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14.06.2019

Le storie naturali

Di Primo Levi

 

I quindici racconti che compongono questo libro ci invitano a trasferirci in un futuro sempre più sospinto dalla molla frenetica del progresso tecnologico, e quindi teatro di esperimenti inquietanti o utopistici, in cui agiscono macchine straordinarie e imprevedibili. Le “Storie naturali” sono piccoli congegni narrativi che nascono da osservazioni e idee quotidiane, spesso da un what if?, sostenute da una fantasia sempre irreggimentata tra il possibile e il plausibile, anche quando intinge la penna nel mito.

 

Autore: Primo Levi

Genere: Narrativa

Casa editrice: Einaudi

Anno: 2016 (prima edizione: 1966)

 

Scopo didattico

Primo Levi era un chimico e forse è per questo che nei suoi racconti ci sono così tanti riferimenti alla scienza, anche se spesso tali elementi scientifici sprofondano nel fantasy/mitologico. Troviamo racconti ironici ma anche dolorosi, che affondano mani e unghie nella Storia della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni razziali.

 

Approfondimenti

  • Il racconto “Cladonia rapida” ricorda un articolo scientifico: la scoperta di cui l’anonimo autore rende partecipe la comunità scientifica è quella di un parassita specifico della automobili, quasi queste ultime siano dei veri e propri esseri viventi. Com’è scritto un articolo scientifico? Qual è il processo di pubblicazione?
  • Nel racconto “Versamina” il tema principale è quello di mutare il dolore, la sofferenza, l’angoscia in sentimenti positivi attraverso l’uso di una droga. Quali meccanismi neuronali sono legati all’uso di droghe? Cosa causa la dipendenza?
  • Sei dei quindici racconti del libro hanno come personaggio principale il signor Simpson, commerciale di una società americana, la NATCA, specializzata nella progettazione e vendita di apparecchi fantascientifici come il calometro per scoprire l’indice di bellezza delle persone, un congegno in grado di dirci quanto lontani dallo standard di bellezza sono le persone inquadrate dall’obiettivo. Cosa dicono le neuroscienze sulla bellezza e su quello che le persone ritengono bello?

 

Discussione in classe

L’introduzione di Ernesto Ferrero al volume di racconti pubblicato da Einaudi nel 1997 che contiene, oltre a Storie naturali, anche le successive raccolte Vizio di forma e Lilit comincia così: “un diffuso pregiudizio vuole che chi pratica le scienze esatte e tecniche sia un uomo arido, negato alle altezze dello spirito e all’emozione della creatività vera: può arrivare a risultati pratici e concreti, di utilità quotidiana, ma non aspirare all’Arte.” Siete d’accordo con questa affermazione? Scienza e arte sono diametralmente opposte o muovono entrambe dalla stessa necessità umana di sperimentare, osservare, descrivere?

 

Guarda il video con il racconto Versamina:

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