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01.09.2021

Le macchine astronomiche dei greci

 

 

Astrolabio, sfera armillare, macchina di Anticitera … cosa sono? Questi strani nomi si riferiscono a tre importati invenzioni che gli antichi greci fecero nell’ambito dell’astronomia e ci dimostrano, ancora di più, quanto questo popolo fosse all’avanguardia nel campo della scienza. Se i primi due sono rimasti a lungo conosciuti nel campo scientifico, la macchina di Anticitera è stata ritrovata nel Novecento ed è uno strumento estremamente complesso, il cui funzionamento resta ancora in parte immerso nel mistero. Proprio per questo viene considerata il primo calcolatore meccanico della storia.

Ma andiamo per ordine. L’astrolabio piatto, che per alcuni fu inventato da Ipparco di Nicea (II secolo a.C.), è composto da varie parti, solitamente di metallo, assimilate l’una sopra l’altra ed è un calcolatore molto versatile in grado di eseguire operazioni astronomiche complesse.  Aveva varie funzioni, permetteva di stabilire l’ora locale, gli oroscopi, la posizione in latitudine di un corpo, ma veniva utilizzato anche per misurare l’oscillazione dell’asse terrestre. Ebbe un enorme successo in epoca medievale, soprattutto nel mondo arabo, e rimase ampiamente usato fino al XVII secolo quando, con la costruzione di orologi meccanici, divenne fuori moda.

Con il termine astrolabio, però, si intendevano anche strumenti diversi, sempre nell’ambito astronomico, come per esempio l’astrolabio sferico, più comunemente conosciuto come sfera armillare. Si tratta di un oggetto forse addirittura più noto per noi perché fu molto utilizzato nell’arte rinascimentale. Ritorna infatti in varie rappresentazioni, come nell’affresco di Sant’Agostino di Botticelli o nel dipinto Giovanni Borgherini col maestro-astrologo attribuito a Giorgione, perché era considerato un simbolo di erudizione. La sfera armillare è un vero e proprio modellino del sistema solare, una sorta di planetario antico. Ma com’era raffigurato questo sistema solare? Il più delle volte attraverso una visione geocentrica dell’universo: la terra è posta al centro della sfera con intorno un sistema di diversi anelli (armille), tra cui una corona che rappresenta il moto del sole intorno al pianeta.

Si pensa che l’inventore della sfera armillare sia stato Eratostene nel III secolo a.C. Questo matematico e bibliotecario di Alessandria è famoso per una sua importante scoperta. No, non si tratta della sfera armillare ma del calcolo, precisissimo, della superficie della Terra. Come fece? Prima di tutto partì dal presupposto che la Terra fosse sferica, convinzione che avevano molti altri pensatori greci, e poi gli bastò calcolare la distanza tra due città, Alessandria e Siene, e la differente altezza raggiunta dal Sole a mezzogiorno in queste località. Sembra facile, vero? Per nulla! Eppure, più di duemila anni fa questo astronomo, geografo e filologo (sapeva cimentarsi in molte cose) ha calcolato quasi alla perfezione la superficie terrestre senza alcuna tecnologia moderna.

 

Ma torniamo alle nostre macchine perché è rimasta indietro proprio la più interessante: il calcolatore di Anticitera o Antikythera.  Di cosa si tratta e perché è così avvolto nel mistero? Il suo funzionamento è rimasto a lungo indecifrabile sia a causa della sua complessità, sia per la sua scoperta abbastanza recente. Infatti è stato ritrovato agli inizi del Novecento da un gruppo di pescatori che, nei fondali presso l’isola di Cerigotto (Antikythera), avevano scovato il relitto di un’antica nave. Certo, è passato più di un secolo, ma in tutto questo tempo gli scienziati si sono chiesti quale fosse l’utilizzo e il meccanismo di questo oggetto particolare: molti frammenti sono andati perduti e questo ha reso molto più complessa la ricostruzione. All’inizio, a causa della sua tecnologia avanzata, sembrava impossibile che fosse un oggetto così antico e si ipotizzò si trattasse di una macchina recente finita vicino al relitto. Oggi, invece, non ci sono dubbi sul fatto che si tratta di un oggetto costruito in età ellenistica, probabilmente intorno al II o I secolo a.C., per via della rappresentazione dei cinque pianeti visibili all’epoca.

Gli scienziati sono riusciti solo nel 2016 a decifrare un testo posto sul meccanismo che aiuta ad avere alcune spiegazioni sul suo funzionamento e sono giunti recentemente a ricostruire l’oggetto ricreando i pezzi mancanti grazie alle tecnologie 3D. Ma a cosa serviva? Sembra che si trattasse di un dispositivo usato dai greci per calcolare e monitorare la posizione dei corpi celesti, i cicli lunari, le eclissi e le loro intensità. Probabilmente aveva uno scopo educativo, ma poteva servire anche come strumento per la navigazione o per indagini astronomiche.

Sebbene si siano fatti molti progressi nello studio di questa macchina, restano ancora alcune domande da risolvere e non si è giunti a una totale comprensione del suo sistema di ingranaggi. Quello che resta certo, e che di sicuro è la scoperta più sconvolgente, è che ci troviamo davanti a un dispositivo che anticipa di millenni funzionamenti meccanici complessi. Non a caso viene definito da molti il primo prototipo di computer analogico della storia. Questi dispositivi ci dimostrano quanto fosse fondamentale all’epoca la conoscenza dell’astronomia e quanto gli studi su di essa fossero molto moderni. Ma resta ancora un grande quesito: quante cose gli antichi greci avevano già realizzato e creato e quante di queste ci sono ancora sconosciute?

Guarda i video seguenti e leggi gli articoli per saperne di più sulla macchina di Anticitera, l’astrolabio e la sfera armillare

 

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