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09.09.2019

Videolezioni con l'autore Stefano Prandi - Dante, il «fabbro» che seppe dire l’inesprimibile

 

Nelle videolezioni di Letteratura italiana, Stefano Prandi ci offre una chiave di lettura per la comprensione e l’interpretazione dei grandi autori.

In questo articolo proponiamo la lezione dedicata a Dante Alighieri, seguita da un sintetico commento.

 

Dante, padre della tradizione letteraria italiana

Dante Alighieri può essere definito il fondatore della lingua letteraria italiana: per utilizzare un’espressione da lui stesso coniata, il «miglior fabbro» del volgare. In un’epoca come quella medievale, che non assegnava ancora alla figura dell’intellettuale laico una fisionomia definita e un prestigio sociale ufficialmente riconosciuto, Dante costruisce dal nulla il mito di un’esistenza tutta fondata sulla letteratura, con una scommessa sul suo valore universale che sino a quel momento nessuno aveva tentato.

Il segno della presenza fondativa di Dante nell’identità culturale italiana è confermato dal fatto che di essa si ritrova traccia – unico caso di diffusione popolare di un classico medievale – anche nella lingua quotidiana contemporanea, che ha ripreso dal suo capolavoro, la Commedia, molti termini ed espressioni: «il gran rifiuto», «il bel Paese», «fare tremare le vene e i polsi», «inurbarsi» ecc.

 

Vita e letteratura: un’autobiografia sublimata

Eppure, a fronte di questa universale capacità di Dante di parlare alle più diverse culture e in ogni tempo, resta il dato di fatto del carattere assolutamente singolare della sua figura. La natura eccezionale di Dante risiede nel fatto che egli è il primo scrittore a costruire, consapevolmente, il mito della propria biografia. L’autobiografismo è, infatti, un tratto presente in quasi tutte le sue opere. Un autobiografismo che offre al lettore, però, solo gli elementi più significativi a livello ideale e simbolico (primo fra tutti l’esilio), tacendone molti altri, per esempio le informazioni sulla famiglia di origine o sulle condizioni di vita dopo la cacciata da Firenze.

In effetti, anche se Dante ci ha parlato quasi sempre di sé, abbiamo pochi dati certi su di lui e sulla cronologia delle sue opere, che sono state e sono oggetto di continue controversie tra i critici. Uno di essi, Marco Santagata, ha recentemente proposto per Dante l’azzeccata definizione di «arcipersonaggio»: una figura, cioè, capace di realizzare un’unica grande narrazione che si snoda dalla Vita nuova alla Commedia e che ha lo scopo di mettere in luce la propria eccezionalità. Nelle opere dantesche, dunque, il rapporto tra vita e letteratura appare tutto sbilanciato in favore della seconda: è grazie a essa che i minuti accadimenti storici trovano una loro traduzione universale e diventano evidenti ai lettori di ogni tempo.

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