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08.09.2021

La letteratura e il lavoro

 

 

La parola italiana lavoro deriva dal sostantivo latino labor, che significa “fatica”, “sforzo”: secondo il dizionario indica qualsiasi impiego di energie volte a uno scopo, che sia la realizzazione di un prodotto o l’attivazione di un servizio finalizzato a un’utilità generale.

Il lavoro è dunque sempre una fatica, una tortura, una servitù, un tempo offerto ad altri e sottratto a sé? Oppure può essere anche fonte di piacere, tramite per la realizzazione personale, strumento di libertà?

Da un punto di vista storico-filosofico il diritto-dovere del lavoro, sancito dall’articolo 4 della nostra Costituzione, può essere messo a confronto con il pensiero di Karl Marx, su cui è disponibile un video nella playlist di filosofia del canale YouTube HUB Scuola.

Guarda il video Il lavoro è un fattore di emancipazione? (K. Marx)

Ma anche la letteratura, con il suo sguardo acuto e trasversale, offre molteplici spunti di riflessione su questo tema: tra le numerose opere sia italiane sia internazionali, suggeriamo un possibile percorso da proporre agli studenti per farli riflettere su un argomento sempre centrale, nel presente come nel loro futuro.

Cominciamo dai nostri “antenati” recenti, descritti in una poesia del 1932 di Cesare Pavese (1908-1950) che porta proprio questo titolo, compresa nella sua raccolta poetica d’esordio, Lavorare stanca (1936). Con i suoi caratteristici versi lunghi, dal respiro narrativo, Pavese narra una condizione umana antropologicamente ben definita: la civiltà contadina delle Langhe, con la sua immobilità, la sua ostilità verso gli “estranei” e la sua secolare misoginia, in cui qualsiasi tentativo di uscire, qualsiasi aspirazione a una vita diversa, ha come prezzo lo sradicamento. Al realismo della descrizione si unisce un tono mitico-simbolico: l’identificazione con la cultura contadina è profonda ma al tempo stesso l’autore ne mostra i limiti, le nevrosi e il senso di soffocamento.

Che lavorare stanchi significa non solo che affatica ma anche, con terminologia marxista, che porta all’alienazione: un lavoro ripetitivo e pesante, in altri termini, allontana da sé stessi, fa diventare proprietà di qualcun altro.

Tra i contemporanei critici rispetto a questo tipo di lavoro c’è Elio Pagliarani (1927-2012) poeta che fa parte della Neoavanguardia italiana, incluso anche nell’antologia I novissimi che Alfredo Giuliani cura nel 1961. Nel poemetto La ragazza Carla, del 1960, Pagliarani racconta le giornate di una giovane dattilografa impiegata in una compagnia di import-export milanese, tra la vita in famiglia, le mansioni spersonalizzanti, il corteggiamento di un collega. Attraverso accostamenti di punti di vista e linguaggi diversi, Pagliarani tratteggia un’esistenza alienata dall’industria, una giovinezza consumata nel lavoro in condizioni di sfruttamento, criticando implicitamente la concezione che fa di quest’ultimo qualcosa che dà diritto alla vita stessa, senza il quale si perde l’identità personale: «Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno. / adesso che lavori ne hai diritto / molto di più».

Cesare Pavese

 

Ma esiste un modello di lavoro differente? Un’attività che non sia solo un sacrificio in cambio di denaro? Un impiego di energie durante il quale il tempo passa velocemente e gioiosamente?

Risponde affermativamente un altro grande autore italiano, conosciutissimo per la sua testimonianza dal lager di Auschwitz  – al cui ingresso era posta la scritta Arbeit macht frei, cioè “il lavoro rende liberi” in tedesco – ma che di mestiere fa il chimico: Primo Levi (1919-1987). Nel romanzo La chiave a stella (Einaudi 1978), infatti, Levi scrive: «se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra; ma questa è una verità che non molti conoscono».

 

Leggi le poesie:

  • Cesare Pavese, Antenati in allegato
  • Elio Pagliarani, La ragazza Carla in allegato

 

Leggi l’estratto: 

 

Spunti di riflessione

Per chi volesse approfondire la figura di Cesare Pavese, romanziere, poeta e traduttore, collaboratore della casa editrice Einaudi, arrestato per il suo antifascismo e condannato al confino in Calabria a metà degli anni Trenta, sono numerosi i materiali disponibili.

Oltre al video che contestualizza la corrente del Neorealismo, a cui appartengono alcune sue opere, mettiamo a disposizione la videolezione di Stefano Prandi. Segnaliamo inoltre un documentario su Pavese, con varie testimonianze della nipote, e l’adattamento radiofonico del romanzo La luna e i falò, letto da Remo Girone.

Tra gli approfondimenti della Rai si può inoltre ascoltare un estratto del poemetto La ragazza Carla di Elio Pagliarani, letto dall’autore stesso, e guardare un video che mostra l’autore davanti alla sua biblioteca.

Su Primo Levi, infine, tra i numerosissimi materiali presenti online consigliamo alcuni approfondimenti specificamente dedicati a La chiave a stella, nonché la lettura ad alta voce  di un estratto dalla sua raccolta di racconti dedicati al mestiere di chimico: Il sistema periodico (Einaudi 1975).

 

Guarda i video:

 

Ascolta l’audio: 

 

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Leggi gli approfondimenti:

 

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