Ricerca

01.09.2021

La musica nell'antica Grecia

 

 

Se possiamo ancora ammirare l’arte e l’architettura greca è perché si tratta di oggetti fisici: statue, pitture, edifici che, anche se sotto forma di copie, sono riusciti a giungere fino ai nostri giorni. Più complesso è il discorso che riguarda la produzione letteraria, non solo perché la trascrizione nel corso dei secoli ha compromesso il testo, ma anche perché i componimenti venivano quasi sempre recitati e cantati. Ma, nonostante siano in un certo senso incompleti, ancora oggi possiamo leggere le tragedie di Euripide o le poesie di Saffo.

E per quanto riguarda la musica, uno dei pilastri della cultura greca? Cosa ci è rimasto? Poco e niente, a dir la verità. Infatti, non solo essa è un’arte che va ascoltata e che, ovviamente, non poteva essere riprodotta, ma per di più non ci sono giunte molte testimonianze di brani musicali dell’epoca. Uno dei pochi reperti superstiti è l’epitaffio di Sicilo, risalente al I secolo d.C.: si tratta di una piccola colonna su cui è incisa una canzone funebre, sul cui testo sono poste le note da intonare. Ma come sono riportate queste note? I greci e i romani non conoscevano la scrittura musicale così come la usiamo noi, perché il pentagramma ha origine nel medioevo. Avevano però un loro metodo per scrivere le melodie: associavano le lettere dell’alfabeto a una precisa altezza di una nota. Anche questo si somma alla difficile codifica delle composizioni musicali degli antichi greci.

Riprodurre le musiche com’erano esattamente all’epoca è pressoché impossibile, nonostante ciò, numerosi sono i tentativi moderni. Puoi provare a sentire un rifacimento dell’epitaffio di Sicilo, ascoltando il seguente video:

 

Clicca qui per guardare il video

 

Se sono poche le testimonianze di scrittura musicale greca, sono rimaste invece molte tracce nell’arte di rappresentazioni di eventi musicali e quindi degli strumenti utilizzati. Quali erano? Due sono i più famosi e i più comuni all’epoca: la cetra e l’aulós. La prima è uno strumento a corde caro ad Apollo, costruito con una cassa di risonanza che in antichità era fatta dal carapace di una tartaruga. La leggenda infatti vuole che il giovane Hermes, mentre stava giocando con una tartaruga, la uccise e svuotò il suo guscio. Vi applicò allora delle corde e creò uno strumento musicale che regalò ad Apollo, con cui aveva un debito. Essendo accostato al dio delle arti e della ragione, la cetra rappresentava un tipo di musica razionale e pura. L’aulós, invece, era legato ai culti di Dioniso, il dio dell’ebrezza, perché risvegliava comportamenti istintivi. Erroneamente associato al flauto, è uno strumento a fiato doppio, la cui invenzione si attribuisce ad Atena. Sembra infatti che la dea volesse ricreare il grido, atroce e irrazionale, di Medusa, ma si accorse che suonandolo le si deformava il volto e lo gettò via. Fu un satiro a trovarlo e a sfidare Apollo in una gara di musica: è evidente come questi due strumenti mostrassero due diverse concezioni della musica anche attraverso le divinità, in perenne conflitto nelle arti classiche, a cui sono associati.

Nell’antica Grecia la musica occupava un ruolo molto importante e abbracciava vari ambiti. Non solo era inseparabile dai componimenti poetici, dalla danza e dal teatro, ma veniva utilizzata anche in ambito religioso e medico: veniva considerata come una cura per l’anima. Proprio la parola musica, che deriva da μουσική, significa “arte delle Muse” per il particolare rilievo che questa disciplina aveva nella vita sociale e religiosa e per la sua profonda connessione con le altre arti.

La musica era talmente importante che veniva addirittura legata allo studio della matematica: furono Pitagora e i pitagorici a creare degli importanti nessi tra questi due ambiti. Studiando proprio queste relazioni, scoprirono che i diversi suoni di una scala erano connessi secondo rapporti numerici. Giunsero così a calcolare le distanze tra le note e scoprirono che un rapporto di numeri si può esprimere in un rapporto armonico, l’intervallo di ottava. Per loro la musica, come la matematica, era qualcosa che coinvolgeva l’intero universo: l’armonia musicale era espressione dell’armonia matematica del cosmo. Infatti le distanze tra i pianeti corrispondevano ai rapporti tra gli intervalli delle note ed erano collocati in un tale equilibrio che la loro rotazione nello spazio creava una sinfonia detta “armonia delle sfere”.

 

 

 

Pitagora fu anche il primo a creare una relazione tra la musica e l’anima, dando vita a un concetto che sarà ripreso dai filosofi successivi con la dottrina dell’ethos, che sosteneva l’influsso della musica sul comportamento dell’uomo. Fu Platone a raccogliere maggiormente questa eredità. Il filosofo greco riteneva la musica alla base dell’educazione dei giovani. Ma tutta la musica? Gli studenti dovevano imparare solo quelle melodie in grado di temprare gli animi, mentre erano da evitare i suoni cacofonici. Favorita era sicuramente la citarodia, la musica composta con la cetra, perché veniva considerata più nobile e pura. Platone ritiene che la musica sia, da una parte, fondamentale, ma che dall’altra possa essere anche dannosa e fonte di disordine e la condanna in quanto forma esclusivamente di piacere. Platone prendeva di mira soprattutto le profonde innovazioni dell’epoca in campo musicale, verso cui manifestava grande ostilità. Una delle critiche riguardava l’aggiunta di nuove corde sulla cetra e di ulteriori fori sull’aulós, che permettevano al musicista di eseguire brani più complessi ma non accettabili per la dottrina dell’ethos perché potevano corrompere gli animi. Viene da chiedersi, chissà cosa direbbe Platone della musica di oggi. C’è il sospetto che non la vedrebbe di buon occhio.

Tu quale musica assoceresti alla citarodia, musica che dovrebbe migliorare le capacità intellettive e veniva ritenuta più nobile, e quale all’aulodia, la musica composta con l’aulós, che risveglia invece la parte più istintiva? Prova a suddividere i generi musicali che ti piacciono in queste due categorie.

Secondo te, la musica può veramente influire sul comportamento degli esseri umani? Può essere dannosa? Può ancora venire considerata come una cura per l’anima?