Ricerca

01.09.2021

I graffiti tra l'Antica Roma e la modernità

 

 

Negli ultimi anni si discute molto in ambito artistico su quale statuto dare ai graffiti. Sono da considerare una forma d’arte, come la street art, o un atto di vandalismo? La figura del writer è, secondo l’opinione pubblica, comunemente associata a un’idea di illegalità e queste scritte, in particolare a partire dagli anni Ottanta, sono state considerate come un atto sovversivo e di ribellione. Ma sono un’usanza solo dell’epoca moderna? La risposta è ovviamente no: la tecnica del graffito è stata praticata fin dal paleolitico ed è una delle testimonianze più antiche, in grado di rivelare aspetti importanti di una società.

I graffiti sono sempre stati considerati qualcosa di vandalico e ribelle? L’accezione negativa di questa pratica risale alla modernità e il termine “vandalismo” deriva dall’episodio del sacco di Roma del 455 d.C., quando la popolazione dei vandali invase la città e ne depredò e distrusse le ricchezze. In realtà nell’antica Roma era un’usanza abbastanza comune scrivere sui muri i messaggi più disparati: dichiarazioni d’amore, consigli, notizie, ma anche pubblicità e “manifesti” elettorali. Questi ultimi probabilmente riempivano le pareti della città durante la campagna elettorale. Pare, infatti, che non ci fosse nessun luogo predisposto per scrivere questi “manifesti”, che venivano perciò incisi anche sui monumenti e gli edifici pubblici: gli annunci dovevano trovarsi nelle vie e nei luoghi più affollati. Non era raro che venissero coinvolte anche le tombe, e infatti su molte di esse si trovano richieste di rispettare i morti; richieste che prendevano anche la forma di maledizioni rivolte contro il candidato che avesse inciso il suo nome sulla lapide.

Di questi testi di propaganda elettorale non restano tracce se non a Pompei, dove si è conservato il maggior numero di graffiti dell’epoca grazie alla coltre di cenere e lapilli. Queste scritte sono una preziosa testimonianza di usanze e dettagli della società del tempo, che altrimenti sarebbero andate perse. Prima di tutto attestano qual era il grado di alfabetizzazione della popolazione perché la maggior parte di esse sono in latino volgare, diverso dal latino che ci è giunto tramite i grandi scrittori. Ma soprattutto testimoniano alcuni episodi particolari, come per esempio lo scontro tra i pompeiani e i nocerini durante uno spettacolo di gladiatori: “O Campani, siete morti insieme ai Nocerini in quella vittoria”. I graffiti erano infatti un grande strumento di propaganda per i gladiatori: numerose sono le incisioni dedicate a questi lottatori e non mancano anche rappresentazioni con la dichiarazione delle loro vittorie.

 

Clicca qui per leggere alcune scritte e vedere alcuni disegni rinvenuti a Pompei.

 

 

Ma la maggior dei graffiti pompeiani riguardano l’attività di prostituzione delle case del lupanare, il quartiere dedicato ai piaceri sessuali. Vengono riportati tariffari, consigli o inviti: “a Nocera, presso Porta Romana, nel quartiere di Venere, chiedi di Novellia Primigenia”. La volgarità e le provocazioni non mancavano in queste scritte popolari. Ne è un esempio uno dei graffiti più famosi, rinvenuto sul Palatino a Roma: il graffito di Alessameno. Databile probabilmente al III secolo d.C., rappresenta un uomo crocefisso con la testa d’asino, che viene venerato da un altro uomo; accanto è incisa una scritta in greco: “Alessameno venera dio”. È una caricatura di Cristo e un’ottima attestazione del clima che si viveva nella Roma dell’epoca, in cui il cristianesimo veniva visto come una setta pericolosa: diverse erano le voci che giravano su di esso, tra cui quella secondo la quale i seguaci di Cristo adoravano un asino. Sempre sul Palatino, è oggi possibile accedere alla Domus transitoria, la prima reggia di Nerone. In essa è presente una latrina, forse adibita per gli operai impiegati nella ricostruzione della Domus Aurea, in seguito all’incendio del 64 d.C. che aveva distrutto il primo edificio. In questo spazio sono facilmente individuabili le incisioni sui muri, tra cui è riconoscibile un uccellino stilizzato, probabilmente realizzate da chi aspettava il suo turno per usare il bagno.

 

 

I disegni nei bagni, il tifo dei gladiatori, volgarità, messaggi d’amore e caricature: sono usanze così diverse dalle nostre? E sembra che anche all’epoca i graffiti suscitassero una certa polemica, come testimonia Plutarco. Per lo scrittore greco non esiste nulla di utile e piacevole in essi e anzi sostiene che Bruto si sia convinto a uccidere Giulio Cesare a causa delle scritte che leggeva sui muri. Sarà vero? Non si sa, ma sicuramente testimonia il potere che questa forma di comunicazione poteva avere sul popolo. Ancora oggi questi sembrano essere argomenti dibattuti.

 

Attività

Tu cosa ne pensi? Conosci i graffitari contemporanei? La loro attività è un atto vandalico o una forma d’arte e di comunicazione?

Organizzate un dibattito sull’argomento dividendo la classe in due. Una metà rappresenterà la comunità degli artisti, mentre l’altra sarà la popolazione che vede nei graffiti solo atti vandalici. Decidete voi se ambientare il dibattito nell’antica roma o nei giorni nostri!

 

 

Vedi anche