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29.08.2019

Chiedi al biologo - Videointervista a Cecilia Claudi

 

Intervista a: Cecilia Claudi, dottoranda presso la Scuola Europea in Medicina Molecolare (SEMM) di Milano

Interessi scientifici: mitosi, microtubuli, biologia molecolare, genetica

Quali animali ci permettono di comprendere meglio come funzioniamo

La sperimentazione di nuovi farmaci e tecniche terapeutiche non può essere rivolta direttamente sugli esseri umani, sia per ragioni di sicurezza sia per evidenti problemi etici. Perciò la ricerca scientifica usa spesso “animali modello”, più simili a noi di quanto potrebbe sembrare: diversi meccanismi cellulari, infatti, sono conservati evolutivamente e risultano simili in specie diverse, in virtù della discendenza da un antenato ancestrale in comune.

La scelta del modello dipende dal processo biologico d’interesse e da elementi come la complessità, la velocità di riproduzione e i costi di mantenimento dell’organismo stesso. Per esempio, il verme C. elegans, il moscerino della frutta D. melanogaster e la rana X. laevis sono i modelli più usati per studiare lo sviluppo embrionale e la fisiologia che caratterizzano i complessi organismi pluricellulari.

Anche la comune gallina ovaiola G. domesticus può essere utilizzata come modello; gli embrioni di pollo sono stati storicamente utilizzati per comprendere lo sviluppo embrionale e i meccanismi che lo controllano, e ancora oggi alcuni laboratori utilizzano G. domesticus per studiare malattie come il cancro alle ovaie. Tuttavia, data la sua stretta vicinanza evolutiva all’uomo, il modello animale più diffuso è il topo M. musculus, che viene utilizzato anche per riprodurre malattie umane, comprenderne le cause e sperimentare nuove terapie.

La sperimentazione animale pone certamente delicate questioni etiche relative al benessere animale ma, alla luce delle nostre conoscenze attuali, rimane imprescindibile per la comprensione del nostro organismo e lo sviluppo di nuove terapie.

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