Ricerca

22.12.2020

La storia della plastica

 

 

Economica, versatile, leggera: la plastica è un’innovazione rivoluzionaria e accessibile a tutti. Dal momento della sua invenzione, è rapidamente diventata uno dei materiali più diffusi al mondo. Se provassimo a farla scomparire dalla nostra vita, dovremmo fare a meno della maggior parte degli oggetti che usiamo tutti i giorni: televisori, computer, telefonini, auto…

Le sue straordinarie caratteristiche hanno però anche inaugurato l’era del monouso, un sistema di produzione e consumo non sostenibile, che sfrutta risorse fossili non rinnovabili, immette tonnellate di gas serra in atmosfera e provoca uno spaventoso accumulo di rifiuti nell’ambiente, in particolare in mare.

L’uomo utilizza fin dall’antichità i polimeri naturali, come l’ambra e il caucciù, per modellare oggetti di uso comune e monili. I materiali plastici a cui siamo abituati oggi sono però il frutto di una lunga ricerca scientifica e dell’evoluzione tecnologica sviluppatasi fra l’Ottocento e il Novecento

 

Gli albori della plastica “moderna”

 

La storia della plastica comincia tra il 1861 e il 1862, quando l’inglese Alexander Parkes isola e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine (più nota poi come Xylonite). In principio il materiale era utilizzato per la produzione di manici e scatole, ma anche per i polsini e i colletti delle camicie. La sua prima vera affermazione si ha però solo qualche anno dopo, nel 1870, quando sostituisce il costoso e raro avorio nella produzione delle palle da biliardo. Il nuovo materiale si rivela perfetto anche per i dentisti, che lo impiegavano per le impronte dentali.

 

 

Il ‘900: il secolo della plastica

 

È con il nuovo secolo che si hanno le più importanti innovazioni. Nel 1907 il chimico belga Leo Baekeland ottiene la prima resina termoindurente di origine sintetica, che brevetta nel 1910 con il suo nome: Bakelite (o bachelite).

Nel 1912 Fritz Klatte scopre il processo per la produzione del polivinilcloruro (PVC), che avrà grandissimi sviluppi industriali solo molti anni dopo, per esempio per la stampa dei dischi. Un anno dopo è la volta del Cellophane: flessibile, trasparente e impermeabile è il materiale ideale per l’imballaggio dei cibi!

Nel 1935 negli Stati Uniti viene prodotto per la prima volta il nylon, un materiale dalle molteplici applicazioni, dal mondo della moda al settore militare. Ancora oggi, se non sono di lana o di cotone, le calze in tutto il mondo sono in nylon. Durante la Seconda Guerra Mondiale il ruolo del nylon diventa anche politico. Grazie a questo materiale più impermeabile, più resistente alla luce, a muffe, insetti e funghi, gli USA non hanno più bisogno della seta importata da Giappone o Cina per i loro paracaduti.

Il 1941 è l’anno del polietilene tereftalato (PET), che nel dopoguerra avrà grande successo nella produzione di fibre tessili artificiali: il tessuto noto come pile ancora oggi è in PET. Ma l’oggetto per cui tutti conosciamo il PET è sicuramente la bottiglia di plastica per le bevande.

 

Il secondo dopoguerra

 

Dopo la guerra la plastica rivoluziona le case di tutto il mondo e diventa il simbolo del boom economico. I laminati per l’arredamento e le stoviglie a basso prezzo ad esempio sono fatti con le resine di formaldeide, conosciute con il nome commerciale di “Fòrmica”.

Proprio in quegli anni il chimico italiano Giulio Natta, a partire dagli studi del tedesco Karl Ziegler, scopre come produrre polipropilene isotattico che sarà poi prodotto industrialmente col marchio “Moplen”.

Il “nuovo” materiale è alla portata di tutti e arriva dappertutto: nelle cucine, nei salotti, colora le case, innova abitudini consolidate da secoli e contribuisce a creare lo stile di vita moderno.

La plastica diventa presto un insostituibile strumento anche nel campo della moda, del design e dell’arte.

Nel 1963 Ziegler e Natta ricevono il premio Nobel per la chimica.

 

 

 

Nei decenni successivi la ricerca scientifica e tecnologica hanno fatto passi enormi:

  • I tecnopolimeri grazie alla loro resistenza termica e meccanica sono perfetti per la produzione di palette per le turbine, di pistoni e fasce elastiche per le automobili.
  • Il polimetilpentene (TPX), trasparente e resistente alle alte temperature, è il materiale ideale per le attrezzature utilizzate nei laboratori chimici e negli ambienti ospedalieri.
  • Le poliimmidi non si alterano nemmeno se sottoposte per periodi anche molto lunghi a temperature di 300°C e per questo vengono utilizzate per componenti del motore o per i forni a microonde.

 

Per l’attività con gli alunni:

 

  • Cosa dice la scienza: scopri altri materiali per conoscere tutti i segreti della plastica e il suo impatto sull’ambiente.
  • Mettiamoci al lavoro: attività didattiche per parlare di plastica e tutela del mare a scuola.

 

Vedi anche