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11.03.2021

Il mondo ha perso un terzo delle sue foreste

 

 

Secondo gli ultimi dati1 abbiamo perso globalmente un terzo delle foreste mondiali. Praticamente una superficie paragonabile a due volte quella degli Stati Uniti. Abbiamo ancora ben impresse nella memoria le immagini del 2020 della foresta amazzonica divorata dalle fiamme e i cieli dell’outback australiano tinti di rosso dagli incendi fuori controllo. Nonostante questi eventi abbiano raso al suolo chilometri quadrati di foresta il più grande danno che facciamo alle foreste deriva principalmente da ciò che mangiamo, e non solo in tempi recenti.

 

Quando abbiamo iniziato a perdere le foreste?

Se andiamo indietro nel tempo fino a 10.000 anni fa, nel periodo successivo all’ultima glaciazione, le foreste coprivano il 57% delle terre abitabili (considerate a loro volta il 71% delle terre emerse). Questa percentuale corrispondeva ad un totale di 6 miliardi di ettari. Al giorno d’oggi ne rimangono solamente 4 miliardi. Questo vuol dire che negli ultimi 10.000 anni abbiamo perso un terzo delle foreste del pianeta. Il dato più interessante, però, è che di quei 2 miliardi di ettari solo il 10% è stato perso nella prima metà di questo periodo. Cosa è successo negli ultimi 5000 anni?

 

 

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Da 5000 anni fa al 1700 la situazione non è molto cambiata. La popolazione mondiale era molto inferiore ad oggi e cresceva lentamente. Si stima che al tempo sulle Terra vivessero meno di 50 milioni di persone. Nonostante ciò la porzione di terreno media di cui ogni abitante necessitava per il suo sostentamento era molto superiore, probabilmente a causa dello sfruttamento ancora inefficiente delle risorse. Se è vero che il terreno richiesto era maggiore rispetto ad oggi ciò che impattava molto meno sullo spazio coperto da foreste era il numero di persone che avevano bisogno di accedere alle risorse disponibili, enormemente inferiore rispetto alla popolazione mondiale odierna.

Il numero di esseri umani sulla Terra aumenta gradualmente fino all’esplosione demografica del 1700 con il raggiungimento dei 603 milioni di individui. Questo aumento richiedeva per il sostentamento di ognuno uno sfruttamento molto più intenso degli ambienti: gli alberi venivano sistematicamente tagliati per produrre legna, le aree boschive abbattute per lasciare spazio a nuove aree coltivabili e per sfamare le crescenti masse. Perdiamo così il 2% delle foreste totale ogni secolo fino al 1900, quando invece le foreste si riducono del 4%. L’agricoltura vive un momento di grande espansione che oltre alle foreste va a ridurre anche i prati e le zone popolate da arbusti. Insieme ai terreni agricoli aumentano in percentuale anche i territori convertiti a pascolo. Gli esseri umani entrano così nel ventesimo secolo avendo utilizzato metà delle foreste che saranno consumate in totale dall’uomo negli ultimi 8000 anni. L’altra metà verrà consumata solamente nell’ultimo secolo.

Questo scenario ci porta a due interessanti conclusioni. Innanzitutto che lo sfruttamento delle risorse forestali e la diminuzione dello spazio da esse coperto non è solo un fenomeno recente. Poi, che lo spazio deforestato pro capite nei secoli prima al 1900 era molto superiore agli standard odierni, a causa della bassa produttività agricola e dell’enorme uso del legno, anche solo a scopo abitativo o navale. Dunque, si può dire che l’impatto delle attività umane sulle foreste è sempre stato alto. Eppure notiamo dai dati un’enorme impennata nella deforestazione avuto nell’ultimo secolo. Se pensiamo alla causa di tutto ciò ci vengono subito in mente gli scenari urbani di megalopoli che si estendono fino all’orizzonte ma in realtà lo spazio urbano occupa solamente l’1% dei terreni abitabili. Emerge invece come sia molto più grande l’impatto di ciò che mangiamo rispetto a dove abitiamo.

 

 

Per questo motivo se vogliamo cambiare questa tendenza le più grandi innovazioni dovranno essere applicate nel campo agro-alimentare. Questo già emerge dai dati attuali che mostrano come il picco nei tassi di deforestazione degli anni ’80 sia costantemente calato anno dopo anno. Le richieste di terreno agricolo, infatti, sono in costante diminuzione a causa della sempre maggiore resa delle coltivazioni. Basti pensare che dagli anni ’60 ad oggi il terreno agricolo è cresciuto del solo 7% mentre la popolazione è cresciuta del 147% da 3,1 a 7,6 miliardi di persone. In pratica significa che la richiesta di terreno pro capite si è dimezzata negli anni. Con l’introduzione della carne cresciuta in laboratorio e di prodotti di sostituzione è probabile che nei prossimi anni saremo in grado di continuare a mangiare carne come sempre ma di diminuire drasticamente il terreno destinato agli allevamenti.

La situazione potrebbe migliorare ulteriormente se come cittadini riusciremo ad adottare scelte alimentari più sostenibili ma anche a dare valore a importanti opere di riforestazione. Tutto ciò, infatti, sarà inutile se non cerchiamo di ridurre il taglio di alberi e l’utilizzo di suolo boschivo, così da recuperare pian piano quello che abbiamo perso. Le innovazioni che abbiamo visto permetteranno la riforestazione senza avere effetti negativi sulle attività umane che richiederanno in ogni caso sempre meno suolo di quanto abbiano fatto finora. Grazie a queste sinergie i prossimi anni potrebbero davvero essere i più verdi di cui abbiamo memoria.

 

per approfondire:

 

leggi il rapporto annuale della FAO sullo stato delle foreste nel mondo 

 

 

1 FAO and UNEP. 2020. The State of the World’s Forests 2020. Forests, biodiversity and people. Rome.

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