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16.09.2021

Il DNA come farmaco: la terapia genica

 

 

Il DNA custodisce le informazioni necessarie a far funzionare una cellula, ma purtroppo talvolta esso subisce danni o mutazioni. Nonostante sia un fenomeno naturale, ciò può portare allo sviluppo di malattie, definite genetiche quando il problema risiede direttamente nel DNA. Molti tumori ricadono in questa categoria, insieme a patologie, come la corea di Huntington e la fibrosi cistica, accumunate da mutazioni in un solo gene. Per questo motivo possono essere bersaglio della terapia genica, ovvero una serie di metodologie che hanno lo scopo modificare il DNA del paziente, per risolvere a monte la malattia. È possibile modificare direttamente il genoma del paziente o estrapolare cellule da reinserire una volta modificate.

La metodica chiamata CAR-T consiste nel recupero di alcune cellule del sistema immunitario del paziente (i linfociti T) e della loro modificazione genetica in laboratorio. Lo scopo è quello di istruirle ad attaccare un cancro, mediante l’identificazione di proteine specifiche delle cellule tumorali e diverse da quelle delle cellule normali. Uno dei problemi dei chemioterapici è infatti la poca selettività, che causa danni a più cellule del necessario, causando effetti collaterali come la perdita dei capelli. I linfociti T vengono modificati quindi geneticamente modificati in modo da esprimente una proteina di membrana capace di riconoscere le cellule tumorali, e guidare il sistema immunitario all’attacco delle stesse una volta reinserite nel paziente.

Similmente, possiamo affrontare una malattia chiamata ADA-SCID, che porta i pazienti ad avere un sistema immunitario talmente compromesso da costringerli a vivere isolati dall’ambiente all’interno di una bolla, in quanto anche una minima infezione potrebbe risultare fatale. Nelle persone affette da questa malattia il gene ADA codificante l’enzima adenosina deaminasi è disattivato, mandando in tilt la replicazione del DNA: ciò porta a grossi problemi a cellule in crescita come quelle del sistema immunitario. Per sopperire a tale mancanza una possibilità è il trapianto di midollo osseo, in modo da fornire cellule che presentano il gene corretto, ma non sempre è possibile trovare un donatore idoneo. Per questo motivo il farmaco Strimvelis permette la modificazione genetica delle cellule staminali del paziente in laboratorio, in cui viene inserita la versione corretta del gene ADA, per poi trasferirle nel corpo mediante la trasfusione.

Ancor più comodo sarebbe modificare direttamente le cellule del paziente, ma ciò comporta dover affrontare alcuni ostacoli da superare. Come per esempio il trasporto corretto del DNA alle cellule bersaglio, evitando che il nostro sistema immunitario lo distrugga facendo il proprio compito. Nanoparticelle di diversa natura possono servire allo scopo, tali anche da indirizzare in maniera specifica il DNA, riducendo gli effetti collaterali. In questo senso alcuni virus possono esserci utili, in quanto già in grado di eludere le nostre difese: un esempio è il virus HIV modificato in modo da non causare AIDS ma piuttosto trasportare DNA utile a combattere alcuni tumori.

 

Per approfondire

 

  • Clicca qui e scopri le caratteristiche dello Strimvelis e la sua approvazione da parte dell’Agenzia Europea di Medicina (EMA) 
  • Guarda il video dedicato alla terapia genica 
  • Guarda il video e scopri l’uso di CAR-T nella cura dei tumori, mediante il racconta di una ricercatrice della Fondazione Umberto Veronesi 

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