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01.09.2021

Il Presidente della Repubblica nell'ordinamento Italiano

 

 

 

  1. REQUISITI ED ELEZIONE

         Il Presidente della Repubblica italiano è l’unico organo costituzionale a non essere collegiale, in quanto costituito da un unico soggetto che rimane in carica sette anni. Il testo costituzionale ha disciplinato in modo piuttosto esaustivo l’ufficio del Presidente della Repubblica in ordine alle funzioni, ai poteri e alle responsabilità (articoli da 83 a 91). Negli anni la storia repubblicana ha dato prova del fatto che il concreto ruolo del Presidente della Repubblica si è plasmato in base alle personalità, al carisma e alla formazione del soggetto che di volta in volta ha ricoperto l’ufficio.

Il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale e vigila sul rispetto della Costituzione e costituisce la prova più evidente della scelta repubblicana; infatti, il Presidente della Repubblica, diversamente dal Re del periodo monarchico, è una persona eletta – seppur indirettamente – dal corpo elettorale.

 

  1. A) REQUISITI

La forma di governo italiana è parlamentare e una delle caratteristiche più rilevanti è proprio il fatto che il Capo dello Stato non è eletto direttamente dal corpo elettorale, come accade negli Stati Uniti (forma di governo presidenziale). La Costituzione stabilisce i requisiti necessari per poter essere eletti: essere cittadini italiani, aver compiuto cinquant’anni d’età e godere dei diritti civili e politici. L’ufficio della presidenza della Repubblica è altresì incompatibile con le altre cariche dello Stato (per esempio, si veda l’esperienza di Sergio Mattarella, allora Giudice costituzionale ed eletto Capo dello Stato, che ha dovuto dimettersi per poter ricoprire diventare Presidente della Repubblica). Il mandato del Presidente della Repubblica rimane in carica sette anni e può essere rieletto (fino ad oggi è stato rieletto solo Giorgio Napolitano del 2013). Al fine di evitare che il Capo dello Stato possa ingenerare influenze dirette o indirette nei confronti dei parlamentari, la Costituzione impone al Presidente della Repubblica il divieto di sciogliere le Camere nel semestre precedente al termine del suo mandato (c.d. semestre bianco). Si segnala, infine, che nel corso della storia repubblicana non è stata ancora eletta una donna Presidente della Repubblica.

 

  1. B) PROCEDURA DI ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Il Capo dello Stato è eletto dal Parlamento in seduta comune (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica), oltre ai quarantanove delegati regionali eletti dal Consigli regionali. Il procedimento di elezione è disciplinato dal regolamento della Camera dei Deputati, l’assemblea è presieduta dal Presidente della stessa e gli elettori esprimono la propria preferenza attraverso il voto segreto (modalità che viene utilizzata solo per l’elezione e la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica). La Costituzione ha stabilito che il Parlamento in seduta comune elegge il Presidente della Repubblica con una maggioranza di 2/3 nei primi due scrutini. La ragione di una simile maggioranza risiede nella volontà dell’Assemblea costituente di eleggere una personalità che possa rappresentare tutte le forze politiche presenti in Parlamento e, quindi, di conseguenza il popolo italiano. Dal terzo scrutinio in avanti, il requisito della maggioranza qualificata viene abbandonato e diviene sufficiente arrivare alla maggioranza dei componenti dell’Assemblea (maggioranza assoluta). Si realizza in questo modo una mediazione, un compromesso fra i partiti presenti in Parlamento.

Da un’analisi comparativa è stato possibile rilevare che, nel corso della storia repubblicana, i Presidenti della Repubblica sono stati eletti alla nona votazione In media, con il massimo di 23 scrutini per Giovanni Leone nel 1971 e il minimo di 1 per Enrico De Nicola nel 1947, Carlo Azelio Ciampi nel 1999, Giorgio Napolitano 2013 e Sergio Mattarella nel 2015.

 

  1. I POTERI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANO

La Costituzione ha elencato i poteri riservati al Presidente della Repubblica, quale organo super partes a tutela dell’unità nazionale. E’ possibile distinguere tre categorie di poteri del Presidente della Repubblica: a) i poter relativi alla funzione legislativa (il Capo dello Stato può inviare messaggi alle Camere, indice le elezioni delle nuove Camere, autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa governativa; promulga le leggi ed emana i decreti avanti valore di legge, indice referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione, nomina cinque senatori a vita); b) poteri legati alla funzione esecutiva (nomina i funzionari dello Stato, ratifica i trattati internazionali, dichiara lo stato di guerra e ha il comando delle Forze armate e presiede il Consiglio supremo di difesa, conferisce onorificenze, nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questi, i Ministri, nomina gli esperti del CNEL); c) poteri legati alla funzione giurisdizionale (presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, concede la grazia e nomina cinque membri della Corte costituzionale).

In determinate circostanze il Capo dello Stato ha il potere fondamentale di sciogliere il Parlamento, prima del termine naturale della Legislatura. La Costituzione non prescrive in modo chiaro e puntuale quali siano le circostanze richieste e, pertanto, il tema è stato oggetto di prassi e convenzioni costituzionali. Il Presidente scioglie le Camere solo in occasione di una lunga crisi politica e in questi casi di solito i partiti al Governo si trovano in disaccordo sulla politica da seguire e le proposte del Governo vengono bocciate in Parlamento. A quel punto il Presidente della Repubblica convoca il Presidente del Consiglio, i rappresentanti dei partiti, i Presidenti delle Camere per decidere come muoversi per superare l’empasse politico/giuridico. Lo scioglimento anticipato delle Camere è l’extrema ratio, solo quando non risulta possibile ricomporre la crisi diversamente. Nel corso della storia della Repubblica, i Presidenti sono ricorsi più volte allo scioglimento anticipato delle Camere (nel periodo 1948-2021, sedici volte) sintomo di un’instabilità e conflittualità politica caratteristica del nostro Paese.

 

  1. EVENTUALI PROFILI DI RESPONSABILITA’ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

In merito ai profili di responsabilità degli atti posti in essere dal Presidente della Repubblica nell’esercizio delle sue funzioni, la Costituzione – in ossequio al trattamento riservato durante il periodo monarchico dal Re – ha stabilito il generale principio di irresponsabilità del Capo dello Stato. Ed è per questo motivo che tutti gli atti del Presidente devono essere firmati dagli altri ministri coinvolti, a prescindere dal reale contributo approntato dal Governo. In ogni caso, il Capo dello Stato è penalmente responsabile per i reati da lui commessi (come ogni altro cittadino) e per i reati di alto tradimento (un comportamento che viola il giuramento di fedeltà alla Repubblica) e attentato alla Costituzione (cioè una condotta volta a sovvertire le istituzioni costituzionali oppure a violare la Carta costituzionale). Nel corso della storia repubblicana, non si è mai conclusa una procedura di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, anche se in alcune occasioni la procedura è stata informalmente attivata (Giovanni Leoni nel 1978, Francesco Cossiga nel 1991, ma in nessuna delle due occasioni è stata portata a termine perché i due Presidenti si sono dimessi).

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