Ricerca

11.09.2019

Videolezioni con l'autore Stefano Prandi - Petrarca, La voce dell’io diviso

 

Nelle videolezioni di Letteratura italiana, Stefano Prandi ci offre una chiave di lettura per la comprensione e l’interpretazione dei grandi autori.

In questo articolo proponiamo la lezione dedicata a Francesco Petrarca, seguita da un sintetico commento.

 

L’esponente di un’età nuova

Con Francesco Petrarca l’età medievale, nei suoi tratti essenziali, si può considerare ormai superata. Le due grandi istituzioni universali, Chiesa e Impero, non rappresentano più un punto di riferimento, vittime di una profonda crisi. Nello stesso tempo Petrarca, primo intellettuale cosmopolita, guarda con scarso interesse il mondo comunale, che ancora era stato fondamentale per Dante: non il particolarismo locale gli interessa ma la grande cultura dei dotti d’Europa, trasmessa dal latino, la lingua universale del tempo. Il suo sguardo sul mondo classico, inoltre, è profondamente diverso da quello di Dante: la conoscenza capillare della letteratura, della filosofia e della storiografia latine lo portano a percepire una netta frattura tra il proprio tempo e il mondo antico e a porre in crisi profonda quel concetto di continuità (translatio) tra cultura classica e cultura cristiana, che aveva rappresentato per secoli un termine di paragone.

 

Un intellettuale alla ricerca di sé stesso

Alla fede nelle grandi istituzioni medievali Petrarca sostituisce un ideale individualistico, fondato sulla conoscenza di sé: conoscenza incerta e provvisoria, da verificare ogni volta alla luce dell’esperienza. Questo modo di interpretare la funzione dell’intellettuale comporta alcune importanti conseguenze. Innanzitutto il suo profondo concetto di humanitas per la prima volta assegna il posto più importante alla sfera morale, messa alla prova nella vita concreta degli uomini nella storia, rispetto a quella speculativa astratta, che fino al quel momento il Medioevo considerava prerogativa specifica dell’attività intellettuale. In secondo luogo, in lui si manifesta una completa sfiducia nel potere e, implicitamente, la necessità di una completa indipendenza dell’intellettuale da esso.

 

Elogio della molteplicità

Dagli scritti di Petrarca si può cogliere una decisa scelta di campo per tutto ciò che è particolare e frammentario rispetto a ciò che è universale, per il molteplice rispetto all’unitario. Egli vede il cammino della vita umana non come un percorso lineare ma come un labirinto in cui si può errare (cioè sbagliare o perdersi) in molti modi. La molteplicità e la frammentarietà fanno parte del mondo stesso e, di riflesso, si ritrovano anche nell’io e nella scrittura che cerca di rappresentarlo. È anche per questa consapevolezza che Petrarca può essere considerato il primo intellettuale moderno, il fondatore di una nuova e più sfaccettata idea di interiorità.

Vedi anche