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01.09.2021

Der geteilte Himmel - Il cielo diviso

 

 

  • Autore: Christa Wolf
  • Genere: romanzo(in origine l’autrice lo intitolò però Erzählung, “racconto”, anche se dato il numero di pagine può essere considerato un romanzo)
  • Prima edizione originale: Der geteilte Himmel, Erzählung, Suhrkamp Verlag, 1963
  • Prima edizione italiana: Il cielo diviso, traduzione di Maria Teresa Mandalari, Arnoldo Mondadori Editore, 1987

 

“Früher suchten sich Liebespaare vor der Trennung einen Stern, an dem sich abends ihre Blicke treffen konnten. Was sollen wir uns suchen?” “Den Himmel wenigstens können sie nicht zerteilen”, sagte Manfred spöttisch. “Den Himmel? Dieses ganze Gewölbe von Hoffnung und Sehnsucht, von Liebe und Trauer?” “Doch”, sagte sie leise. “Der Himmel teilt sich zuallererst.” («Un tempo, le coppie d’amanti prima di separarsi cercavano una stella, su cui i loro sguardi la sera potessero incontrarsi. Che cosa dobbiamo cercare noi?» «Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred beffardo. «Il cielo? Tutta questa cupola di speranza e di anelito, di amore e di tristezza?» «Sì invece» disse lei piano. «Il cielo è sempre il primo a essere diviso.»)

Finisce con queste frasi, che spiegano il titolo del romanzo, Der geteilte Himmel, forse l’opera più nota di Christa Wolf, nata Ihlenfeld, di origine polacche (il cognome con cui la si conosce è quello del marito, lo scrittore tedesco Gehrard Wolf), che è considerata una delle autrici di punta della letteratura tedesca socialista della DDR e di cui quest’anno ricorrono i dieci anni dalla morte (nacque infatti il 18 marzo 1929 e morì il 1 dicembre 2011).

L’idea del libro è descrivere come la costruzione del muro di Berlino possa avere influito sulla vita delle persone comuni: la storia d’amore narrata è all’apparenza inossidabile, ma non riesce a resistere alle differenze caratteriali inconciliabili tra i due fidanzati e all’innalzamento del muro di Berlino che frappone un ostacolo anche fisico alla distanza ormai incolmabile tra di loro.

I due protagonisti della vicenda, che si svolge tra il 1959 e il 1961, sono Rita Seidel e Manfred Herrfurth. Lei è una giovane di 19 anni che da un paesino di campagna si trasferisce in una città della Germania Est: all’inizio è immatura, piena di speranze per il futuro, ha il sogno di diventare maestra e durante le vacanze lavora in una fabbrica che costruisce vagoni dei treni, dove impara a conoscere la vita quotidiana dei suoi compagni di lavoro socialisti e il senso di solidarietà che li pervade; non si sente all’altezza del rapporto con lui, che ha dieci anni di più, è un chimico di una certa esperienza ed è pessimista, chiuso, estremamente disilluso nei confronti dell’ambiente in cui vive e anche del futuro. In seguito a un problema lavorativo che aumenta a dismisura in lui la sensazione di essere un fallito, benché lei cerchi di risvegliare in lui il credo nel socialismo, non esita a fuggire a Berlino ovest da una sorella della madre che vive lì da tempo e esorta a Rita a raggiungerlo. Lei va a trovarlo il 13 agosto 1961, proprio il giorno della costruzione del muro di Berlino, ma in breve tempo si rende conto che non è quello il suo posto e decide quindi di tornare indietro e di porre fine alla relazione. Poco dopo ha un incidente sul lavoro (che potrebbe in realtà anche essere un tentativo di suicidio, volutamente non viene specificato), che la porta a trascorrere un periodo in sanatorio. Ed è proprio lì che comincia la narrazione, che alterna dunque due piani temporali: quello che racconta cosa succede nel presente, spesso in prima persona singolare, e quello che riporta, attraverso numerosi flashback, le vicende avvenute nei due anni precedenti, in terza persona singolare.

L’autrice scrive con uno stile asciutto ed essenziale, cercando di rimanere il più obiettiva possibile; non critica quindi né la scelta di lui di andare a vivere a ovest né quella di lei di rimanere, ma si oppone al modo che ha utilizzato lui per fuggire perché non è scappando che si possono risolvere i vari problemi che ci si porta dentro.

 

Il libro fu da subito piuttosto apprezzato, anche se non fu esente da critiche per l’argomento trattato, e vinse il prestigioso premio letterario Heinrich Mann.

 

Spunti di riflessione

 

Da questo libro nel 1964 il regista Konrad Wolf trasse un film dal titolo omonimo (Clicca qui per vedere il trailer), alla cui sceneggiatura collaborarono anche Christa Wolf e il marito, che ricevette recensioni molto positive, ma che subì parecchie censure per l’argomento trattato (Clicca qui per approfondire). La fabbrica di vagoni in cui venne girata buona parte del film era quella dove in gioventù lavoro l’autrice, che inserì quindi un dettaglio autobiografico nella vicenda.

In tempi molto più recenti, nel 2019, il teatro della cittadina di Lutherstadt Eisleben trasse dal libro uno spettacolo teatrale.

 

Il libro ai giorni nostri viene spesso utilizzato come oggetto di studio anche tra gli studenti delle scuole superiori: per questo motivo la casa editrice Königs Erläuterung ha dedicato all’argomento un volume di analisi e approfondimento.

In italiano sul romanzo sono disponibili alcuni interventi via web. Clicca qui per vedere alcune videolezioni preparate da una professoressa dell’Università di Torino.

Sulla figura di Christa Wolf è possibile saperne di più ascoltando questo audio disponibile su Rai Radio 3.

Per avere maggiori informazioni in tedesco sulla costruzione del muro di Berlino puoi invece leggere qui.

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