per tentare di esprimere il modo in cui egli vorrebbe che fosse la sua vita; il brano non ha un inizio e non ha una fine, e lo scopo è quello di creare una sensazione di vertigine e uno stimolo a librarsi fuori dal tempo, “qualcosa che è fuori dal passato, dal presente e dal futuro”. Il silenzio stesso – “questo silenzio meraviglioso” – è in realtà la vera sinfonia, perché nella sua casualità è insita talvolta la possibilità di una vera felicità che, anche se dura soltanto un istante, è un attimo dalla durata incommensurabile.

La composizione viene eseguita anche in occasione del matrimonio di Yves Klein il 21 gennaio 1962, nella variante “Symphonie monoton n. 2” offerta in dono nuziale dal compositore Pierre Henry. 

Dopo la prematura morte dell’artista l’anno stesso, la Symphonie è stata eseguita in rare occasioni tra Stati Uniti ed Europa. In Italia la prima performance è del novembre 2014: in occasione della mostra Klein Fontana. Milano Parigi 1957-1962 al Museo del Novecento di Milano, si è tenuto un concerto dell’Orchestra e del Coro sinfonico di Milano “Giuseppe Verdi” diretti dal compositore svizzero Roland Dahinden, musicista spesso al fianco di artisti e architetti in performances di arte e musica contemporanea.

 

Guarda i video

  • La Symphonie monoton-silence di Klein eseguita nella Grace Cathedral di San Francisco
  • L’Orchestra e del Coro sinfonico di Milano

 

Attività

Musica e arte contemporanea sono state per tutto il corso del Novecento legate a doppio filo, sin da quando Kandinsky affermava che “Per noi pittori il più ricco ammaestramento è quello che si trae dalla musica”.

È interessante ricostruire quali sono gli episodi più significativi in cui questo legame si è manifestato, anche attraverso il taglio con cui si viene analizzato da eventi espositivi presenti, come la mostra Vedere la Musica a Rovigo, o passati, come Kandinsky -> Cage tenuta a Reggio Emilia tra 2017 e 2018. 

Vedi anche