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16.04.2021

Fondamento e status dello straniero in Italia

 

 

 

Il fenomeno dell’immigrazione europea ed italiana è molto complesso e il tema richiede senza dubbio uno studio approfondito, non solo delle discipline giuridiche, ma anche del diritto internazionale ed europeo, di antropologia, delle scienze sociali, nonché di storia e geografia. Ora, all’interno di questo mare magnum, il fine di questo contributo è quello di consegnare una visione d’insieme del diritto di asilo in Italia e delle differenti protezioni esistenti a tutela delle persone migranti.

Prima ancora di concentrarsi sulla nostra Costituzione, e quindi sul diritto di asilo costituzionale, è bene ricordare che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata nel dicembre del 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha stabilito il principio generale secondo il quale “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.” (art. 13). Questo principio ha trovato una diversa declinazione nei singoli ordinamenti nazionali, divenendo la sintesi politica fra la libertà di movimento e il diritto degli stati di decidere le norme sull’ingresso nei propri confini, aspetto fondante della sovranità.

 

All’interno della più ampia categoria ed etichetta culturale di “straniero”, è necessario soffermarsi sullo straniero che ha abbandonato il proprio Paese a causa di guerre, conflitti civili, discriminazioni, disastri ambientali e così via, ovvero colui che è stato costretto a fuggire in quanto il sistema politico del proprio paese non garantiva loro la protezione dei diritti fondamentali.

Da questo elementare valore di civiltà nasce l’obiettivo dello Stato moderno di tutelare l’uomo in quanto tale e di accogliere, all’esito di un procedimento amministrativo e/o giudiziario volto a valutarne i presupposti, coloro che giungono in Italia (sia pure illegalmente, senza un visto di ingresso, nei modi ben conosciuti della tratta del Mediterraneo e della tratta balcanica) perché fuggiti da guerre, crisi ambientali, discriminazioni ecc…

Anche se il fenomeno riguarda più in generale la politica migratoria europea, per quanto interessa l’ordinamento italiano, il fondamento giuridico della condizione dello straniero si rinviene nell’articolo 10, comma 3 della Costituzione italiana, che afferma che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo l’effettivo esercizio delle libertà democratiche dalla Costituzione italiana ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge (art. 10, comma 3 Cost.). Il riconoscimento del diritto di asilo all’interno della Costituzione rappresenta un altissimo esempio di umanità e di civiltà, nonché ultimo baluardo della tutela dei diritti umani fondamentali. Il diritto dell’immigrazione fonda le proprie radici nell’ordinamento internazionale, europeo ed italiano.

Uno straniero che presenta domanda di asilo politico ha di fronte a sé due forme di tutela possibili (la protezione internazionale, a sua volta suddivisa in status di rifugiato e la protezione sussidiaria) e la protezione per casi speciali (ex protezione umanitaria).

 

  1. STATUS DI RIFUGIATO. La Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1950 definisce “rifugiato” “il cittadino di un Paese non appartenente all’Unione europea il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui è cittadino e non può o, a causa di tale timore non vuole, avvalersi della protezione di questo Paese”. È la forma di protezione più intensa e tutela lo straniero vittima di discriminazioni per causa di razza, lingua, genere, orientamento sessuale e così via. L’elemento centrale della definizione di rifugiato, come emerge dal tenore letterale della norma e come riconosciuto unanimemente dalla dottrina e dalla giurisprudenza, è il fondato timore di subire in caso di rimpatrio una persecuzione per uno dei motivi indicati. Lo status di rifugiato autorizza il soggiorno sul territorio italiano per un periodo di cinque anni; è rinnovabile e, alla sua scadenza, anche se non ci fossero più i requisiti per un rinnovo, può essere convertito con un permesso di soggiorno per motivi di studio o lavoro.

 

  1. PROTEZIONE SUSSIDIARIA. Il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato può vedersi riconosciuta comunque la protezione sussidiaria se nei suoi confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese d’origine correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.

 

Per grave danno si deve intendere: a) la condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte; b) la  tortura  o  altra  forma  di  pena o trattamento inumano degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine; c) la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile  derivante  dalla  violenza  indiscriminata  in  situazioni di conflitto armato interno o internazionale (attualmente, per esempio, il Mali è considerato teatro di conflitti generalizzati e per tale ragione ai cittadini maliani viene riconosciuta la protezione sussidiaria). Il relativo permesso di soggiorno ha durata di quattro anni, può essere rinnovato ed eventualmente convertito in un permesso di soggiorno per lavoro o studio.

 

  1. PERMESSO DI SOGGIORNI PER CASI SPECIALI – PROTEZIONE UMANITARIA. Prima che entrasse in vigore il Testo Unico immigrazione che ha introdotto la c.d. protezione umanitaria, la giurisprudenza di merito e di legittimità aveva più volte affermato l’immediata portata precettiva del diritto di asilo costituzionale e, successivamente, la circostanza secondo cui la protezione umanitaria avesse dato piena attuazione al diritto di asilo costituzionale, configurandosi, quindi, come una norma costituzionalmente obbligata (in applicazione dell’art. 10 Cost.), non modificabile in senso peggioramento da una legge ordinaria del Parlamento. La protezione umanitaria è lo strumento più duttile e flessibile ed è volta a tutelare molteplici ipotesi di vulnerabilità soggettiva e/o oggettiva dello straniero rispetto alla situazione economica e giuridica del Paese di provenienza, situazioni che magari non rientrano nella categoria dello status di rifugiato e protezione sussidiaria, ma che impongono una forma di protezione, al fine di evitare un rimpatrio nel Paese d’origine in condizioni che violano i diritti umani fondamentali riconosciuti dallo stato italiano.

 

Con il decreto-legge 113/2018 la protezione umanitaria è stata sostituita da ipotesi circoscritte di permessi di soggiorno per “protezione speciale”, “casi speciali”, “per calamità”, “per cure mediche”, “per atti di particolare valore civile”, ma attualmente, dopo il tentativo di abrogare tale forma di protezione con il richiamato provvedimento legislativo, il decreto – legge 130 del 2020 ha reintrodotto di fatto, pur non modificandone il nome, la protezione umanitaria, un tipo di permesso che, diversamente da quelli previsti dal d.l 113/2018 può essere altresì convertito in un titolo rilasciato per motivi di lavoro.

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