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08.10.2019

La radioattività, dai raggi x alle banane

 

In Germania ancora oggi i raggi X vengono chiamati raggi Rontgen in onore dello scienziato tedesco che per primo, scoprendo che alcuni raggi erano in grado di oltrepassare la materia solida senza essere deviati, si è imbattuto nella radioattività. Rontgen, come ampiamente raccontato in questo podcast, non fu in grado di comprendere fino in fondo con cosa realmente avesse a che fare.

Quasi contemporaneamente, in Francia, Henri Bequerel si era interessato al fenomeno della fosforescenza nei sali di Uranio. Conosceva la scoperta di Rontgen ma ipotizzò di trovarsi di fronte un fenomeno differente. Il Bq, unità di misura della radioattività, è stata chiamata così in suo onore.

Gli scienziati più noti che si occuparono di radioattività furono sicuramente i coniugi Marie e Pierre Curie. Poiché la storia dei due scienziati merita sicuramente di essere approfondita sia per il rilievo delle scoperte sia per il delicato tema delle donne nella scienza, suggeriamo la visione di questo video in classe o a casa come lezione Flipped.

Per un ulteriore approfondimento consigliamo il libro Marie Curie: La signora dei mondi invisibili, di Marco Ciardi.

 

Guarda il video:

Il genio di Marie Curie – TedEd

La radioattività cioè quel processo di trasformazione di alcuni nuclei instabili in altri nuclei, in realtà è un processo naturale che l’uomo ha scoperto, e non inventato. Questo significa che possiamo trovarlo anche fuori dalle centrali nucleari e lontano dagli apparecchi elettronici.

 

Le rocce, ad esempio, emettono radioattività; e questo è un bene per i geologi che, utilizzando la tecnica del carbonio 14 riescono a datare quasi ogni cosa presente in natura.

 

Però c’è di più: noi mangiamo quasi ogni giorno cibi radioattivi. Il “colpevole” è il Potassio-40, elemento presente nella materia organica, e quindi anche nei cibi, come il latte o le banane. Per fortuna è così bassa da non risultare dannosa per il nostro corpo.

 

Attività

Come attività svolgere in classe l’esercizio proposto nel seguente video. Suggeriamo di mettere in pausa pochi secondi dopo l’inizio, in modo che gli studenti abbiano il tempo di vedere il testo del problema e svolgerlo in autonomia.