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01.09.2021

La più antica melodia conosciuta

 

 

La notazione musicale completa più antica ad oggi conosciuta è incisa a caratteri cuneiformi su una tavoletta d’argilla risalente a circa 3.400 anni fa, nota come Hurrian Hymn H6: un inno sacro della popolazione mesopotamica degli Hurriti, datato attorno al 1.400 a.C. e conservato al Museo Nazionale di Damasco.

Si tratta di uno dei 29 “Canti di Hurrian” rinvenuti nel 1950 durante gli scavi del Palazzo Reale di Ugarit – la odierna città di Ras Shamra, nella Siria nord-orientale – ed è l’unico del corpus ad essersi conservato completo, seppur diviso in tre frammenti: in ciò risiede la sua fondamentale importanza, anche rispetto ad altre notazioni anteriori, proprio perché è stato possibile ricostruirne la melodia. La scoperta di musiche di un’antichità così remota è ancor più eccezionale se si considera la tendenza a tramandarle prevalentemente per via orale, ritenuta probabilmente il mezzo migliore per preservarne l’espressione più autentica attraverso la soggettività dell’esecuzione.

La prima a decifrare la composizione fu l’assiriologa Anne Draffkorn Kilmer, che nel 1972, dopo 15 anni di studi, identificò in alcune iscrizioni cuneiformi informazioni legate alla musica, come istruzioni per accordare gli strumenti, nozioni teoriche ed elenchi di canti, e le mise in relazione con le tavole di Ugarit, pubblicate già nel 1955 e nel 1958 dall’esperto di lingue anatoliche antiche Emmanuel Laroche.

Il canto è rivolto a Nikkal, dea dei frutteti e moglie del dio-luna Yarikh, ed è legato alle speranze di prosperità e di abbondanza del raccolto delle genti, che lo intonavano accompagnandosi con il suono del sammûm, una sorta di lira o arpa dotata di nove corde. La tavoletta fittile riporta anche istruzioni sull’intonazione e il nome del copista del testo; il compositore resta invece ignoto, nonostante in altri Canti di Hurrian siano menzionati alcuni autori.

Nel 1976 Anne Draffkorn Kilmer incise insieme al musicologo Robert R. Brown e al fisico Richard L. Crocker il disco Sound from silence / Recent discoveries in ancient Near Eastern music, contenente diverse ipotesi interpretative dell’Inno di Ugarit reso dal suono di due lire il più possibile analoghe a quelle che potevano essere le originali. Gli strumenti vennero riprodotti con criteri filologici, basandosi sullo studio di un esemplari antico – una lira sumera rinvenuta a Ur – e di testimonianze iconografiche, come la lira della celebre raffigurazione incisa su un pannello eburneo del tardo II millennio a.C. proveniente da Megiddo, in Israele.

 

Clicca qui per ascoltare e osservare una riproduzione dell’Inno di Ugarit, abbinato alla versione in notazione moderna.

 

Il disco era accompagnato da un volumetto in cui venivano ripercorse le tappe della scoperta e del difficile processo di decifrazione, una ricerca il cui straordinario valore scientifico va oltre ogni possibile interpretazione del brano. Ne esistono infatti trascrizioni diverse, che variano a seconda del significato che si attribuisce alla combinazione dei caratteri che lo costituiscono, ossia termini di origine accadica indicanti nomi di intervallo tra suoni abbinati a segni numerici.

Nel 1988 il musicologo Robert Fink (The oldest song in the world, in «Archaelogia Musicalis» 2/1988) ha rimarcato come l’antico inno urrita sia basato su una scala diatonica di 7 note, e come la scoperta chiarisca che la scala diatonica e l’armonia non siano state “inventate” dalla civiltà greca, contrariamente a quanto ritenuto sino a quel momento da molti studiosi, ma esistessero già in precedenza.

Gli studi sull’Inno di Ugarit hanno favorito l’identificazione di altre tavolette di argomento musicale, e suggerito agli “addetti ai lavori” di proseguire le indagini volte a comprendere se anche altre civiltà antiche, di cui non sono ancora note melodie scritte, abbiano prodotto questo tipo di testi.

Ascolta un adattamento dell’antico inno eseguito da Malek Jandali:

 

Approfondimenti

 

  • Più recentemente anche Richard Dumbrill, archeomusicologo già docente alla University of London e autore di un vasto studio sulla materia (The Archaeomusicology of the Ancient Near East, 2005), ha elaborato un’interpretazione dell’Hurrian Hymn H6.Nei video che seguono è suonata dal musicista e compositore Michael Levy con la riproduzione di un’antica lira, e proposta in versione cantata:

 

  • La più antica iscrizione di carattere musicale conosciuta in assoluto è invece giunta sino a noi incompleta e non è possibile ricostruirne la melodia.Si tratta anche in questo caso di una tavoletta fittile in cui sono incise istruzioni e accordature per un inno recitato dal re babilonese Lipit-Ishtar, attestato a Isin, in Mesopotamia meridionale, tra 1934 e 1924 a.C., a cui si deve una raccolta giuridica – anch’essa frammentaria – precedente al celebre Editto di Hammurabi (XVIII sec. a.C.). Il reperto è conservato presso lo Spurlock Museum of World Cultures at Illinois, negli Stati Uniti. Ascoltane il suono riprodotto da Michael Levy.

 

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