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21.05.2021

La realtà aumentata nell’opera lirica

 

 

Una scenografia che vada oltre lo spazio scenico, secondo una nuova concezione dell’opera lirica e del teatro come “luogo dello sguardo”, in cui i punti di vista degli spettatori siano molteplici e permettano di concentrarsi sui sentimenti dei cantanti, per una percezione il più possibile condivisa ed emotivamente coinvolgente.

Da questa idea è nato un progetto sperimentale, presentato in anteprima nell’ambito del Festival di Scenografia “Scenaria diretto dal maestro Dante Ferretti, che introdurrà per la prima volta in Europa l’uso della realtà aumentata nell’opera lirica, nello specifico nella rappresentazione de “I Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, in programma al Teatro Carlo Felice di Genova a ottobre 2021.

Ciò che il pubblico vedrà in sala non sarà semplicemente l’inquadratura fissa del boccascena, ma verrà “aumentato” con altri punti di vista con la ricostruzione di ulteriori immagini 3D. L’innovazione è resa possibile da una scenografia completamente virtuale, modificabile e adattabile in base all’angolo di visione di cinque telecamere che permettono di generare in tempo reale immagini tridimensionali, in modo da ottenere scene diverse per ogni momento dell’opera: ad ogni scena la sua scenografia. Ad esempio, una delle telecamere fornisce la visione dal basso sul proscenio; un’altra è in posizione zenitale, dall’alto verso il basso, in modo che anche il pavimento entri a far parte della scenografia, così come il soffitto.

Il sistema consente di ovviare alla fruizione visiva parziale che il pubblico riesce ad avere tradizionalmente: Cristian Taraborrelli, regista e scenografo artefice del progetto (promosso da Claudio Orazi, Soprintendente del Teatro Carlo Felice di Genova, e realizzato in collaborazione con Rai Cultura e Rai 5), spiega che “la prospettiva dipinta funziona fino a quando l’attore si tiene alla debita distanza: ha una limitata possibilità di movimento. Se si avvicina o si allontana, esce dal punto della finzione prospettica” spezzando nello spettatore l’incanto della rappresentazione;alcune volte la suggestione e l’intervento della scenografia e del video servono ad arginare quel vuoto incolmabile che si crea tra la trasposizione della musica e le altre arti”.

Utilizzando la realtà aumentata invece la prospettiva cambia in funzione dei movimenti dell’attore, che si sposta liberamente contro uno sfondo neutro consentendo ad un programma specifico di inserirne la figura “scontornata” nel fondale tridimensionale: una scenografia che diventa, in qualche modo, infinita e al tempo stesso emozionale.

Il pubblico ha in tal modo un doppio piano di visione: lo spettacolo tradizionale, e lo spettacolo con scenografia in realtà aumentata su un grande schermo led al di sopra della scena, alla cui costruzione contribuiscono anche le telecamere delle riprese televisive, con primi piani o piani americani.

Guarda il video con l’anteprima del progetto innovativo di allestimento scenico:

 

 

 

La tecnologia della realtà aumentata è uno strumento fondamentale non soltanto per le sue innovative applicazioni alla scenografia, ma anche per permettere la fruizione dell’opera lirica (e del teatro in generale) nel contesto delle misure di contenimento della pandemia da Covid-19, che ha impedito il 7 dicembre 2020 anche il consueto svolgimento della prima del Teatro alla Scala di Milano.

L’evento di antica tradizione è stato sostituito da uno spettacolo intitolato “A riveder le stelle” che ha mixato canto, danza e recitazione, ottenuto dalla combinazione di diretta e registrazioni in vari spazi del teatro e trasmesso dalla televisione. Si sono utilizzati tre differenti set: uno di scenografie vere e proprie, uno di commistione tra video e scenotecnica, con l’aggiunta, grazie all’inserimento dello spazio scenico in un ambiente 3D, di alcuni momenti di realtà aumentata, per favorire il coinvolgimento del pubblico che non ha potuto essere presente in sala.

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