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12.05.2021

“Archeologia invisibile” al Museo Egizio di Torino

 

 

Cosa racconta un oggetto di sé? 

 

I reperti archeologici ci parlano per raccontarci della civiltà o dell’epoca che li hanno prodotti, ma dobbiamo sapere come metterci in ascolto di ciò che hanno da dirci.

Quel che possiamo cogliere con lo sguardo e quel che sappiamo dalle nostre competenze teoriche non può essere sufficiente a darci conto del ciclo di vita di ciascun reperto, ma possiamo senz’altro imparare a decodificare i messaggi che essi portano con sé anche grazie all’archeometria, un insieme di tecniche multidisciplinari di indagine – che implicano competenze di chimica, fisica e radiologia – volte a rendere visibile ciò che non lo è: questa l’idea di fondo alla base dell’esposizione virtuale accessibile dal sito web del Museo Egizio di Torino, dal titolo “Archeologia invisibile”.

La mostra prende il via dalla definizione di “Biografia dell’oggetto”: una storia unica e irripetibile, fatta di continue sovrapposizioni di memorie via via che esso attraversa il tempo e i mutamenti storici.

Dopo aver gettato uno sguardo sulla rete di collaborazioni che il Museo attiva nell’ambito degli studi multidisciplinari, la rassegna entra nel vivo dando conto delle principali tecnologie di indagine associate agli studi di archeologia, tracciandone la storia e le evoluzioni.

Per la documentazione degli scavi archeologici dopo la metà dell’Ottocento si è affermata la fotografia stereoscopica, che consente la visione tridimensionale dell’ambiente fotografato grazie ad una fotocamera con due obiettivi paralleli montati alla stessa distanza degli occhi umani; oggi ci si avvale della fotogrammetria, una evoluzione della fotografia che permette di associare alle immagini archivi di dati riportando in vita i contesti da cui i reperti provengono, in modo da poterli esplorare in un ambiente digitale.

Entrando nell’ambito specifico degli studi sul mondo egizio, l’esposizione prosegue mostrando le indagini chimiche compiute sui pigmenti minerali utilizzati nell’Egitto antico, da cui si otteneva il colore amalgamandone le polveri con leganti come la chiara d’uovo o la gomma arabica; furono gli Egizi a produrre il primo colore artificiale, il Blu Egizio.

 

Clicca qui per guardare il video che traccia la storia del colore e della sua riscoperta.

 

Una sezione corposa è incentrata sulle analisi multispettrali, volte a isolare i segnali che viaggiano lungo le frequenze invisibili dello spettro elettromagnetico: i raggi infrarossi, gli ultravioletti, i raggi-X. Queste tecniche sono fondamentali per apprendere informazioni sulla manifattura dei reperti, e sugli interventi che hanno subito; nel caso delle mummie, a cui è dedicato ampio spazio, lo studio radiologico è particolarmente importante per scoprire anche come il defunto ha vissuto e si è preparato per affrontare la morte.

La pratica della mummificazione, specialmente con funzioni votive, interessava anche gli animali (ibis, babbuini, gatti, cani, coccodrilli, falchi, ecc.), di cui il solo Museo Egizio di Torino conserva oltre duecento esemplari; le recenti scoperte di vaste necropoli ad essi dedicate hanno permesso di tracciare una mappa faunistica dell’Egitto antico.

L’archeologia virtuale è utile anche per correggere l’errato approccio del passato ad alcuni ritrovamenti, come è stato per il caso delle pitture funerarie di alcune tombe esposte nella sezione “I muri raccontano”; una grande attenzione è dedicata al restauro e allo studio dei papiri – di cui il Museo è ricchissimo – in passato oggetto di impropri rattoppi oggi sostituiti da un restauro di tipo etico, volto alla conservazione e al consolidamento delle preziose testimonianze scritte, così come per i fragilissimi tessuti.

La mostra si conclude con gli studi sul sarcofago dello scriba reale Butehamon – esposto al I piano del Museo – di cui si presenta una riproduzione in stampa 3D insieme ad una serie di proiezioni dedicate alle sue fasi costruttive.

Guarda nei video lo “sbendaggio virtuale” delle mummie di Kha e Merit e la ricostruzione di Butehamon:

Attività 

 

Nella sezione introduttiva della mostra Archeologia virtuale vengono presentati oggetti artistici e di uso comune, ciascuno con le informazioni di cui si fa portatore, ponendo interrogativi su quegli aspetti che una semplice osservazione non può bastare a chiarire.