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21.04.2021

Come nacque il Preludio de L’oro del Reno?

 
Josef Hoffmann, Scena finale dell'”Anello del Nibelungo”, schizzo ad olio, 1876, Richard Wagner Museum (Bayreuth)

 

Secondo quanto narrato da stesso Richard Wagner in una lettera a Emilie Ritter del 29 dicembre 1954, nella autobiografia dettata alla moglie Cosima a partire dal 1865 e di nuovo per lettera ad Arrigo Boito nel 1871, l’intuizione per il Preludio de L’oro del Reno, prologo de L’Anello del Nibelungo, lo colse nel più inaspettato dei modi alla fine dell’estate del 1853.

Il compositore si trovava in Italia, alla ricerca della pace necessaria alla sua impresa; lasciò Torino il 29 agosto per Genova, città di cui s’innamorò tanto da trascorrervi molti giorni in una felice estasi che sembrava già presagire il ritorno dell’ispirazione. Dopo qualche tempo, stanco del trambusto del centro portuale, in una notte di mare agitato si spostò verso La Spezia, che in quel momento viveva una florida stagione come località balneare; tutt’altro che tranquilla, la città era anzi in fermento per la presenza della famiglia reale in villeggiatura, gli alberghi più prestigiosi erano pieni, e Wagner si dovette accontentare di una sistemazione non troppo gradita nella Locanda Universo, nella centralissima e rumorosissima via del Prione.

La prima notte non portò ristoro, e la seconda notte, il 5 settembre, lo trovò stremato e afflitto da una forma di dissenteria. Nella narrazione autobiografica raccontò di essersi disteso “stanco morto sopra un duro giaciglio, aspettando il sonno lungamente agognato”; ma ecco, nel dormiveglia disturbato dai rumori della strada e dal malessere, giungere come una provvidenziale folgorazione “la sensazione di sprofondare in una forte corrente di acqua” il cui rumore ricordava “un suono musicale, e precisamente l’accordo in mi bemolle maggiore, dissolto in arpeggi continuamente ondeggianti”: il mare agitato della recente traversata sembrava fondersi con i suoni provenienti dalla città.

“Questi arpeggi si configurarono in forme melodiche sempre più mosse, ma senza mai uscire dalla triade pura di mi bemolle maggiore che, con la sua continuità, pareva dare un significato infinito all’elemento in cui io sprofondavo”.

Appena prima di venire sommerso in sogno dalle onde, il musicista si svegliò di soprassalto e venne colto dalla gioia del nuovo scorrere dell’istinto creativo dentro di sé: “Tosto riconobbi che mi si era rivelato il preludio orchestrale de L’Oro del Reno, quale io lo portavo in me senza pure averlo potuto distinguere esattamente. E rapidamente compresi anche qual era la mia condizione: non dall’esterno, ma soltanto da l’animo mio doveva fluire a me la corrente di vita”.

In questo video, il Preludio è eseguito dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Kirill Petrenko:

 

 

Negli anni Ottanta del Novecento alcuni studiosi hanno ridimensionato l’impatto dell’ispirazione fulminea della fatidica notte a La Spezia, descritta sì dallo stesso Wagner, ma a distanza di oltre un anno, e con un’enfasi che si potrebbe attribuire al desiderio di mitizzare il suo processo creativo: nella sua accurata analisi del Preludio, lo studioso Warren Darcy (Creatio ex nihilo: The Genesis, Structure, and Meaning of the “Rheingold” Prelude, in «19th Century Music» 13, 2, 1989) ha accolto il parere del musicologo John Deathridge, professore emerito di musica presso il King’s College di Londra nonché tra i curatori dell’opera completa del grande compositore tedesco. Nello scritto Cataloguing Wagner del 1983 («The Musical Times» 124) Deathridge ha sottolineato come il Preludio abbia raggiunto la sua versione definitiva non prima che il resto de L’Oro del Reno fosse compiuto, e ipotizza che il compositore possa aver intenzionalmente posto l’accento sulla spontaneità della sua creazione influenzato dalla raccolta di scritti Parerga e paralipomena di Arthur Schopenhauer – in cui si disserta del significato allegorico dei sogni – resagli nota dall’amico poeta Georg Herwegh proprio nell’autunno del 1954, poco prima della lettera a Emilie Ritter.

Resta intatto il fascino immortale dell’accordo in mi bemolle maggiore tenuto per 136 battute, da cui fluiscono le acque del Reno come nel leggendario sogno di Wagner.

 

Attività 

Wagner viaggiò molte volte in Italia, traendo ispirazione dalle bellezze artistiche e ambientali per alcune delle sue più importanti composizioni come Tristano e Isotta e Parsifal; amava in modo particolare Venezia, in cui soggiornò in sei occasioni e morì nel 1883. Da molte fonti sul web, tra cui un articolo di Marco Polastri Menni sul sito dell’Associazione Wagneriana di Milano è possibile trarre informazioni per ricostruire i viaggi del compositore nel Bel Paese, approfondendo anche il suo rapporto con la cultura musicale italiana.

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