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01.09.2021

La riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari

 

 

 

 

  1. PREMESSA. ORIGINE DEL DIBATTITO SUL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Il 19 ottobre 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la Legge costituzionale n. 1 del 2020, all’esito del risultato del referendum costituzionale svoltasi nelle date del 20 e 21 settembre 2020 e rubricata “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”.

La questione in merito alla necessità di prevedere un numero contenuto dei membri del Parlamento risale agli anni della stesura della Costituzione italiana. Durante una seduta dell’Assemblea costituente, l’on. Conti aveva valorizzato la tesi secondo la quale fosse necessario «…ridurre al massimo il numero dei membri della prima e della seconda Camera» e che «fra tutte e due le Camere si dovrebbe arrivare ad una cifra che equivalga a quella della Camera attuale; cinque o seicento deputati e senatori in tutto». L’impostazione dell’On. Conti è stata accolta anche da altri illustri membri dell’Assemblea costituente, quali Luigi Einaudi (primo Presidente della Repubblica della Repubblica italiana) e Gaspare Ambrosini (che divenne Presidente della Corte costituzionale).

All’esito del vivace dibattito circa l’opportunità di contenere il numero dei parlamentari, l’Assemblea costituente decise di seguire un’impostazione “intermedia” e di prevedere una proporzione che prevedesse un deputato ogni 80.000 abitanti e di un senatore ogni 200.000 abitanti.

La questione, oggi risolta con la legge n. 1/2020, è stata da sempre al centro della storia politica e, soprattutto dagli anni Ottanta, è divenuta oggetto di diversi progetti di riforma in tal senso.

  • Commissione Bozzi (IX legislatura). Senza mai elaborare un vero e proprio progetto di riforma, tale Commissione ha predisposto una serie di alternative alla composizione originaria del Parlamento (ad esempio, una delle ipotesi prospettate 480-500 membri per la Camera e 240-250 per il Senato;
  • Commissione bicamerale per le riforme istituzionali D’Alema (XIII legislatura). Esame di un progetto che conferiva la possibilità per una legge ordinaria di individuare il numero dei deputati fra un minimo di 400 e un massimo di 500 e fissando il numero dei senatori in 200 membri;
  • Disegno di legge costituzionale c.d. Calderoli (XIV legislatura), che prevedeva 518 membri per la Camera e 252 per i Senatori. La riforma costituzionale è stata oggetto di referendum costituzionale confermativo, ma ha avuto esito negativo.
  • Bozza Violante A.C. n. 553 e abbinati-A (XV legislatura) prevedeva 512 senatori e un’elezione di secondo livello (come accade in Germania) per il Senato (186 componenti). Il progetto non è stato approvato.
  • Gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali (XVII legislatura). Camera composta da un

deputato ogni 125.000 abitanti (480 deputati) e il Senato (120 senatori), ripartiti in         proporzione al numero di abitanti delle Regioni.

  • Commissione per le riforme costituzionali (XVII legislatura) istituita da Enrico Letta (un deputato ogni 125.000 abitanti (480 deputati) e un numero di senatori pari a 150-200 componenti.
  • Infine, è opportuno segnalare, il disegno di legge costituzionale A.C. 2613-D cd. riforma Renzi-Boschi (XVII). Il progetto di legge costituzionale intendeva far rimanere invariato il numero dei deputati e ipotizzava di prevedere 95 senatori elettivi nell’ambito di una più estesa riforma della Camera alta. La riforma costituzionale è stata sottoposta a referendum popolare a dicembre 2016 con risultato negativo.

 

  1. I PUNTI DELLA RIFORMA

La riforma costituzionale in commento, attraverso il procedimento di revisione costituzionale ai sensi dell’art. 138 Cost., è intervenuta direttamente sul testo costituzionale, modificando:

  • L’articolo 56 Cost.: la riforma ha modificato il comma 2, stabilendo che la Camera dei deputati sarà composta da 400 membri e non più 630.
  • L’articolo 57 Cost.: la riforma ha modificato il comma 2, stabilendo che i senatori non saranno più 315, ma 200. È stato modificato anche il comma successivo che garantisce la rappresentatività delle Regioni meno popolose, stabilendo in via generale che nessuna Regione può avere meno di tre seggi (prima della riforma erano sette), tranne il Molise che ne ha due e la Valle d’Aosta uno.
  • L’articolo 59 Cost.: la riforma, risolvendo definitivamente l’acceso dibattito sull’effettivo numero dei senatori a vita, ha definitivamente imposto il limite di cinque membri contemporaneamente; attualmente, nel 2021 i senatori a vita sono Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Liliana Segre, oltre a l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Durante la prima Repubblica, la dottrina era orientata nell’interpretare l’articolo 59 nella versione prevista dalla riforma (cinque era il numero complessivo dei senatori a vita). Diversamente, negli anni Ottanta, questa prassi restrittiva era stata interrotta dal Presidente Pertini che nel 1984 ha nominato due senatori a vita oltre ai cinque già presenti e, successivamente, il Presidente Cossiga nel 1991 ha nominato ben cinque senatori a vita.

 

  1. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Una delle questioni maggiormente dibattute ineriva le possibili conseguenze negative della riduzione del numero dei parlamentari sulla funzionalità delle Camere e Commissioni.  Sul punto, è stato sottolineato che “di per sé stessa […] la riduzione dei parlamentari, purché ragionevole in rapporto alle altre esperienze di democrazie classiche, non è destinata a produrre effetti negativi sull’efficienza delle Camere e, al contrario, potrebbe consentire al singolo parlamentare di accrescere il proprio ruolo e la propria capacità di rappresentare gli elettori nonché al Parlamento nel suo complesso di accrescere la propria funzionalità, efficienza e capacità decisionale” (Dossier Scheda di approfondimento “La riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari” – 26 agosto 2020 accessibile al sito ministeriale sul Dipartimento Riforme Istituzionali).

Diversamente, le parti politiche a favore della riforma ha evidenziato come il numero più contenuto può rappresentare uno strumento per rendere più trasparenti e maggiormente comprensibili i lavori parlamentari, senza limitarne la qualità.

Da ultimo, è opportuno segnalare che la legge 1/2020, pur essendo perfettamente valida ed efficace, non è comunque ancora operante; infatti, la riforma sarà effettiva solo a partire dalle prossime elezioni politiche che si terranno (salvo un eventuale scioglimento anticipato delle Camere) nel 2023; il sistema elettorale richiederà anche un moderato adeguamento della riforma elettorale attualmente in vigore.

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