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04.03.2021

Tutte le mappe geografiche sono fuorvianti

 

 

 

Guardando le cartine appese alle spalle del professore si può viaggiare con la mente o davanti a un planisfero sognare metropoli o giungle tropicali lontane dalle lezioni di trigonometria o latino. Ciò a cui non si presta abbastanza attenzione è che in realtà il mondo è ben diverso da come lo immaginiamo, anzi da come lo disegniamo.

 

A occhio e croce osservando le terre emerse di una carta geografica siamo portati a credere che la Russia occupi un territorio vastissimo rispetto a tutti gli altri, ed è così: con i suoi 17 milioni di km2 è lo stato più grande. Addirittura sembra anche più grande del continente africano, che però ha una superficie quasi doppia, oltre i 30 milioni di km2.  Qual è dunque l’origine di questa specie di illusione ottica?

 

La realtà è che non si tratta di un errore ma di un compromesso che non dipende dalla bravura dei cartografi. Tutte le cartine geografiche ci ingannano. L’accuratezza delle mappe è una questione matematica non risolvibile, dimostrata per la prima volta da Gauss: a differenza di altre figure solide come il cono o il cilindro non si può “srotolare” una sfera su un foglio, ma è necessario fare delle operazioni geometriche e matematiche di proiezione.

 

Una proiezione cartografica è il modo con cui viene stabilita una corrispondenza biunivoca tra i punti della Terra e quelli sulla carta. Esistono diversi modi per proiettare una sfera su un piano, a seconda che questo sia tangente ad uno dei Poli, un punto sull’Equatore o uno qualsiasi avremo una proiezione prospettica. Si dicono invece proiezioni di sviluppo quelle che si ottengono immaginando di avvolgere la Terra con una superficie conica o cilindrica che viene successivamente srotolata.

 

Per essere corretta una proiezione cartografica deve soddisfare tre caratteristiche principali:

 

1) Equidistanza

ovvero mantenere il rapporto tra due distanze sulla carta uguale quello tra le corrispondenti distanze nella realtà

 

 

2) Equivalenza

per cui si conservano le aree e le superfici sulla carta saranno proporzionali a quelle della superficie terrestre

 

 

3) Isogonia

in cui gli angoli tra le direzioni sulla carta sono uguali a quelli tra le corrispettive direzioni sulla Terra, mantenendo così le forme degli oggetti rappresentati

 

 

Proprio perché non è possibile spianare una superficie sferica senza deformarla, nessuna carta geografica può godere delle tre proprietà contemporaneamente, e quindi seppur corrette tutte le mappe comportano una distorsione.

 

Guarda il video

  • Why all world maps are wrong – Vox (in inglese con sottotitoli)

 

 

La mappa più diffusa e utilizzata è la Proiezione di Mercatore dal nome del matematico fiammingo che la inventò, ed è quella che trae tutti in inganno sulle grandezze. È infatti una proiezione isogona ottenuta dallo sviluppo su un piano di un cilindro tangente all’Equatore, che mantiene le caratteristiche di equivalenza e equidistanza solo nelle regioni ad esso vicine, mentre aumenta la deformazione avvicinandosi ai due poli. Ecco perché su questo tipo di mappe le superfici dei territori che si trovano ad alte latitudini sembrano essere esageratamente più estese rispetto quelle della realtà.

 

 

Per rendersi conto più direttamente di queste sproporzioni si può consultare il sito The True Size, dove è possibile confrontare e sovrapporre diversi stati, mantenendo le proporzioni reali. Selezionando uno stato dell’emisfero Boreale e trasportandolo a livello dell’Equatore questo rimpicciolisce fino ad assumere la dimensione fedele alla realtà ignorando l’aggiustamento di scala usato nelle rappresentazioni. Si può così scoprire che ad esempio il Canada supera di poco il Brasile, o se è vero che la Groenlandia sia così grande rispetto all’India.

 

 

I motivi per cui la proiezione di Mercatore è così diffusa sono vari, e non sono puramente teorici ma hanno a che vedere anche con aspetti storici, economici e sociali. Bisogna tenere a mente, proprio perché ogni proiezione cartografica comporta una distorsione, che ciascuna ha dei punti di forza per valorizzare i quali si sacrifica l’accuratezza di altri aspetti, e non ne esiste una che sia in assoluto più fedele delle altre alla realtà.