Ricerca

28.04.2021

La violenza sui sanitari. Cronaca di un fenomeno attuale

 

.

 

Con l’espressione “violenza sui sanitari” s’intende il fenomeno che coinvolge quelle condotte offensive e violente poste in essere ai danni di medici, infermieri, operatori sociosanitari, soccorritori nell’esercizio della propria attività lavorativa o di volontariato.

In generale, secondo uno studio condotto dall’Università Tor Vergata di Roma, 5.000 infermieri ogni anno subiscono violenze fisiche o verbali; nel corso della propria vita, l’89% degli infermieri è stato vittima di violenza fisica, verbale e sessuale sui luoghi di lavoro.

Dai recenti fatti di cronaca si è registrato un aggravamento dei casi di violenza contro le categorie di lavoratori coinvolti, nonché di episodi di danneggiamento ai mezzi di soccorso di emergenza. Al fine di tutelare gli operatori sociosanitari e socioassistenziali a metà agosto dello scorso anno è stata approvata la legge n. 113, rubricata “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.” Con i termini “operatore sanitario” e “operatori socio sanitari” ci si riferisce ad una platea di professionisti piuttosto ampia, ovverosia, oltre a medici ed infermieri, anche biologi, farmacisti, veterinari, ostetriche, tecnici sanitari di laboratorio, di radiologia, assistente sociale, sociologo, educatore professionale, soccorritore, chiunque svolga attività ausiliarie di cura e assistenza.

 

LEGGE N. 113/2020: OBIETTIVI E NOVITA’ NORMATIVE

La legge approvata recentemente in tema di violenza contro i sanitari riveste un’importanza fondamentale, in quanto modifica direttamente il codice penale, come di seguito riassunto.

 

  1. Introduzione di un secondo comma all’art. 583 quater c.p., il quale stabilisce che “Le stesse pene si applicano in caso di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, nell’esercizio o a causa di tali attività. Questa fattispecie di reato prevede che se la persona offesa è un pubblico ufficiale (con la legge 113/2020 anche un operatore sanitario o sociosanitario) la pena è più severa e prevede la reclusione fra otto e sedici anni.
  2. Nuova aggravante comune all’articolo 61, n. 11 octies c.p.: “..L’avere agito, nei delitti commessi con violenza e minaccia, in danno degli esercenti le professioni sanitarie, nonché chiunque svolga attività ausiliaria di cura assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, a causa o nell’esercizio di tali professioni o attività”. In sede di procedimento penale, nella fase di determinazione della pena, il Giudice potrà aumentare la pena nel caso in cui il reato sia stato commesso ai danni di un operatore sanitari mentre esercitava la propria professione.
  3. In merito ai reati agli articoli 581 e 582 c.p. è stata introdotta la procedibilità d’ufficio. Ciò significa che il procedimento penale prende avvio anche in assenza di una denuncia-querela presentata dall’operatore sanitario o socioassistenziale vittima dei reati di percosse aggravate e lesioni personali.

 

Oltre alle modifiche al codice penale, la legge n. 113/2020 stabilisce che:

 

  • Se il fatto non costituisce reato, è prevista una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro per chiunque attui condotte violente, ingiuriose e moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso funzionali allo svolgimento di dette professioni presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private.
  • La legge impone la predisposizione da parte delle strutture sanitarie di idonei protocolli operativi con le Forze dell’ordine per garantire interventi tempestivi oltre a prevedere all’interno dei piani per la sicurezza. I protocolli, se adottati e correttamente utilizzati, potranno costituisce un valido strumento di prevenzione di detti episodi di violenza. Dovranno essere predisposti canali di intervento rapido sul luogo dell’aggressione a seguito di segnalazione. Allo stesso tempo, con particolare attenzione a casi già segnalati alle Forze dell’ordine, gli operatori sanitari che visitano o eseguono terapie a domicilio potranno “muoversi” in coppia.
  • Introduzione della “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari” al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica verso questa problematica. La data dovrà essere individuata tramite un decreto del Ministero della Salute.
  • La legge prevede, infine, l’istituzione di un “Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori del settore sanitario” presso il Ministero della Salute con l’obiettivo di a) monitorare gli episodi di violenza ai danni degli operatori nel settore; b) promuovere la formazione del personale medico e sociosanitario per gestire e prevenire il conflitto.

 

L’obiettivo della legge 113/2020 è stato quello di tutelare quei lavoratori che sono spesso il “bersaglio” di comportamenti offensivi e violenti frutto dell’odio, dell’ignoranza e della frustrazione altrui, tutte condizioni psicologiche che durante la pandemia sono esplose o si sono acuite. In questo senso, quindi, la legge rappresenta anche un “fallimento” della cultura e la società civile italiana perché se è stato necessario approvare una legge ad hoc significa che la società civile non è stata in grado di proteggere i suoi operatori sanitari dai vili attacchi perpetrati ai loro danni. In questo senso, il diritto positivo ha il compito di intervenire quando le regole di convivenza e di rispetto dell’altro non sono in grado nei fatti di tutelare adeguatamente la vita e l’incolumità personale.

 

 

Vedi anche