Ricerca

18.05.2021

La poesia di Amelia Rosselli

 

 

Amelia Rosselli (1930-1996) nasce a Parigi, dove il padre Carlo Rosselli è in esilio perché antifascista. La madre Marion Catherine Cave è un’attivista inglese, vicina agli ambienti del socialismo britannico. Amelia vive in vari paesi, studia musica e scrive in italiano, inglese e francese; nel 1964 pubblica il primo volume di versi, Variazioni belliche, a cui seguono nel 1969 Serie ospedaliera, nel 1976 Documento (1966-1973) e poi numerose altre opere poetiche e non solo. Nelle sue composizioni hanno un ruolo centrale la metrica e la musicalità; l’uso di originali versi omogenei dal punto di vista tipografico, unito a un forte sperimentalismo linguistico e all’indagine di stati psichici alterati, fanno del suo percorso un caso unico all’interno della letteratura italiana del Novecento.

 

Proviamo a osservarlo da vicino leggendo un testo compreso nella raccolta Serie ospedaliera, che testimonia l’esperienza di un lungo ricovero in clinica psichiatrica. Il titolo è Tenere crescite, e così inizia anche il primo verso: due parole sdrucciole aprono la porta di un ospedale all’alba. La depressione che costringe a letto la prima persona che scrive, definita «ansia o angoscia», ha qualcosa di dolce, di tenero, avvolgente, e cresce come il sole che sta sorgendo. Forse qualcuno le ha appena somministrato dei farmaci per calmarla, per permetterle di «esistere» (se esistere significa stare nel mondo dei sani),  eppure lei non riesce ad essere grata a questi tentativi di sedarla, perché insieme all’angoscia «distruggono» anche qualcosa di molto prezioso, qualcosa che non riesce del tutto ad «amare» ma che sente ugualmente come cruciale per la propria identità.

La posta in gioco è la personalità, la possibilità di definirsi come individuo, e la partita è tra un io turbato, che parla posando le parole una accanto all’altra senza un predicato pianificatore, e dei «coloro» indeterminati e generici: forse il personale dell’ospedale, forse le voci provenienti da fuori che rimandano un’idea di vitalità senza paura, forse l’uomo presente nella stanza (un familiare, un amico?) che chiude le imposte, convinto che quelle voci disturbino il riposo della donna, e che viene sarcasticamente apostrofato come un «quasi genio».

Dietro i versi, che solo a una prima lettura possono apparire ermetici, Amelia Rosselli evoca uno stato d’animo di disagio, noia e senso di incomunicabilità, dipinto con pennellate sovrapposte invece che con contorni netti ma non per questo meno preciso.

Centrale è l’interferenza, anche linguistica, del termine «disturbanza» (dall’inglese disturbance, “disturbo”, qualcosa di fastidioso o rumoroso), connessa alla vita che si svolge fuori dalla finestra senza paura e anzi è il contrario stesso della paura – dato che «temere è morire». Questa, con la sua carica perturbante, si contrappone all’espressione colloquiale «disturbarsi per così poco» che trasmette invece l’eccessiva prudenza, la paura eccessiva, l’impossibilità di comunicare e comprendere le esigenze più profonde, fosse anche soltanto quella di tenere la finestra aperta per ascoltare la vita che continua a scorrere fuori dalla stanza dell’ospedale.

 

Tènere crescite

 

Tènere crescite mentre l’alba s’appressa tènere crescite

di questa ansia o angoscia che non può amare né sé né

coloro che facendomi esistere mi distruggono. Tenerissima

la castrata notte quando dai singulti dell’incrociarsi

della piazza con strada sento stridori ineccepibili,

le strafottenti risa di giovinotti che ancora vivere

sanno se temere è morire. Nulla può distrarre il giovane

occhio da tanta disturbanza, tante strade a vuoto, le

case sono risacche per le risate. Mi ridono ora che le

imposte con solenne gesto rimpalmano altre angosce

di uomini ancor più piccoli e se consolandomi d’esser

ancora tra i vivi un credere, rivedo la tua gialla faccia

tesa, quella del quasi genio – è per sentire in tutto

il peso della noia il disturbarsi per così poco.

 

da Amelia Rosselli, Serie ospedaliera, Il Saggiatore 1969

 

Spunti di riflessione

 

 

 

La sintetica analisi della poesia vuole essere un invito alla lettura di Amelia Rosselli, di cui proponiamo anche altri testi nell’allegato scaricabile e nella selezione della rivista “Nuovi Argomenti” disponibile online.

 

Per contestualizzare le figure dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, uccisi su ordine di Mussolini nel 1937, suggeriamo due articoli pubblicati su “Il Post” e il video di storia sull’età dei totalitarismi, mentre chi volesse soffermarsi sugli anni Sessanta, periodo in cui Amelia Rosselli compone le poesie di Serie ospedaliera dando voce alla propria guerra personale con sé stessa, può servirsi del video di storia sulla Guerra fredda.

 

Tra i numerosi approfondimenti critici sulla poetessa suggeriamo alcuni articoli consultabili online: un contributo di Andrea Cortellessa sulla rivista “Alfabeta 2”, uno di Giacomo Magrini su “Le parole e le cose” e uno di Paolo Gervasi su “Doppiozero”.

Un utile consiglio di lettura, per chi volesse approfondire le questioni interpretative , può essere il volume Laura Barile legge Amelia Rosselli, pubblicato da Nottetempo: sul sito dell’editore è possibile consultare le prime pagine del libro.

 

Per un’esplorazione multimediale dell’universo di Amelia Rosselli, proponiamo invece alcuni materiali video e audio. Tra i primi ci sono un’intervista del 1995 in cui la poetessa affronta il tema della solitudine e vari altri interventi raccolti dalla rubrica Rai “Scrittori per un anno”. Tra gli audio, infine, ci sono i “Gettoni di Poesia” dedicati all’autrice e l’approfondimento di Andrea Cortellessa, entrambi realizzati da Rai Radio 3.

 

Leggi le poesie:

 

Leggi gli articoli:

 

Leggi i contributi:

 

Consulta la scheda:

 

Guarda i video:

 

Ascolta gli audio: