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06.09.2021

I coralli: perché è importante conoscerli e proteggerli?

 

 

La cosiddetta “megafauna carismatica” è costituita da quelle specie di particolare impatto mediatico che catturano l’attenzione e l’immaginario del grande pubblico. Animali dalle grande dimensioni quali elefanti, balene e panda sono protagonisti perfetti di campagne atte a sottolineare l’importanza di una maggiore consapevolezza ambientale e di azioni di protezione nei confronti delle specie a rischio. In questa categoria possiamo far ricadere anche i coralli, che sono certamente “mega” se consideriamo barriere coralline come quella australiana (fino a 2300 km di lunghezza), e altrettanto affascinanti grazie agli straordinari colori che ci regalano. Il tutto nonostante il singolo corallo sia relativamente piccolo e i colori non siano dovuti ai coralli stessi ma ai loro simbionti. La convivenza è una costante quando parliamo di barriere coralline, per quanto riguarda le interazioni dei coralli con altri coralli, ma anche con microrganismi e animali con cui sussiste una reciproca dipendenza.

I coralli sono animali appartenenti al phylum degli Cnidari (precedentemente raggruppati nei Celenterati), come le meduse, le idre e le anemoni di mare. Con queste ultime condivide la classe degli Antozoi, termine che dal greco vuol dire “fiori animali”: i coralli assomigliano infatti a piante sottomarine, ma sono animali a tutti gli effetti. Il ciclo vitale dei coralli passa attraverso i cosiddetti polipi, che poi “sbocciano” nell’animale maturo. Il quale deve fare subito i conti con il peso del proprio ruolo ecologico, in quanto la struttura enorme delle barriere coralline ha un certo “carisma” negli oceani. Oltre alla classica immagine dei pesci che trovano rifugio tra di essi, i coralli instaurano una forte simbiosi anche e soprattutto con alcuni microrganismi. Infatti, al di sopra del duro scheletro di carbonato di calcio i coralli accolgono diverse specie di microalghe e cianobatteri, in grado di compiere la fotosintesi e di fornire all’immobile animale il cibo di cui ha bisogno per sopravvivere e riprodursi. In cambio il corallo garantisce supporto fisico e accesso a importanti minerali, che talvolta concorrono negli straordinari colori causati proprio dai microrganismi simbionti.

Questo rapporto è però in costante equilibrio e alterazioni all’ambiente in cui si trovano possono metterlo a repentaglio. L’eutrofizzazione legata allo sversamento incontrollato di nutrienti quali azoto e fosforo, primariamente derivante dai fertilizzanti, porta alla crescita di alghe che possono mettere in pericolo la vita dei coralli. In modo diretto con la sintesi di sostanze tossiche, ma anche indirettamente, limitando fisicamente l’accesso a luce per i microrganismi simbionti, che quindi non possono più sostenere l’animale. Anche l’aumento della temperatura delle acque complica la convivenza, al parti dell’acidificazione dovuta all’aumento di anidride carbonica disciolta. Questi due elementi, connessi alla crisi climatica che stiamo vivendo sono tra le cause dello sbiancamento dei coralli, il cui candido scheletro rimane nudo per l’abbandono delle microalghe e dei batteri.

 

Per approfondire

  • Scopri le meraviglie della Grande Barriera Corallina australiana cliccando qui .
  • Approfondisci qui le cause dello sbiancamento dei coralli qui.
  • Guarda qui un bellissimo video del National Geographic dedicato alle barriere coralline.

 

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