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08.04.2021

La perduta opera-torneo di Monteverdi

 

 

Per l’inaugurazione del Teatro Farnese di Parma il compito di musicare i versi del torneo regale Mercurio e Marte di Claudio Achillini fu affidato al compositore cremonese Claudio Monteverdi.

Lo spettacolo venne allestito il 21 dicembre 1628, in occasione della speciale accoglienza tributata alla sposa del Duca Odoardo I Farnese: Margherita de’ Medici, figlia del Granduca di Toscana Cosimo II.

Il magnifico teatro, ricavato dalla sala d’armi del Palazzo della Pilotta dall’architetto Giovan Battista Aleotti detto “L’Argenta”, era stato già ultimato sin dal 1619, per il desiderio del padre di Odoardo I, Ranuccio I Farnese, di onorare l’annunciato passaggio a corte di Cosimo II in viaggio da Firenze.

Il Granduca tuttavia non era venuto, e la struttura, realizzata in gran fretta in materiali effimeri come legno dipinto e stucco, aveva dovuto attendere quasi dieci anni per mostrare le sue meraviglie: una sala lunga 87 metri e larga 32, per un’altezza di 22, delimitata da una gradinata dalla forma ad “U” sormontata da due ordini di logge classicheggianti ornate, come il soffitto della scena, da pitture illusionistiche; il palcoscenico – profondo 40 metri, con un boccascena ampio 12 – e l’arcoscenico celavano complesse macchine teatrali per creare effetti destinati a suscitare lo stupore degli spettatori, esaltando in tal modo la grandezza del casato.

Le musiche dell’opera-torneo farnesiana composta da Monteverdi sono andate perdute, così come quelle per la rappresentazione dell’Aminta del Tasso, tenutasi nella stessa città ducale pochi giorni prima nel Cortile di San Pietro Martire; dalle fonti si può ricavare almeno una eco di quello che fu un evento grandioso.

Il sontuoso allestimento non fu privo di criticità; quelle musicali vennero manifestate dallo stesso compositore in una lettera al librettista Alessandro Striggio del 4 febbraio 1628, in cui esprimeva la difficoltà nel mettere in musica i versi dell’Achillini: “Le parole di esso torneo […] sono più di mille versi, belle sì, per il torneo, ma per musica assai lontane: mi hanno dato estremo da fare”. Eppure Monteverdi si era già misurato con le opere del letterato bolognese, nello stesso anno per il prologo Teti e Flora per l’Aminta, e ancor prima con due composizioni tra cui la “Lettera amorosa a voce sola in genere rappresentativo” intitolata “Se i languidi miei sguardi”, di cui è possibile ascoltare un brano nel video che segue:

 

Ma questo nuovo testo era pensato per valorizzare la complessa scenotecnica del teatro, e in molte azioni gli attori-cantanti scendevano dall’alto celati da nuvole di cartapesta, o cantavano arie sul palcoscenico mentre attorno a loro o ai loro piedi si svolgevano mutamenti di scena grazie al primo apparato mobile della storia del teatro.

Tra i protagonisti dell’opera-torneo vi fu l’“illustre cantantrice” Settimia Caccini che, secondo il racconto del cronista Marcello Buttigli, entrata in scena “fece risuonare l’aria e riempì tutto il teatro di dolcissimi accenti”; a questo proposito sappiamo che, date le dimensioni della sala, una delle altre preoccupazioni del compositore era l’acustica, alla quale si provvide al meglio dividendo i musicisti, che vennero disposti tra le balconate laterali e il palcoscenico, mescolandosi talvolta agli attori, o addirittura dietro le quinte, mentre un gruppo era collocato piedi del palco.

Quest’ultima parte dell’orchestra era quella che suscitava la più grande ansia in Monteverdi, poiché il libretto prevedeva tra i vari prodigi anche una naumachia, resa possibile grazie all’inondazione della cavea – appositamente impermeabilizzata – con le acque dell’acquedotto farnesiano pompate da grandi serbatoi al di sotto del palcoscenico. Il compositore temeva che l’acqua potesse rovinare gli strumenti, ma anche a questo si pose rimedio, grazie all’idea dell’architetto Francesco Guitti di proteggere gli orchestrali con una sorta di muraglia, prototipo per la fondamentale innovazione della fossa per l’orchestra, il cosiddetto “golfo mistico”.

Lo spettacolo fu infine un successo, ricordato nei secoli a venire tra le meraviglie del teatro Barocco.

 

Attività

Il video seguente mostra un’evocazione multimediale dell’accoglienza trionfale di Margherita de’ Medici a Parma nel 1628.

È possibile immergersi nel contesto storico-culturale in cui l’opera-torneo del Monteverdi fu concepita e confrontare l’aspetto della città odierna con quello dell’epoca; la ricostruzione si conclude mostrando il Teatro Farnese e il testo a stampa originale del Mercurio e Marte.