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01.09.2021

I cani ai tempi dei romani: dall'uso belli a quello domestico

 

 

Si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo, ma è sempre stato così? È noto che la specie canina si sia evoluta dal lupo, ma non tutti sanno che è stato l’essere umano a rendere possibile questo cambiamento. Si presume che l’uomo abbia iniziato ad addomesticare i lupi più docili che si avvicinavano solitari agli accampamenti, ma è ancora oggetto di dibattito quando e come sia iniziato questo processo.

Il legame tra uomini e cani ha una storia molto lunga perché è stata la prima specie animale addomesticata. Per millenni, grazie agli accoppiamenti e agli incroci, è stata selezionata una grande varietà di razze canine che hanno portato, ai giorni nostri, a quell’animale docile amato da molti. Ma il cane è sempre stato un animale da compagnia come lo è adesso? Nel corso del tempo ha avuto molti impieghi, come quello di cane da caccia o da guardia, ma nell’antichità aveva anche un altro uso che prosegue tutt’oggi in alcuni contesti: quello di cane da guerra.

Le origini di quest’uso sono remote e molte popolazioni ne fecero un ampio utilizzo bellico, ma furono i romani a perfezionare l’allevamento di questi animali. Grazie a una serie di incroci, generarono il canis pugnax, un cane da guerra che era una vera e propria macchina da combattimento: era agile e scattante ma allo stesso tempo ben piazzato, un mix letale di forza e destrezza. Questi animali avevano sicuramente attinenza con il molosso dell’Epiro, noto cane da guerra, la cui razza si è estinta: i suoi discendenti più diretti si ritiene siano l’attuale corso o il mastino napoletano.

Se i romani non furono i primi a utilizzare il cane in battaglia, sicuramente furono coloro che ne migliorarono le prestazioni, addestrandoli duramente per il combattimento. L’allenamento era molto pesante e fin da cuccioli venivano cresciuti in scuole specializzate. A Capua si trovava uno dei migliori centri per gladiatori e cani da combattimento, che venivano non solo utilizzati in guerra ma anche nelle arene. I possenti molossi, infatti, venivano impiegati nei giochi, sia contro altre belve, sia contro gli stessi gladiatori. L’addestramento del canis pugnax serviva per insegnare all’animale a obbedire agli ordini, a convivere con i legionari ed essere sempre fedele a ognuno di loro, imparando a capire chi fossero i nemici per avvertire le truppe della loro presenza. Questi cani erano dei soldati a tutti gli effetti, tant’è che Plinio il vecchio li definisce come gli ausiliari più fedeli ed economici dell’esercito romano.

Ma quali erano i loro utilizzi? Prima di tutto dovevano fare da sentinella ed essere sempre vigili per difendere il territorio. Per esempio, quando i romani costruivano l’accampamento, posizionavano i cani in luoghi strategici in modo tale che potessero avvertirli in caso di presenza di nemici. Per questo, spesso i molossi avevano il pelo nero, proprio per potersi meglio mimetizzare di notte e fare la guardia. Di solito accompagnavano le avanguardie, che durante le spedizioni venivano mandate avanti per controllare che il terreno fosse sgombro, aiutandole a individuare possibili nemici. I cani potevano avere anche il compito di portare dei messaggi inseriti nel loro collare, data la loro capacità di fuggire e nascondersi agilmente al nemico: delle vere e proprie staffette.

E in battaglia? Avevano diverse funzioni, che potrebbero sembrarci estremamente brutali. Prima di tutto venivano lanciati contro i nemici per assalirli e addentarli: è solo immaginabile il danno che un molosso da 60 kg può fare a un essere umano. Ma non solo: venivano rivestiti con delle corazze a cui erano attaccate delle lame in modo tale da ferire ancora più letalmente il nemico. A volte, addirittura i cani venivano mandati all’assalto con delle torce che permettevano di dare fuoco alle truppe avversarie. Infine, potevano essere inviati all’inseguimento dei fuggitivi, con l’intento di fare ulteriori vittime.

 

 

I romani però non usavano i cani solo per battaglie e combattimenti. Il molosso, per esempio, veniva anche utilizzato come guardiano delle case private, grazie alla sua indole coraggiosa e battagliera. La sua aggressività era però tale che furono istituite delle leggi apposite e sembra che da ciò prese origine l’utilizzo di una frase di avvertimento fuori le case, la famosa iscrizione Cave canem, usata sia per avvertire, sia per scoraggiare qualsiasi ladro. Anche i cani da caccia erano molto popolari tra i romani, grandi amanti di questa attività; furono, infatti, i primi a classificare gli incroci in base al loro impiego nella caccia: i segugi con l’olfatto servivano per trovare la preda, i levrieri per seguirla, i molossi per attaccarla.

Ma i cani all’epoca venivano impiegati solo in attività violente come la caccia e la guerra? In realtà le numerose statue, lapidi e iscrizioni loro dedicate lasciano suggerire che fossero animali da compagnia molto popolari, soprattutto nel periodo imperiale. Il ruolo di alcuni di loro non era molto dissimile dai cani che oggi vivono in molte case e il legame che li univa ai padroni doveva essere altrettanto stretto, come dimostra anche un epigramma che Marziale dedica alla fedele Lidia, cagnolina uccisa da un cinghiale. Sembra perciò che per i romani il cane fosse un animale indispensabile, utilizzato in vari modi, ma allo stesso tempo molto caro. D’altronde un popolo che deve le sue origini a una lupa, non poteva non avere un forte legame con il suo cugino più mansueto!

 

Guarda i video:

  • How they did it – Pet dogs in ancient Rome
  • A brief history of dogs

 

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