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08.07.2019

La rottura del monologo accademico: genere e dinamiche di potere nell’università italiana

Di Renato Fontana

 

Gli ambiti professionali nei quali le donne rivestono ruoli decisionali sono ancora pochi, per effetto di quel processo di “segregazione orizzontale” che come conseguenza le vincola a posizioni subordinate, retribuzioni basse e scarse possibilità di carriera. E laddove raggiungono, per esempio in ambito accademico, ruoli di rilievo, si ritrovano condizionate da una sorta di inibizione psicologica che è frutto di meccanismi sociali repressivi.

Tuttavia la biografia di alcune intellettuali intervistate dimostra come sia possibile una concezione del potere capace di scardinare gli attuali automatismi e portare a piena espressione uno stile di leadership femminile.

Come anticipato dallo stralcio appena riportato, un interessante modello femminile di gestione del potere che emerge trasversalmente dalle interviste è il maternage: occuparsi dell’altro, proteggerlo, farlo crescere, costruire rapporti esclusivistici (che sfociano a volte in dinamiche affettive ricattatorie) propri della relazione madre-figlio e trarre gratificazione dal fatto che questi «figli» chiedano costante sostegno.

Tratto da Le donne nell’accademia italiana. Identità, potere e carriera

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