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06.09.2021

Dürrenmatt e la critica al romanzo giallo

 

 

In Germania i romanzi gialli non hanno sempre goduto di grande fama come è accaduto in Inghilterra o negli Stati Uniti: fino al 1950, questo tipo di testi era infatti giudicato in modo negativo, perché si riteneva che lo schema principale della trama seguisse uno stereotipo e fosse modificato solo raramente, si criticava la rappresentazione dei personaggi e delle situazioni perché non rispettavano la realtà, e il genere era sottovalutato e considerato letteratura di massa. Uno degli scrittori che contribuì a dare lustro al romanzo poliziesco in lingua tedesca fu lo svizzero Friedrich Dürrenmatt, di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nascita (nacque infatti nel 1921 e morì nel 1990), che scrisse quattro gialli atipici, inserendo gli elementi classici (omicidio efferato, poliziotto efficiente e ligio al suo dovere), ma ottenendo un risultato completamente diverso da quello di un “comune” giallo.

 

Il protagonista dei primi due romanzi, Der Richter und sein Henker  (Il giudice e il suo boia, 1952) e Der Verdacht (Il sospetto, 1953), è il commissario Hans Bärlach, un uomo incorruttibile, che è però convinto che la giustizia non possa sconfiggere il male, motivo per cui nel primo giallo non esita a far incriminare e uccidere il suo più acerrimo nemico, autore di tanti crimini precedenti, per l’unico delitto che non ha commesso. Importante qui è il problema dell’etica: l’obbligo di realizzare ciò che è considerato giusto è messo in secondo piano rispetto al desiderio da parte del poliziotto di liberarsi del proprio avversario.

Nel secondo giallo invece deve fare i conti con un medico che durante la seconda guerra mondiale torturava i suoi pazienti operando senza anestesia, e che, anche dopo la fine del conflitto, continua a operare con sadismo, sotto diverso nome. In questo libro, il lettore sa già da subito che i due medici sono la stessa persona, mentre Bärlach ne ha solo il sospetto: non si pone nemmeno, quindi, la classica domanda su chi ha commesso l’atto o qual è l’enigma da risolvere.

 

 

Nel racconto Die Panne (La panne. Una storia ancora possibile, 1956), un semplice incidente d’auto cambia la vita di Alfredo Traps, un rappresentante di tessuti costretto a passare la notte in un maniero di campagna, perché la sua macchina si è improvvisamente fermata; nella casa ci sono un giudice, un procuratore distrettuale, un avvocato e un boia in pensione, che si divertono a inscenare processi fittizi ai loro ospiti. Traps è l’imputato e, durante il “processo”, si convince di essere indirettamente responsabile della morte del suo ex capo, causata da un attacco cardiaco, ma accelerata dal fatto che il capo era venuto a sapere che Traps andava a letto con sua moglie. Lo spirito ironico ed estremamente grottesco di Dürrenmatt si rivela nel finale, quando l’uomo ringrazia addirittura i suoi “carnefici” di essere stato “condannato a morte” (condanna, tra l’altro, basata unicamente sulla sua confessione, indotta per cedimento psicologico e quindi non valida in una situazione reale), perché, da uomo mediocre e arrampicatore sociale com’era, può finalmente innalzarsi al grado di autore del “delitto del secolo”; non capendo che si tratta di uno scherzo, trasforma il gioco in un vero processo e si impicca davanti agli occhi costernati dei quattro signori che lo compiangono: presentati dunque come detective classici, si trasformano in colpevoli e assassini di un innocente.

 

L’ultimo “esperimento letterario” è Das Versprechen (La promessa, 1958), il cui sottotitolo della traduzione italiana Un requiem per il romanzo giallo la dice lunga sul modo di affrontare le tematiche ricorrenti nel giallo: il poliziotto Matthäi, sospettando che un giovane sia responsabile della terribile morte di tre bambine rimaste barbaramente uccise in tempi diversi, gli tende una trappola, che non va a buon fine, perché il sospettato non si presenta, visto che è rimasto ucciso poco prima in un banale incidente d’auto. Matthäi, però, non si domanda quali possano essere stati i motivi per cui l’uomo non è venuto, né fa ricerche per scoprirlo, ma si chiude sempre più in se stesso, diventa un alcolizzato e scopre quello che è davvero successo solo nell’ultimo periodo della sua vita, quando la tanto agognata verità non è più una soluzione della vicenda, ma unicamente una manifestazione del suo fallimento, anche perché non ha nemmeno la soddisfazione di vedere l’assassino condannato, in quanto è già morto. Dürrenmatt smonta quindi lo schema della narrativa gialla e critica la rappresentazione della realtà vista come certa, rassicurante e sempre razionale, affermando invece che il mondo in cui viviamo è imperfetto e incerto, e che è il Caso (der Zufall) a dominare all’interno della realtà: neppure i migliori metodi investigativi risultano adeguati e non possono sempre condurre a un risultato positivo, poiché sia la logica del detective che quella del criminale risultano false di fronte alle coincidenze della vita.

 

 

Spunti di riflessione – Dai libri al teatro e il cinema

 

Tutti questi libri ebbero un buon successo, in particolar modo Die Panne il cui intreccio ben si adattava a rifacimenti di varia natura: dal racconto, infatti, vennero tratti una commedia teatrale e un radiodramma, con un finale diverso rispetto alla carta. Nella commedia la colpa di Traps è sicuramente minore, perché il capo ha l’attacco cardiaco mentre è a letto con la moglie di Traps (e non il contrario!); un’altra differenza è che il giudice, incapace di dar ragione unicamente al procuratore distrettuale o all’avvocato difensore, emana due sentenze, una “filosofica” di colpevolezza e una “giuridica” di assoluzione, che però l’imputato respinge con tutte le sue forze, in un momento di autoesaltazione, impiccandosi di lì a poco. Nel radiodramma invece Traps, dopo il processo, riparte con la macchina riparata, ma dimostra di non essersi pentito e di essere ancora un uomo meschino e dedito ad affari non proprio ortodossi.

In Italia nel 1972 Ettore Scola prese spunto dalla commedia teatrale per farne un libero adattamento dal titolo La più bella serata della mia vitaclicca qui per vedere il trailer.

 

Anche Das Versprechen ebbe varie versioni: venne scritto inizialmente come copione per un film sulle violenze sessuali sui bambini, e in seguito trasformato in giallo, modificandone il finale. Nel 2008 Sean Penn ne diresse un film con Jack Nicholson, dal titolo The Pledge (guarda il trailer in inglese cliccando qui).

Per un approfondimento su questo romanzo puoi leggere cliccando qui, mentre se vuoi saperne di più sulla scrittura di Dürrenmatt puoi consultare questo link.

 

 

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