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20.02.2021

I giovani e la Costituzione

 

 

 

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.”

 

Il 26 gennaio 1955 Piero Calamandrei si rivolse ai giovani per spiegare loro il valore simbolico della Costituzione italiana, la sua genesi, ma soprattutto l’eredità civile che l’Assemblea costituente ha lasciato ai giovani, di allora e di oggi.

La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, è la fonte “super primaria” dell’ordinamento italiano. Per tale ragione le leggi emanate dal Parlamento (o dai Consigli regionali) e gli atti avente forza di legge (decreti-legge e decreti legislativi) non possono contrastare con essa. Anche l’ordinamento internazionale e comunitario deve fare i conti con la Costituzione italiana e soprattutto con i primi dodici articoli (i Principi fondamentali).

Il testo costituzionale, composto da ben 139 articoli, è il simbolo della rinascita del Paese dopo il ventennio fascista, della fiducia nel progresso economico e dell’uguaglianza; è frutto dell’intelletto di tante donne e di uomini che per il bene comune hanno dialogato e consegnato alla storia, come disse l’attore Roberto Benigni, la Costituzione più bella del mondo. Quella tensione morale, quell’eco storico delle parole usate da Piero Calamandrei riecheggiano tuttora e sono quanto più attuali per i giovani di oggi.

Gli spunti di riflessione offerti da Calamandrei sono molti, qui di seguito alcuni dei passaggi più significativi.

 

E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da

compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi! E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica.”

 

La Costituzione italiana è caratterizzata dalla coesistenza di norme immediatamente applicabili e norme programmatiche; quest’ultime sono il frutto di complessi risultati politici di sintesi e di compromesso fra le diverse anime politiche, che richiedono un intervento normativo ulteriore per essere attuate. Calamandrei ha sottolineato l’importanza di adottare gli interventi normativi necessari affinché quelle norme programmatiche non rimanessero solo un programma, ma fossero attuate. Le principali norme programmatiche attengono ai diritti sociali (diritto al lavoro, assistenza sociale, diritto alla salute e così via…), la cui effettività è subordinata ad un intervento positivo dello Stato. La Corte costituzionale (sentenza n. 1/1956) ha stabilito il principio secondo cui tutte le norme costituzionali sono immediatamente, utilizzabili come parametro di legittimità. Questa conclusione è particolarmente significativa perché nei primi anni dopo l’entrata in vigore della Carta si era diffusa l’idea che le norme programmatiche, quelle che si fatto tratteggiavano il volto dello Stato sociale, fossero meno importanti delle altre.

 

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta”.

Questo passaggio è particolarmente suggestivo. Calamandrei ribadisce che la Costituzione fonda le proprie radici nei secoli passati; ad, esempio l’art. 27 Cost. sul divieto della pena di morte rievoca Cesare Beccaria e la sua celebre opera “Dei delitti e delle pene” (1764) con la quale il giurista milanese introdusse il principio allora rivoluzionario della funzione rieducativa della pena e dell’importanza della risocializzazione del condannato. Calamandrei riconosce anche l’importanza del sacrificio di tutti coloro che hanno combattuto contro il regime fascista affinché i principi di libertà, uguaglianza e democrazia fossero proclamati ed, infine, quanto al futuro investe i giovani del fondamentale compito di essere custodi della Costituzione.

 

“Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione […] c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.”

 

È importante conoscere da dove viene la Costituzione, chi l’ha scritta e perché, il significato più profondo degli articoli che contiene, perché altrimenti essa diventa carta morta, una mera testimonianza del passato, incapace di rispondere alle esigenze di un Paese in continuo cambiamento. E, infatti, “…perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”. Se Piero Calamandrei fosse ancora vivo, si rivolgerebbe ai giovani nati degli anni 2000, li esorterebbe a dare il loro spirito alla Costituzione, la loro gioventù, a farla vivere, sentirla come loro, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica.

 

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