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01.09.2021

Il codice rosso (Legge n. 69/2019)

 

 

 

La legge n. 69 del 2019, meglio conosciuta come “Codice Rosso” ha introdotto nuove fattispecie di reato e predisponendo dei binari processuali speciali per contrastare in modo più efficace il fenomeno della violenza di genere. L’escalation di episodi di violenza di genere ha obbligato il Legislatore italiano e le forze politiche a predisporre strumenti volti ad arginare uno scenario drammatico, divenuto nel nostro sistema penale una “vera e propria emergenza nazionale” (Codice Rosso, Giuffré Francis Lefebvre).

Le pressioni per un intervento incisivo su tale fronte sono nate in ambito europeo e, in linea con questa tendenza giuridica, con la legge n. 77 del 2013 lo Stato italiano ha ratificato la Convenzione di Istanbul adottata dal Consiglio d’Europea l’11 maggio 2014 ed entrata in vigore il 1° agosto 2014 (convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica). La Convenzione di Istanbul ha aperto un varco fondamentale in quanto per la prima volta è stato riconosciuto espressamente il principio secondo cui la violenza contro le donne deve intendersi come violazione dei diritti umani. La stessa è intervenuta anche con riferimento al più ampio tema della violenza domestica, nella quale le vittime non sono necessariamente donne ma anche i bambini o gli anziani.

Sempre la Convenzione di Istanbul ha cristallizzato le definizioni di violenza domestica e di genere, terminologia ormai ampiamente utilizzata comunemente sia nella vita quotidiana che in ambito giudiziario.

 

VIOLENZA DOMESTICA (intesa in base alla direttiva UE 2012/29): violenza nelle relazioni strette come quella commessa da una persona che è l’attuale o ex coniuge o partener della vittima, ovvero da altri membri della famiglia, a prescindere dal fatto che l’autore del reato conviva o abbia convissuto con la vittima. Questo tipo di violenza potrebbe includere la violenza fisica, sessuale, psicologica, economica e provocare un danno fisico, mentale emotivo o perdite economiche.

 

VIOLENZA DI GENERE (intesa in base alla direttiva UE 2012/29 – art. 3 Convenzione di Istanbul): violenza diretta contro una persona a causa del suo genere, della sua identità di genere, della sua espressione di genere o che colpisce in modo sproporzionato le persone di un particolare genere. Questo tipo di violenza potrebbe includere la violenza fisica, sessuale, emotiva, psicologica o una perdita economica della vittima. È considerata una forma di discriminazione e una violenza delle libertà fondamentali della persona e comprende la violenza nelle relazioni strette, la violenza sessuale (compresi lo stupro, l’aggressione sessuale e le molestie sessuali, la tratta di esseri umani, la schiavitù e varie forme di pratiche dannose, quali i matrimoni forzati, la mutilazione genitale femminile, i c.d. reati d’onore).

Nel 2019, secondo dati ufficiali Istat, vi sono stati 101 femminicidi (“omicidio di una donna in quanto donna”, secondo la definizione dello European Institute for Gender Equality – EIGE, 2017), ben il 91% degli omicidi totali di donne nel corso nel 2019.

           

In questo scenario drammatico, si giunge nel 2019 all’approvazione della LEGGE N. 69/2019 (c.d. CODICE ROSSO), rubricata «Modifiche al Codice penale, al codice di procedura penale e alle altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere». La legge ha introdotto i seguenti nuovi reati:

  • 583-quinquies c.p: Delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, punito con la reclusione da 8 a 14 anni, e con l’ergastolo qualora dalla commissione di tale delitto ne consegua l’omicidio. Per deformazione si intende un sovvertimento estetico volto a provocare in chi osserva un senso di ribrezzo, mentre per sfregio s’intende una alternazione di grado inferiore che consiste in un pregiudizio estetico. L’introduzione di questo reato rappresenta la risposta di tutela nei confronti delle tante donne aggredite con l’acido o simili. È interessante osservare come da un punto di vista psicologico le aggressioni con l’acido sono spesso finalizzate a colpire la donna nella sua bellezza estrinseca, privandola della propria identità personale.
  • 612-ter c.p.: il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate ovvero, chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso (reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro). Questo nuovo reato è comunemente conosciuto con il neologismo di derivazione anglosassone “Revenge porn”.
  • ART. 558-bis c.p.: Delitto di costrizione o induzione al matrimonio, il quale punisce chiunque induca un altro a sposarsi (anche con unione civile) usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per precetti religiosi (reclusione da 1 a 5 anni).
  • ART. 387-bis: Delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, per chiunque violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa o l’ordine di allontanamento di urgenza dalla casa familiare (reclusione da 6 mesi a 3 anni).

Il Codice Rosso è intervenuto anche in merito al frequentissimo reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, stabilendo un aumento della pena da 3 a 7 anni (rispetto alla precedente che prevedeva da 2 anni a 6 anni) e una fattispecie aggravata speciale, che prevede un aumento della pena nel caso in cui il delitto venga commesso in presenza o in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di persone con disabilità, ovvero se il fatto sia stato commesso con armi.

Infine, la legge n. 69/2019 ha stabilito un aumento di pena per altri tipi di reati strettamente collegati al fenomeno della violenza di genere e, in particolare, il reato di atti persecutori (c.d. stalking), violenza sessuale e atti sessuali con un minore.

Quanto ad aspetti pratici volti a reprimere quanto più possibile gli episodi di violenza domestica, il Codice Rosso ha imposto agli organi giurisdizionali di un iter processuale molto rapido. A tal proposito, infatti, gli inquirenti, a fronte di una denuncia fondata sono obbligati a sentire la persona offesa entro tre giorni. Attualmente, quindi, vi è un trattamento preferenziale verso questa tipologia di reati.

Un ultimo fondamentale aspetto da segnalare è collegato alla possibilità per la vittima di episodi di violenza di genere di denunciare il fatto entro dodici mesi dall’episodio (prima era previsto un termine di soli sei mesi).